Grateful Dead, analisi album

Moderatori: Harold Barrel, Watcher, Hairless Heart, MrMuschiato

Rispondi
Avatar utente

Topic author
Carlo Maria
Grande Rocker
Grande Rocker
Messaggi: 673
Iscritto il: 03/06/2015, 22:34

Grateful Dead, analisi album

Messaggio da Carlo Maria » 18/06/2015, 0:44

Non mi volevo soffermare solo ad una semplice classifica e allora dilato i miei pareri rendendoli giudizi veri e propri, magari un po' succinti, ma quando si parla di una band così prolifica... [smile]
Ecco qui di seguito:

The Grateful Dead: l'album dell'esordio rimane un disco a metà, che non esprime tutto il loro potenziale. Viola Lee Blues, però, da sola vale la discografia di molti artisti. Una cover strepitosa.

Anthem of the Sun: prima gemma della band. Brani come Alligator e Born Cross-eyed finiscono nel repertorio storico, ma tutto il disco mi piace un sacco!

Aoxomoxoa: semplicemente il disco di St. Stephen, quello che rimane il brano a cui sono più affezionato e che più amo. Capolavoro.

Live/Dead: il loro vangelo. Uno dei live più belli e importanti della storia, che ve lo dico a fare. Dark Star regna sovrana!

Workingman's Dead: Black Peter, Casey Jones... la loro svolta country chiude la loro fase che più amo, ma mostra una band ancora in grado di scrivere ottimi brani (resi live poi in modo fantastico!).

American Beauty: già lo conoscevo, e lo apprezzavo parecchio. Al riascolto mi coinvolge molto meno di quanto ricordavo e classici come Truckin' non mi sembrano pari al repertorio precedente.

Skull and Roses: è il primo dei dischi che non avevo mai ascoltato, e si tratta di una bella sorpresa perché diversi brani andranno a finire nel repertorio maggiore. Il disco non è più country e basta, ma presenta influenze blues e folk che lo rendono più vario dei due stimati predecessori.

Europe '72: è un disco che non mi prende da subito, ma che alla lunga mostra diverse jam notevoli, buoni momenti d'improvvisazione e fotografa un band in ottima forma.

History of the Grateful Dead, Volume One (Bear's Choice): altro live e altro disco davvero bello! I brani sono per lo più cover, ma il tocco personale dei Dead c'è tutto.

Wake of the Flood: da qui in poi avevo anche preconcetti, perché ho sempre sentito affermazioni tipo "dei Dead non mi piace nessun album dopo il 1972" e simili. In realtà è un disco più che valido, in cui prevale un rock più easy listening, ma contiene altri brani che andranno a integrarsi alla perfezione nei loro show, penso a Row Jimmy, per esempio, che mi piace molto. E' il primo disco in studio senza il compianto Pig Pen e con l'accoppiata Keith e Donna Godtchaux.

From the Mars Hotel: è il loro settimo disco. Siamo quindi oltre la metà della loro produzione in studio. Da questo disco prende ispirazione il nome della band Ugly Rumours, in cui suonò l'ex primo ministro inglese Tony Blair. Siamo poco sotto ai livelli del disco precedente: U.S. Blues e China Doll sono i brani che mi hanno più interessato.

Blues for Allah: è invece il primo disco in assoluto a deludermi. La title track è un brano che in studio dura poco più di tre minuti (pallosi), ma che live diventerà (nei pochissimi show in cui è stata eseguita) una nenia incredibile!

Steal Your Face: altro live. 5 cover su 14 brani. E' un disco abbastanza divertente, ma di qualità media.

Terrapin Station: un disco decisamente inaspettato. Da un certo punto di vista, lo definirei forse il peggiore della band, che svolta addirittura verso il progressive rock. Suoni più patinati e irriconoscibili, la title-track è lunga 16 minuti, ma più che una jam è una suite, scritta e composta a 8 mani. I Grateful Dead, però, straordinari sul loro campo, non mi sembrano presentare lo stesso tasso tecnico dei gruppi prog e quindi l'operazione risulta una via di mezzo non riuscita. E oltretutto nell'anno dell'esplosione punk (1977), che rende ancor più vecchio il progetto

Shakedown Street: un disco bizzarro, su cui fanno capolino persino tendenze funk. Siamo sul finire degli anni settanta: per me il peggiore dei Dead.

