Van Der Graaf Generator - Consigli per l'ascolto

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aorlansky60
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Van Der Graaf Generator - Consigli per l'ascolto

Messaggio da aorlansky60 » 13/04/2021, 11:22

...consiglio per gli ascolti anche per Lamia (visto che ha detto di conoscere poco i VDGG) [smile]

conoscendo i tuoi gusti, non potrà non piacerti "The last we can do is wave to each other" secondo album della band; anche in questo si inizia ad assaporare la personalità "cupa" e "sinistra" del sound della band (non è assolutamente una critica ma invece un assoluto pregio che intendo attribuire a Hammil&C, per questa loro caratteristica peculiare i VDGG sono stati unici nel panorama prog rock di ogni tempo) ascoltare per questo l'intera prima splendida facciata (ragionando in termini di Lp...) [smile] formata da "Darkness" (il cui titolo è tutto un programma) "Refugees" (questa ti piacerà enormemente, credo) e la conclusiva "White Hammer" (nella quale l'organo di Hugh Banton conferisce un tono liturgico quasi sacrale, che a me ha sempre messo i brividi all'ascolto, il resto lo fa la splendida voce di Hammill, per un brano incredibilmente bello e profondo da ascoltare, con un finale assolutamente "glorioso" in potenza -mellotron e toni bassi a vele spiegate, fai attenzione al volume dell'ampli- [smile] che credo possa avere ispirato i Genesis nel finale altrettanto glorioso di THE RETOURN OF THE GIANT HOGWEED, curiosamente i due brani sono posti al termine del lato 1 dei rispettivi albums...).

Dopo questo, l'album successivo "H to He who am the only one". (altro album incredibile, per quanto propone)

Considerato che hai trovato "A Plague of LIghthouse Keepers" stupenda pur essendo ben più impegnativa all'ascolto, sono praticamente certo che apprezzerai i due titoli citati... [happy]
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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da Lamia » 13/04/2021, 15:32

Grazie Aor! [happy]

Refugees la conosco, bellissima! A me piace molto anche Killer. Molto interessante, debbo assolutamente aggiornarmi con gli ascolti! [slurp]

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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da Humdrum » 13/04/2021, 16:12

Aggiungerei una postilla al corollario così bene espresso da Aor : al di là di una occhiata alla sterminata discografia "solo" di Peter Hammill (per me notevoli i primi dischi), io non trascurerei i VDGG parte seconda!
Album come Godbluff (75), Still Life (76), World Record (76) ed infine The Quiet Zone/The Pleasure Dome (77) sono degni di più di un'ascolto da parte del vero fan del gruppo.... [bop]
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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da aorlansky60 » 13/04/2021, 17:24

Humdrum ha scritto:
13/04/2021, 16:12

Album come Godbluff (75), Still Life (76), World Record (76) ed infine The Quiet Zone/The Pleasure Dome (77) sono degni di più di un'ascolto da parte del vero fan del gruppo.... [bop]
Assolutamente d'accordo. [happy]

Diciamo che dopo la partenza "obbligata" con i tre capolavori "The least we can do...", "H to He..." e "Pawn Hearts" del primo periodo, riconosciuti come tre pilastri indelebili del progressive rock di ogni tempo (giustamente secondo me) i titoli che hai citato sono altrettanto consigliabili, non per semplice completezza ma perchè (soprattutto i primi tre, nelle mie preferenze) sono davvero ancora notevoli. Ultima nota da citare, non è da dimenticare il primo album della band ("The Aerosol Grey Machine") seppure non al livello qualitativo dei seguenti.
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theNemesis
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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da theNemesis » 13/04/2021, 17:51

Chi se la sente di scrivere una piccola monografia sui VDGG con qualche link a brani da ascoltare "imprescindibili"?
Sarebbe una bella guida per chi li conosce poco....
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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da Humdrum » 13/04/2021, 19:12

Brano d'apertura del primo disco :Afterwards [happy]



