un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

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Hairless Heart
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda Hairless Heart » 10/09/2015, 16:39

Well!
In attesa di un topic sul gruppo, previsto per il 2018, posso eventualmente consigliarti un'ascoltatina al disco precedente, Emperor Tomato Ketchup. Anche solo ai primi quattro brani, il resto è un po' inferiore.
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda 2Old2Rock2Young2Die » 11/09/2015, 12:30

Lamia ha scritto:Che belle recensioni! 8-)


Per parte mia ti ringrazio Lamia [suddito]


Scardy in Exile ha scritto:Mi hai fatto scoprire un gruppo straordinario. Apprendo or ora da wiki che sono americani. Io avrei, nel dubbio, scommesso che fossero inglesi, per via dello stile prezioso e raffinato degli arrangiamenti e per i vari richiami a Eno, Barrett etc...Però effettivamente hanno quella spregiudicatezza anarcoide, tipica degli indie-rockers americani. (negli anni 90, era ancora abbastanza percepibile una differenza fra le varie scuole nazionali e regionali...non c'era ancora internet e la globalizzazione ai livelli in cui c'è adesso).



Hai ragione, oggi mischiare le carte è diventato uno scherzo con internet e tutto il resto.
Son d'accordo che questo Mollusk suoni molto "inglese" (pare che la stessa copertina sia un omaggio ad "Octopus" dei Gentle Giant), come anche il successivo WHITE PEPPER, dove alcuni pezzi fanno il verso ai Fab Four. Tuttavia altri album come CHOCOLATE AND CHEESE e 12 GOLDEN COUNTRY GREATS suonano decisamente ammerigani.
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda Watcher » 21/09/2015, 14:05

Recensione: Ayreon - The Theory of Everything

Arjen Anthony Lucassen e il progetto Ayreon non mi erano completamente sconosciuti prima di cominciare ad ascoltare The Theory of Everything. Mi ero già fatto un po’ le ossa con [url]The Human Equation, album del 2004 che arrivò ai miei ascolti circa un paio di anni fa. Ambedue concept, ma non solo questi due: tutta la produzione discografica dell’olandese è basata sul concetto di concept album, scusate il groviglio di termini. Quello che ignoravo, mancanza mia non voler approfondire, era che Ayreon non fosse una band stabile con un certo numero di componenti, ma (poco) semplicemente costituita dal Lucassen quale capo indiscusso, compositore, paroliere, arrangiatore ed esecutore della maggior parte degli strumenti: tastiere, chitarre acustiche, elettriche, banjo, mandolini, basso, batteria e percussioni, con l’aggiunta di altri musicisti più o meno famosi, soprattutto per le parti vocali ma non solo, a completare il “progetto Ayreon”.

The Theory of Everything.
Concept album quindi; doppio CD; 4 suite proporzionalmente suddivise negli ipotetici lati A e B con una durata media di 20 minuti abbondanti ciascuna e per una durata complessiva di circa 90 minuti. Un’ora e mezza di musica, non male dai, diciamo che saremmo anche abituati ad affrontare album mastodontici: un Tales from Topographic Oceans o un Tommy non sono da meno. Ma la singolarità è che le quattro suite sono legate strutturalmente una all’altra per raccontare musicalmente una storia. Potrà far …piacere sapere, a chi si accingerà ad affrontarlo, che la tracklist è di 42 tracce, davvero infinita, e che la ricerca di una parte musicale che vi piace particolarmente potrebbe diventare difficoltosa proprio per questa frammentarietà, dove alcune tracce non sono altro che brevi intervalli di collegamento tra una scena e l’altra. Consiglio di far fronte all’ascolto dell’album, per gustarne la bellezza, tutto d’un fiato, senza soluzione di continuità.
Mi accorgo di aver tralasciato (e sarebbe ora di parlarne) dire di che genere musicale si tratta. Progressive metal: i canoni del prog ci sono tutti, un po’ meno quelli metal per la presenza di qualche riff tipico del genere compreso lo stile del cantato, e la cosa sinceramente non mi dispiace. Ma più che progressive metal parlerei di hard rock sinfonico soprattutto per la presenza di strumenti a fiato quali flauto, cornamusa, e strumenti a corda come violino e violoncello, dando anche un’impronta folk ed etnica ad alcune tracce. Aggiungiamoci poi i momenti orchestrali con aperture sinfoniche significative e riusciamo ad ottenere una musica con mille sfumature che fonde vari generi.