Go to Heaven: Muore Keith, se ne va Donna, arriva Brent Mydland. Io apprezzo il cambio, anche se in versione studio non renderà mai particolarmente. Il disco presenta una base rock, ripulita della presunzione dei suoi predecessori, ma anche piuttosto basico. Si fa ascoltare senza sforzo. La band sembra davvero un'altra.

Reckoning: registrato nell''80 e pubblicato nell''81, questo è un signor live, che mostra appieno il livello di integrazione di Mydland di cui parlavo appena sopra. Validi i brani scelti, ottima la prestazione della band!

Dead Set: altro buon disco live, ma nettamente inferiore al precedente ed è principalmente il confronto con Reckoning che lo penalizza, oltre alla scelta di 2-3 brani meno validi.

In the Dark: è il grande successo commerciale della band, il primo, a sorpresa, ad arrivare in top ten nella classifica di BillBoard. Non malvagio, ma io non ci trovo nulla di particolare, in verità, ma forse anche il lungo periodo di assenza discografica (6 anni dal disco precedente) si è fatta sentire e i fan hanno reagito bene.
E' il penultimo disco in studio della band e siamo nel 1987. Il disco è comunque molto più grintoso di tutti i predecessori. Brani come "Hell in a Bucket" renderanno ancora di più in versione live.

Dylan & the Dead: mi aspettavo molto da questo live, invece non è memorabile, se non per l'accoppiata di artisti che propone insieme. All Along the Watchtower Dylan non dovrebbe neanche suonarla... se si pensa a Jimi, la versione di sua maestà Bob è quasi inascoltabile.

Built to Last: l'ultimo disco in studio dei Dead è del 1989 e presenta un'amplificazione della presenza di Brent Mydland, a cui Garcia cede lo scettro della scrittura. Il risultato è però deludente: si tratta di un rockettino easy, impalpabile e ammiccante, che punta a bissare il successo commerciale di In the Dark, senza riuscirci.

Mydland morirà appena un anno dopo per un'overdose di speedball, Garcia dopo altri 5 anni e con lui, ovviamente, si chiuderà l'era dei Grateful Dead (fino ai concerti del prossimo luglio di cui ho parlato nell'altro topic, e puttana eva se vorrei andarci!!!!)

One from the Vault: un buon live, edito nel 1991, ma che fotografa la band a metà anni Settanta, in pieno periodo dei fratelli Godchaux.

Dozin' at the Knick: questo disco è una rivelazione clamorosa. Pubblicato nel 1996, presenta tre concerti del 1990, appena precedenti alla morte di Mydland e mostra a che livelli era la band. Ebbene, per me questo disco è un capolavoro!!! Lo si ascolta e ci si chiede: ma questa band ha 25 anni di carriera alle spalle????????????? Persino i brani più orecchiabili e commerciali, tipo la brutta "Blow Away", tratta dall'ultimo disco in studio, raddoppia la durata e ne risulta arricchita in modo determinante. Il triplo riporta brani da pressoché tutta la carriera della band, ma escludendo la maggior parte dei più famosi, eppure riesce a risultare un disco non solo appassionante, ma proprio entusiasmante!

Without a Net: altro live poderoso e altra fotografia eccellente delle esibizioni dal vivo di una band con 25 anni di show sul groppone. Non siamo ai livelli di Dozin', ma non ci andiamo lontani.

Infrared Roses: è un album molto particolare. Contiene una collezione di improvvisazioni che di solito i Dead eseguivano durante il secondo set. I fan chiamavano quei brani "Space", perché erano l'emblema della potenza lisergica della band nel periodo più pieno dell'acid rock. Il disco a me è piaciuto molto e se si è appassionati della band è irrinunciabile perché si tratta di esecuzioni inedite e di fotografie di un'epoca.

Grayfolded: altro live assolutamente particolare, sperimentale e notevolissimo!! Weir si è rivolto ad un musicista sperimentale (John Oswald) e costui ha riportato su disco alcune delle improvvisazioni che i Dead eseguivano durante il loro mitico brano Dark Star. Il collage ottenuto è di ottima fattura e il disco, oltre a riportare quindi materiale inedito, presenta un tasso qualitativo davvero elevato! :clap:
Si tratta, inoltre, di uno dei due soli dischi (l'altro è il meraviglioso e monumentale So Many Roads) in cui sono riportati brani tratti da ogni periodo della band e, quindi, che contemplano la partecipazione di ogni artista che abbia suonato nel gruppo.