Non è un capolavoro, ma si capisce già l'indirizzo musicale che i VDGG vogliono percorrere.....
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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da aorlansky60 » 14/04/2021, 11:43

@ TheNemesis

Circa la tua richiesta, la rete internet è piuttosto prolifica di monografie sulle rock bands che hanno fatto la storia (nella quale i VDGG sono doverosamente da includere); nel tentativo di essere per una volta meno prolisso del solito, [smile] mi limiterò a citare, consigliandoli, i dischi "Imprescindibili" secondo i miei umili gusti;

- The Aerosol Grey Machine : indubbiamente bello ed interessante, ma solo in parte fa intravedere ciò di cui saranno da lì a poco capaci di creare Hammill&C ("Afterwards" linkato da Humdrum è un buon esempio sul genere, già in grado di delineare le notevoli potenzialità vocali di Peter Hammill oltre che l'andamento musicale della band, qui sospesa come in una specie di "tensione" gentile); album da possedere "per completezza" anche perchè appartenente al primo periodo della band. Piccola annotazione storica: quest'album costituì una specie di SACRO GRAAL per i fans della band, data la sua INTROVABILITA' nei primi anni 70 (ne furono stampati un numero piuttosto limitato di copie per l'europa, dando priorità al mercato nord americano, cosa che lo mise di fatto fuori catalogo in breve tempo), finchè la Charisma si decise a ripubblicarlo nel 1976 (credo su pressione dei molti fans desiderosi di venirne in possesso).

- THE LAST WE CAN DO IS WAVE TO EACH OTHER : IMPRESCINDIBILE per bellezza dei brani proposti; un passo DECISAMENTE AVANTI rispetto all'album precedente (anche se in misura decisamente meno marcata, mi ricorda la metamorfosi che avvenne da "From genesis to revelation" a "TRESPASS" senza bisogno di specificarne gli autori...); la side 1 è mozzafiato a dir poco, la sequenza "DARKNESS (11/11)"-"REFUGEES"-"WHITE HAMMER" è davvero TROPPO BELLA; qui davvero inizia a prendere forma lo stile che caratterizzerà per sempre la band; la side 2 è -secondo me- giusto di un pelino inferiore ma ancora di alto livello; molto bella la quasi pastorale "OUT OF MY BOOK" grazie al flauto "gentile" di Jackson che segue da vicino la voce di Hammill per l'occasione, bello anche l'andamento nervoso di "Whatever Would Robert Have Said", il gran finale è dato da "AFTER THE FLOOD" il brano più lungo del disco, dai tipici "chiaro /scuri" musicali ed atmosfere, per i quali la band diverrà celebre.

- H to HE (Who am the only one) : ASSOLUTAMENTE IMPRESCINDIBILE, il loro vertice creativo assoluto (secondo me, insieme all'album successivo). Più elaborato tecnicamente del precedente; secondo chi scrive, tutti i suoi 5 brani sono di bellezza assoluta. "KILLER" (nel quale D.Jackson sale in cattedra con i suoi fiati), "HOUSE WITH NO DOOR" (con il basso superlativo di Nic Potter giustamente messo in risalto dal mixaggio; Potter abbandonerà la band dopo la realizzazione di quest'album, non ho mai capito perchè dato che il suo apporto -sentire per questo anche l'album precedente- fu davvero notevole) "The Emperor in his war room" (che vede come ospite Bob Fripp esecutore per l'occasione di un bell'assolo di elettrica nel medley centrale) costituiscono un lato 1 superlativo; la side 2 dell'album è forse addirittura migliore della prima, con due brani capolavoro "Lost" e soprattutto "Pioneers over C" (per me il brano migliore di ogni tempo della band)

