PAOLO CONTE

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PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 19/12/2012, 22:33

Paolo Conte nasce ad Asti il 6 gennaio del 1937. Come il fratello minore Giorgio (anch’egli apprezzato musicista), prende dal padre Gigi la passione per la musica, per il pianoforte e per il jazz. Si laurea in giurisprudenza, difatti eserciterà la professione di avvocato fino al 1974, anno del primo disco a suo nome.
Il suo esordio discografico, a dire il vero avviene già nel 1961, quando con il Paul Conte Quartet, in cui suona il vibrafono e dove milita anche Giorgio, incide un album di classici del jazz, dallo scarso successo.
Al jazz è legato anche un fatto curioso della sua giovinezza: era diventato un tale esperto da essere chiamato a rappresentare l’Italia ad un quiz a Oslo, in Norvegia: si classificherà al 3° posto!
In questo periodo allarga i suoi orizzonti anche ad altre forme della canzone, approcciandosi alla tradizione napoletana e agli autori francesi, quali Brassens, Aznavour e Brel. Scrive i suoi primi brani, o meglio la parte strumentale, anche in coppia con Giorgio, destinandoli poi ad altri interpreti. Questo inizia a dargli visibilità, sino a quando comincia a collaborare assiduamente con alcuni parolieri. Col testo di Beretta/Del Prete, La coppia più bella del mondo affidata ad Adriano Celentano, nel 1967 gli regala il primo numero uno in classifica. Si tratta di un valzer, un genere decisamente fuori moda, come spesso ama essere Conte. La stessa cosa vale per la canzone dell’anno successivo, Azzurro (testo di Vito Pallavicini), una inusuale marcetta che diventerà uno dei più grandi classici italiani di sempre. Insieme a te non ci sto più, per Caterina Caselli, e Tripoli ’69, per Patty Pravo (sempre con Pallavicini) sono altri successi, così come Messico e Nuvole per Enzo Jannacci; alle composizioni di Conte si affidano anche Vanna Brosio, Carmen Villani, Johnny Hallyday e Shirley Bassey. Nel frattempo, comincia a scrivere da sé anche le liriche. Grande importanza per la diffusione della sua musica ebbe Bruno Lauzi per il quale scrisse Onda su Onda, Genova per noi, Wanda, Bartali, tutte poi reincise dall’autore.
Nel 1974 finalmente appare nei negozi un disco intitolato PAOLO CONTE. Pare che sia il suo produttore a convincerlo del grande passo. Conte gli chiede di trovare degli interpreti per una serie di canzoni di cui ha registrato un demo, e lui lo convince a trasformarsi una volta per tutte da autore a cantautore. E’ un disco particolare, assolutamente naif, fatto di canzoni quasi tutte “monostrato”, senza arrangiamento. Solo voce e pianoforte (e poco altro). La voce è un po’ incerta, non ancora profonda come la conosciamo ora, non ancora compromessa dalle tante sigarette. Anche l’accompagnamento al piano è piuttosto approssimativo, caratteristica che in parte rimarrà negli anni. Tra i brani topici, oltre alla già citata Onda su onda, anche Una giornata al mare già registrata dall’Equipe 84.
Con il disco successivo, del ’75, intitolato ancora PAOLO CONTE, il panorama cambia radicalmente. Conte si cuce su misura le canzoni, e l’album presenta diversi capolavori come Per ogni cinquantennio, Chi siamo noi, Luna di marmellata, La topolino amaranto, quest’ultima scritta anni prima con il fratello. Decisamente uno dei lavori più importanti in assoluto del cantautore astigiano. Pur non raggiungendo ancora il successo commerciale, inizia a costruirsi una fama di autore originale e colto.
GELATO AL LIMON del 1979, che vede fra gli altri la partecipazione di membri della PFM, chiude questo primo periodo di definizione di uno stile. Ad un’evoluzione dal punto di vista dell’arrangiamento, fa forse da contraltare un mezzo passo indietro per le composizioni, non tutte all’altezza. La title-track non mi ha mai fatto impazzire, anche se verrà ripresa da Dalla e De Gregori per il loro progetto Banana Republic; i pezzi migliori sono senz’altro Bartali e Sudamerica (reincisi pure da Jannacci).
E’ con PARIS MILONGA dell’81 che iniziamo a sentire il Paolo Conte come lo conosciamo adesso. Viene presentato al Club Tenco di Sanremo in una apposita giornata speciale, e contiene tre vere bombe: l’irrefrenabile Boogie, l’ammaliante Alle prese con una verde milonga, l’arcifamosa Via con me; ma ci sono anche altre perle per un disco in cui, nella musicalità contiana, fanno sempre più breccia lo swing ed il jazz. E’ il disco della definitiva affermazione di Conte, non solo in Italia, ma anche in Francia e più tardi in Germania, negli States ecc.