Non saprei in che percentuale quantificare una supremazia delle parti vocali rispetto a quelle puramente strumentali; devo dire però che il cantato incide in maniera sensibile, e quindi largo uso di testi, con ben sette voci (una di queste è quella di John Wetton, ex King Crimson) delle quali due femminili, ognuna a rappresentare un personaggio della storia. Un lavoro complesso ed ambizioso da poter essere definito una rock opera. Magari una rappresentazione teatrale alla Jesus Christ Superstar potrebbe anche essere fattibile, chissà.

La storia.
In una ambientazione fantastica, quasi fiabesca, The Theory Of Everything è la storia di Prodigy, un ragazzo autistico, nonché genio della matematica, che deve compararsi con le persone che gli stanno intorno, alcune a lui avverse ed altre no. Quelle più ostili cercano di sfruttare le sue capacità per interessi personali ed il ragazzo in questione cerca di guardare dentro sé stesso il più possibile, per poter riuscire a trovare la soluzione della “Teoria del tutto”.
Della qualità dei testi non mi pronuncio, forse perché non li ho mai ritenuti fondamentali, ma non ho dubbi che questi siano un valore aggiunto. Una padronanza della lingua inglese nell’ascolto diretto (che personalmente mi manca) renderebbe tutto più semplice.

I musicisti.
Riguardo le voci sono stato impressionato positivamente da quella profonda e “nera” di Janne "JB" Christoffersson, la prima che compare all’inizio del disco, e da quelle delle due cantanti: Sara Squadrani e Cristina Scabbia, vocalist di due gruppi metal italiani.
Come ho già detto prima, a Lucassen l’onere e l’onore di suonare tutti gli strumenti principali ad esclusione della batteria qui affidata ad un batterista dal drumming di notevole spessore, Ed Warby, più un manipolo di musicisti alle prese con strumenti inusuali per la musica rock (violino, violoncello, flauti vari, etc) ma perfetti in un contesto del genere.
Singolare alla “mordi e fuggi” la partecipazione di quattro mostri sacri del rock, in ordine di comparizione: Keith Emerson, Jordan Rudess, Rick Wakeman e Steve Hackett. Emerson in Progressive Waves, quasi a non volersi disturbare più di tanto, è al moog poco prima di Rudess con un intervento di una quarantina di secondi. Già meglio il tastierista dei Dream Theater con un solo al sinth, anche se breve, e ancora meglio Wakeman, sempre al moog, in Diagnosis e Surface Tension. Direi pochino l’apporto di questi tastieristi in termini di partecipazione, un paio di minuti, ma per fortuna intensi. Sono stato comunque colpito particolarmente da Hackett nella traccia titolata The Parting con un suo incantevole assolo: il grande Steve è come il vino, migliora invecchiando.

Le tracce.
Analizzare tutte le tracce una per una sarebbe inutile, visto che l'intero album può essere concepito come un unico flusso musicale piuttosto coerente. Mi limiterò a citare quelle che mi sono piaciute di più.

Phase I: Singularity
Qui forse gli episodi migliori.
- Prologue: The Blackboard: il duetto vocale tra Christoffersson e Sara Squadrani è un episodio musicale da brividi.
- La title track The Theory of Everything part.1: con un paio di ritornelli accattivanti, forse quelli che rimangono più impressi: melodie che saranno ricorrenti nel resto dell’album. Notevole un passaggio pianistico di Lucassen che nei primi ascolti avevo scambiato per Wakeman per lo spiccato classicismo.
- L’ intensa Love and Envy e la già citata Progressive Waves.