- PAWN HEARTS : più spigoloso, per certi versi musicalmente più ostico dei due precedenti, ma certamente da includere tra quelli IMPRESCINDIBILI. Tre soli brani : "Man erg" e "Lemmings" a costituire il lato 1, e la celebre suite "Plague of lighthouse keepers" sul lato 2 (credo il brano migliore della band in assoluto, insieme a quello che ho citato prima dall'album precedente; un lungo affascinante mosaico musicale, costituito da repentini cambi tempo ed atmosfere per l'ascoltatore). Annotazione doverosa -peraltro già trattata in precedenza in questo thread: dello stesso periodo delle sessions dei brani citati per PAWN HEARTS è un brano incluso solo nella versione per il mercato americano, scelta strana da parte del management ma così fu, trattasi di "Theme One" -prodotto tra l'altro da un certo George Martin il cui nome non ha bisogno di presentazioni- un brano strumentale dall'andamento musicale piuttosto atipico se confrontato col resto della produzione della band, forse proprio per questo non venne inclusa nella versione dell'album per il mercato europeo e resto del mondo.

Avviso per gli utilizzatori: [smile] ;) ...i Van der Graaf Generator sono -credo senza forse- la progressive band dai toni espressivi più "oscuri" (non una critica, ma un pregio) dell'intero panorama storico del genere; musicalmente non sono di facile assimilazione, a differenza di altre prog bands decisamente più immediate all'ascolto. Quando si riesce ad entrare in completa sintonia con i "CHIARO SCURI" tipici dei VDGG, sia vocali sia strumentali, che Hammill Banton e Jackson decisero di dare come tratto distintivo -senza dimenticare Nic Potter per i primi tre albums- ci si ritrova con una specie di tesoro inestimabile e decisamente memorabile per la mente. [happy]

- to be continued...
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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da Lamia » 15/04/2021, 15:47

Ah che meraviglia, grazie Aor e Humdrum per le info! [happy]

In questi giorni sto ascoltando “The Last We can do is wave to each other ” che, per inciso, vedo primo in sequenza nel messaggio di Aor , ottimo! :D
( Il primissimo magari me lo procurero’ quando avrò’ terminato la gold selection, la chiamo cosi’ [smile] ).


Che dire? Niente da aggiungere a cio’ ben descritto da Aor: la triade Darkness, Refugees (commovente. . ) e White Hammer sono a dir poco strabilianti , emozionanti, coinvolgenti , stupende! [hearts]
Tutto l’album e’ bellissimo, concordo, si va dal buio profondo alla luce intensa, paesaggi oscuri , atmosfere gotiche e poi giu’ nel profondo abisso dell’anima, ma poi si risale in altissimo, verso il cosmo . . Quanto si potrebbe andare avanti? Ma le descrizioni personali possono rappresentare poco la musica, bisogna ascoltare , l’arte ci parla . . . 8-)

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Re: Van Der Graaf Generator: Pawn Hearts

Messaggio da Humdrum » 15/04/2021, 16:05

aorlansky60 ha scritto:
14/04/2021, 11:43
@ TheNemesis
- to be continued...

Aor si è sta attardando nella recensione dei successivi album dei VDGG...
Me lo immagino nella sua mansarda (rigorosamente Hi Fi !) sancta sanctorum di ogni audiofilo che si rispetti ,mentre in cuffia (sicuramente , per cogliere ogni particolare) ri-ascolta Godbluff e/o World Record..... [smile]
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Messaggio da aorlansky60 » 16/04/2021, 10:44

@ Humdrum

[smile] [smile] :D ...purtroppo in questi giorni -e nei prossimi- alcune seccature (niente di grave per fortuna, ma seccature quanto basta) mi distolgono dalla mia attività principale (dare consigli per gli ascolti)... [smile]
potrei idealmente passarti il "testimone" (come quello della staffetta) [smile] affinchè Tu prosegua il lavoro intrapreso per quanto riguarda la seconda incarnazione dei VDGG (quella dei successivi 4 albums), che ne dici? ...So per certo che Tu sei altamente qualificato per farlo ;) [happy]