Con APPUNTI DI VIAGGIO (1982) si prosegue nel solco tracciato. Un album dove si consolida l’abilità anche sotto il profilo dell’arrangiamento (il disco di esordio è un lontano ricordo). Dancing e Diavolo rosso (dopo Bartali, un altro ciclista) sono brani che non mancheranno quasi mai nei futuri concerti, ma è in Hemingway e in Nord che il Nostro si rivela nella sua capacità di creare squarci strumentali di rara intensità e bellezza. Ci troviamo cento livelli sopra il tipico cantautorato italiano.
Nel 1984 esce un nuovo lavoro intitolato semplicemente PAOLO CONTE, in cui si fa sentire, più che in passato, la presenza dei sintetizzatori nelle canzoni, che invece dal vivo vengono arrangiate per l’orchestra. L’elegante Sparring partner, Come-di, Gli impermeabili, i pezzi migliori. Ormai Conte non sbaglia un album, e non lo farà più in carriera!
Il doppio AGUAPLANO dell’87 costituisce il raggiungimento della perfezione formale. Una raccolta piena zeppa di classici del repertorio contiano, da Hesitation a Midnight’s knock out, dalla title-track a Blu notte a Jimmy, ballando. Fino a Max, probabilmente il mio pezzo preferito in assoluto. Aguaplano è generalmente riconosciuto come il più bel disco di Paolo Conte.
Se PAROLE D’AMORE SCRITTE A MACCHINA (1990) è il tentativo di approcciarsi a qualche variazione, stilistica e strutturale, sul tema (brani migliori: Ho ballato di tutto, Eden, Happy feet corredata anche da un videoclip), 900 (1992) è il ritorno a lidi familiari. Sono molti i brani convincenti che contiene, Chiamami adesso, la divertente Gong-oh proveniente direttamente da New Orleans, Novecento, I giardini pensili hanno fatto il loro tempo (chi altri proporrebbe un titolo così??).
UNA FACCIA IN PRESTITO (1995) è ancora un lavoro di altissimo livello. Le cose migliori, forse Le tue parole per me, o Elisir, ma come dimenticare il particolarissimo bolero di Teatro, o i giochi linguistici di Danson Metropoli e Sijmadicandhapajiee……
Il progetto più ambizioso della carriera di Paolo Conte prende corpo nel 2000. Si tratta di RAZMATAZ, opera multimediale (uscita anche in DVD) incentrata su un musical espresso sottoforma di innumerevoli disegni realizzati dallo stesso Conte. La storia è ambientata tra gli anni Dieci e gli anni Venti, periodo storico che l’autore ritiene il più fulgido in quanto a creatività, sia per ciò che concerne le arti figurative che per la musica, basti pensare alla nascita del Jazz. Il disco che racchiude la parte musicale di Razmataz, è quasi tutto cantato in inglese o in francese. Le parti vocali sono affidate a tre voci femminili, scelte da Conte in quanto simili alle voci tipiche di quell’epoca. L’autore tiene per se alcuni brani, interpretando svariati personaggi e facendo emergere tutta la sua voglia di “negritudine”. Chiude il disco una minisinfonia, Mozambique fantasy, eseguita da un’orchestra. Il pezzo migliore, estrapolabile dal contesto, è forse The black queen (di cui è compresa anche la versione francese, La reine noire).
Nell’ultimo decennio il nostro “sangue blu” sforna altri tre album di inediti, Elegia, Psiche, Nelson. Tre lavori più che buoni, anche se un gradino sotto i suoi migliori degli anni ’90: in ogni caso, avercene!
ELEGIA (2004), estremamente “notturno”, con il pianoforte vero mattatore, ad un primo ascolto può risultare un po’ troppo soft, ma alla lunga esce alla grande a partire dalla title-track, per proseguire con la divertente Sandwich-man e con India.
PSICHE (2008) è molto diverso dal precedente come arrangiamenti, il pianoforte si eclissa lasciando spazio alle tastiere. Contiene tra l’altro l’interessante ambientazione di Big Bill, in cui Conte sembra flirtare con Pat Metheny, e Velocità silenziosa, sigla della trasmissione Rai sul Giro d’Italia: di nuovo la bici come protagonista. Curiosa anche la circense Ludmilla, quasi un omaggio all’allievo Vinicio Capossela.
NELSON (2010), a tutt’oggi l’ultimo lavoro in studio, prende il nome dal defunto cane di casa. Il suono torna in parte ad essere quello tradizionale di Paolo Conte, eccezioni a parte (C’est beau, quasi techno, da lui non ce l’aspettavamo). L’album convince meno dei precedenti, ma Conte ci regala comunque Clown, col suo crescendo strumentale che avvicina le vette raggiunte lustri prima con Max e Nord.