Phase II:Simmetry
- La dolcissima The Rival’s Dilemma che inizia con una ripresa di The Blackboard.
- Surface Tension, come già detto con un grande assolo di Wakeman ed a seguire uno di Lucassen alla chitarra che mi ricorda l’Oldfield dei tempi migliori.
- Potential: dall’inizio fantastico con il violoncello di tal Maaike Peterse supportato da un accompagnamento in tempo dispari e senza batteria (!!). E segnalerei anche la successiva Quantum Chaos dall’affascinante tema.

Phase III: Entanglement
La triste Side Effects (peccato termini così presto, quasi troncata) e l’orchestrale String Theory sono per me i momenti migliori di questa suite.

Phase IV: Unification
- Mirror of Dream: quasi un canto medioevale, interpretato magnificamente dalle due voci femminili.
- The Parting: dopo alcuni acuti da paura di Michael Mills (the Father) e un’intro perfetta per una colonna sonora da film, ecco l’assolo di Steve Hackett. Se posso essere sincero, uno dei più belli mai sentiti da lui (e che non vorresti finissero mai), grazie anche a quella sequenza di accordi che fanno da base. E qui il merito è di Lucassen.
- The Theory of Everything Part 3 - The Blackboard (Reprise): a chiudere il cerchio i due temi principali dell’album, quasi una moviola. Un classico.


Per concludere, un album tosto, impegnativo, ambizioso, e non immediato come tutti gli album progressive destinati a crescere col tempo, ma decisamente affascinante, anche se non manca di qualche difetto come l’eccessiva pomposità che si nota in alcune circostanze.
Spero che Lucassen non abbia esaurito la sua vena compositiva e la voglia di fare, perché se non è così ne vedremo delle belle.
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda MrMuschiato » 21/09/2015, 20:40

E meno male che la mia è una bella recensione...questa cos'è?! :o

Gran bella disamina, hai spiegato per filo e per segno tutto quello che c'era da dire!!

Che dire, concordo sui pezzi più d'effetto (The Blackboard, The Theory of Everything, Progressive Waves, The Rival's Dilemma, Side Effects, Mirror of Dreams e The Parting, The Blackboard Reprise con il suo colpo di scena finale e il finale stesso avvolto nel mistero).

Concordo anche su JB, ho amato la sua interpretazione anche se Michael Mills per me spicca con la sua voce altissima, certi acuti mi ricordano il Gillan dei tempi d'oro! Le ragazze mi piacciono, soprattutto Cristina Scabbia, ha una voce molto carismatica e potente, ma alla fine mi sono piaciuti tutti i cantanti, ognuno era a mio parere adatto al ruolo assegnatoli.

Mi par di capire che tu abbia apprezzato il malloppone, e questo mi fa molto piacere!

P.s.: non so se quest'opera verrà mai proposta live, ma pochi giorni fa è stato portato in teatro The Human Equation, con gran parte dei partecipanti originali, musica dal vivo fusa col teatro, con i cantanti intenti a recitare la loro parte. Quasi sicuramente uscirà in dvd, e non vedo l'ora di vederlo.

P.p.s.: (gran) recensione in zona Cesarini eh! [exc] Ecco, magari manca il voto all'opera, o probabilmente non l'hai messo apposta? Comunque ancora complimenti!
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda Watcher » 21/09/2015, 21:03

Beh, grazie! Avessi avuto qualche giorno in più l'avrei scritta meglio. :lol:
Il voto. [chin]
Un 8 ci sta tutto.
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda 2Old2Rock2Young2Die » 23/09/2015, 14:49

Ottima recensione Watcher, che invita all'ascolto!
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Re: un regalo per l'estate 2015 -recensioni e commenti-

Messaggioda Watcher » 02/10/2015, 15:56

Grazie 2Old, mi era sfuggita la tua risposta. :)
Quando mi contraddico ho ragione due volte.


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