@ Lamia

sono molto contento che Tu apprezzi quell'album ;) hai descritto bene "Refugess" "commovente", è Peter Hammill soprattutto, con la sua interpretazione vocale, a renderla tale (per me, il brano raggiunge il massimo del pathos emotivo quando subentra il coro a più voci nella sua parte finale, che riesce a mettermi i brividi ogni volta); Hammill era una voce straordinaria, era capace, come in questa (e come "The House with no doors") di caratterizzare certi brani rendendoli "gentili" quanto "tristi" e perfino disperati nella loro rassegnazione, mentre in altri tirava fuori una grinta vocale poderosa per darne pari caratterizzazione; un cantante davvero molto molto eclettico, oltre che un grandissimo autore.
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Re: Van Der Graaf Generator - Consigli per l'ascolto

Messaggio da Humdrum » 18/04/2021, 10:06

Proprio in Italia ,precisamente alla Locanda del Lupo di Rimini,il 6 agosto del 1972 si tiene l'ultimo concerto dei Van Der Graaf Generator (famoso l'articolo di Armando Gallo su Ciao 2001 : La fine dei Van Der Graaf-il Generator non carica più). Il gruppo ,dopo 18 mesi di un lungo tour ,evidenzia divergenze di vedute su come interpretare la musica .Peter Hammill (già con un album solista alle spalle , Fool's Mate,Charisma 1971) vuole intraprendere una carriera da solo, il resto del gruppo,capitanato da Banton, lusingato dal successo del 45 giri Theme One , vuole continuare eseguendo musica esclusivamente strumentale (infatti uscirà l'ottimo The Long Hello, Charisma 1974).
Ma il ritorno, niente affatto scontato, arriva tre anni dopo. Un periodo comunque in cui Peter,Hugh, Guy e David continuano a suonare insieme sui dischi solisti di Hammill, progettando e metabolizzando l'idea di un cambiamento già evidente in brani in origine concepiti per Chamaleon in the shadow of the night(Charisma 1973) e The silent corner and the empty stage (Charisma 1974), album solisti dell'ex leader.
Poichè lo storico produttore John Anthony si era trasferito negli USA per assumere la guida della A&M Records, il gruppo decise di autoprodursi ,affidando la parte tecnica a Pat Moran,già a capo dei Rockfield Studios , dove aveva lavorato con i Rush e i Queen.
Con Godbluff (Charisma 1975) il pianoforte e la chitarra acustica escono di scena, il suono si fa più asciutto e tagliente : è il Clavinet D6 della Hohner a spingere le cavalcate strumentali mozzafiato di Scorched Earth e The Sleepwalkers, mentre il jazz rock va a contaminare pesantemente Arrow.
L'apertura con The Undercover Man è da brividi: solo la voce sussurrata e una nota di flauto che grazie al delay sembra scandire il passaggio del tempo come il ticchettio implacabile di un orologio.
Solo quattro brani ma assolutamente coesi e coerenti tra loro per quello che uno come Julian Cope (leader del gruppo post punk The Teardrop Explodes, nonchè musicologo) ha giustamente definito "il miglior album di sempre realizzato da una band dopo una reunion" .
Per ultimo, due righe sulla copertina del disco:
Il nuovo corso del gruppo è testimoniato anche dalla cover dell'album: accantonati i patchwork grafici e i dipinti surreali di Paul Whitehead ,Hammill e soci optano per una grafica essenziale: sulla confezione completamente nera vengono impressi solamente il titolo in rosso ,come se fosse un timbro,e il nuovo logo del gruppo ideato da John Pasche.
Pasche all'epoca era molto noto come designer in ambito musicale ,avendo creato la celebre lingua dei Rolling Stones ,e a quanto pare per il nuovo logo "metallico" si ispirò a un'opera di Escher intitolata Stars .
Il titolo del disco invece ,era una di quelle invenzioni linguistiche che ogni tanto i quattro musicisti coniavano per sintetizzare concetti o ,in questo caso,dare la risposta ad una domanda ricorrente:"Come definireste la vostra musica?"
"Godbluff", un bluff di Dio.

...to be continued [happy]
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