LA MUSICA. Difficile definire in due parole la musica di Paolo Conte. Semplificando al massimo, diciamo che su una base corposa di jazz e swing, abbiamo un inserimento di elementi riconducibili ai ritmi da ballo popolare, per intenderci quelli da orchestre di musica liscio, qui però elevati ad un rango mille volte superiore. Tango, Paso doble (non a caso sono anche i titoli di due canzoni) e più in generale i ritmi a due tempi ricorrono spesso, senza dimenticare le influenze latinoamericane, vedi rumba e samba e affini. Conte è un vero e proprio atlante della musica, in lui convivono le suggestioni parigine con le atmosfere di New Orleans, la sceneggiata napoletana e la fisarmonica argentina. Ascoltare un lavoro di questo artista, o ancor meglio assistere ad un suo concerto, è esperienza ammaliante, non si può che ammirarne la classe.
LE PAROLE. Considerando l’altissimo livello dei testi delle sue canzoni, appare incredibile come egli ad inizio carriera preferisse affidarne ad altri la stesura, non ritenendosi all’altezza!
Nelle sue liriche, apparentemente Conte non è autobiografico, piuttosto egli interpreta personaggi che gli potrebbero assomigliare. Può diventare un musicista da night-club, che magari riceve in camerino “fiori a mezzanotte……con i complimenti di chi….non sappiamo di chi” (Midnight’s knock out); oppure il protagonista di storie d’amore sfortunate (Onda su onda), o meno (Parigi), incasinate (Luna di marmellata), o vissute di riflesso (Hesitation).
La musica, oltre ad essere il perno delle canzoni, entra direttamente anche nei testi, come ad esempio in Boogie, Dancing, L’orchestrina, Gong-oh, Alle prese con una verde Milonga, e molte altre.
Canzoni d’amore come tradizionalmente le intendiamo, difficile trovarle nella discografia di Conte. Non si cerchi una rima tipo cuore-amore, casomai per lui cuore fa rima con commendatore (Schiava del Politeama)……
L’artista astigiano è un maestro nel creare situazioni, suggestioni, affreschi. Onda su onda è praticamente una sceneggiatura da film, con degli zoom alternati tra la nave dove si consuma il tradimento ed il mare che inghiotte il malcapitato. Aguaplano più specificatamente è un giallo, senza però la soluzione finale. Ma non sempre sono situazioni chiare, definite: spesso le frasi cantate sono volutamente vaghe, aperte a più livelli di interpretazione, dipendenti dalla sensibilità personale dell’ascoltatore.
Anche dal punto di vista del linguaggio, l’avvocato si rivela in tutta la sua originalità. Svariate citazioni storiche, geografiche, letterarie, mitologiche; si vede che il ragazzo ha studiato. Ideatore a tempo perso di apprezzati giochi enigmistici, infarcisce le sue liriche di allitterazioni, figure retoriche, neologismi, dialettismi (vedi i famigerati “tinello maròn” e “gelato al limòn”), licenze d’autore come se piovesse, dimostrando una rara padronanza dell’idioma italico. “E poi, se non viene la rima, c’è sempre un Zaz zaraz zaz o un Chips chips che ti salvano la vita….” . La sua nomea di autore elegante gli consente qualche espressione azzardata come “…è creola o mulatta, o è bianca di culatta…”, oppure “non piangere, coglione, ridi e vai”, o ancora “nel buio che ci ho una scorreggia…”, che nel contesto suonano alla grande. Al di là del caso particolare di Razmataz, ogni tanto si toglie lo sfizio di un testo o parte di un testo in inglese o in francese.