So Many Roads (1965-1995) Sampler è un monumentale quintuplo del 1999, che attraversa tutto l'arco trentennale di vita della band, e quindi riporta esibizioni davvero anche differenti tra loro. Se è quindi affascinante come splendido sunto sulla band, pecca d'altro lato quanto a omogeneità di contenuti. Il disco è importante anche perché contiene 4 brani inediti, che avrebbero dovuto far parte del quattordicesimo disco in studio della band.

Postcards of the Hanging è un disco del 2002 ed è la risposta di Bob Weir al disco Garcia plays Dylan. Weir ha selezionato una serie di brani (tutti di Dylan) in cui è lui il cantante principale. L'albo è carino, ma manca dell'originalità delle composizioni proprie.

Rockin' the Rhein with the Grateful Dead è un disco del 2004 che riprende il famoso tour europeo del 1972 e le esibizioni della band in Germania. Si tratta di un triplo (a cui si deve aggiungere un quarto disco bonus per le copie vendute in prevendita) di ottima fattura e molto valido.

Avatar utente

reallytongues
Vintage Rocker
Vintage Rocker
Messaggi: 3852
Iscritto il: 14/12/2011, 15:49
Località: Bergamo

Re: Grateful Dead, analisi album.

Messaggio da reallytongues » 18/06/2015, 6:48

Carlo Maria ha scritto:
Aoxomoxoa: semplicemente il disco di St. Stephen, quello che rimane il brano a cui sono più affezionato e che più amo. Capolavoro.
direi che non è assolutamente il disco di St.Stephen e basta, ci sono altri capolavori come "Mountains of the Moon" per esempio...

Comunque Carlo la classifica falla lo stesso sono curioso :P
nel continente nero paraponzi ponzi bo

Avatar utente

Topic author
Carlo Maria
Grande Rocker
Grande Rocker
Messaggi: 673
Iscritto il: 03/06/2015, 22:34

Re: Grateful Dead, analisi album

Messaggio da Carlo Maria » 18/06/2015, 10:01

Per dio, certo che non il disco solo di St. Stephen! ;) È un album praticamente perfetto!
Affermo solo che, all'interno di questa perfezione, per me quel brano svetta ulteriormente in quanto si tratta di uno dei miei amori! [hearts]

Avatar utente

reallytongues
Vintage Rocker
Vintage Rocker
Messaggi: 3852
Iscritto il: 14/12/2011, 15:49
Località: Bergamo

Re: Grateful Dead, analisi album

Messaggio da reallytongues » 18/06/2015, 10:18

ah ok
mi approccerò presto a "From the Mars Hotel"
ma il brano "Bertha" in che album è? ce l'ho dal vivo, ma c'è la versione studio?
mi piace tantissimo
nel continente nero paraponzi ponzi bo

Avatar utente

rim67
Vintage Rocker
Vintage Rocker
Messaggi: 2386
Iscritto il: 06/04/2013, 22:23

Re: Grateful Dead, analisi album

Messaggio da rim67 » 18/06/2015, 11:05

Live Dead e Aoxomoxoa sono gli album che più mi piacciono, dei veri capolavori [approve] .
Dopo la svolta country rock, Workingman's Dead è l'album al quale sono più affezionato anche se ultimamente ho molto rivalutato American Beauty.
From the Mars Hotel lo trovo molto bello con una perla come Ship of Fools [hearts] .
Terrapin Station un album come sottolinei particolare e non molto interessante anche se la suite omonima mi piace molto.
Una convinzione non è solo un'idea che la mente possiede, è un'idea che possiede la mente.

Avatar utente

Scardy in Exile
Grande Rocker
Grande Rocker
Messaggi: 529
Iscritto il: 23/03/2015, 11:38

Re: Grateful Dead, analisi album

Messaggio da Scardy in Exile » 18/06/2015, 15:41

Ho ascoltato superficialmente Aox e Anthem, mentre conosco bene il Live Dead e la svolta country-rock di Workingman.

Il primo è effettivamente il disco acid-rock per eccellenza, con un Garcia in grande spolvero: Dark Star è probabilmente l'apice, ma a me piacciono molto anche la movimentata Eleven e soprattutto l'intimismo umile e sommesso di Death don't Have No Mercy.

Workingman contiene 2 o 3 numeri di alto livello (Uncle John, Casey Jones), sempre molto elaborati e sofisticati, considerando che si tratta di brani che intendevano recuperare le "roots" della musica americana. Quindi, dopo la sbornia lisergica, si trattò solo parzialmente di un ritorno alla sobrietà.

Rispondi