Discografia essenziale:
-Paolo Conte (1974)
-Paolo Conte (1975)
-Gelato al limon (1979)
-Paris milonga (1981)
-Appunti di viaggio (1982)
-Paolo Conte (1984)
-Aguaplano (1987)
-Parole d’amore scritte a macchina (1990)
-900 (1992)
-Una faccia in prestito (1995)
-Razmataz (2000)
-Elegia (2004)
-Psiche (2008)
-Nelson (2010)

In questo topic proporrò alcune canzoni tra quelle per me più significative, sperando di stuzzicare l’interesse di qualcuno. Non sarà facile, in un ambiente zeppo di rockers rudi, trapuntati di borchie, tatuaggi e piercing, ma ci proverò lo stesso.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Mick Channon » 20/12/2012, 8:52

Complimenti Hairless, ottimo lavoro.Io sono un Rockers rude ;) ma ascoltao tutti i generi e Paolo Conte è un grande.
Non voglio rubarti il lavoro ma posto il video della mia canzone preferita,Hamingway dall'album Appunti di viaggio.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Watcher » 21/12/2012, 14:31

Hairless, ecco perchè sei sparito per due giorni, cominciavo a preoccuparmi! [smile]
Lavoro coi fiocchi.
Consigliami un album ... dove non ci sia Onda su Onda.
Quando mi contraddico ho ragione due volte.

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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 21/12/2012, 18:49

Il lavoro l'ho fatto in un mese, man mano che riascoltavo il malloppo.
Album da consigliare? Aguaplano o 900.

@Mick Channon: ottima scelta! E considerando che non è di prima fascia in quanto a canzoni famose, direi che il Conte lo conosci abbastanza bene. ;)
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da reallytongues » 21/12/2012, 20:23

come si chiama quel brano che è in una pubblicità?
veramente divino
ma ha scritto tante canzoni del genere o è più jazz in generale?
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 21/12/2012, 20:32

L'unica che sento ultimamente è Via con me, la sua canzone più famosa.
Nelle sue canzoni di jazz ce n'è una spruzzatina, vabbè, per il resto ti rimando ai miei post introduttivi.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 22/12/2012, 15:08

#1 : AGUAPLANO



Come non cominciare da questo sentito omaggio di Paolo Conte allo strumento principe delle sue composizioni. Un pezzo latinoamericaneggiante, con un prologo di note soffici di piano e flauto di pan.
Geniale come l’autore descrive il punto di partenza del velivolo: “Lascia un bel mondo dal colore baio, dove c’è il fiume di gennaio”, per dire che si tratta della baia di Rio de Janeiro (la cui traduzione letterale è, appunto, fiume di gennaio).
Come detto in precedenza, è un racconto enigmatico, l’autore non rivela cos’è o cosa rappresenta questo pianoforte a coda che galleggia sul mare, attorno al quale si “svolgono” delle avventure galanti (“occhi che si cercano, labbra che si guardano”, tipiche frasi intercambiabili di Conte). L’aguaplano arriva in loco, verifica il tutto e poi torna da dove era venuto.
In un libro dedicato al musicista astigiano, è riportato un interessante lavoro di una classe liceale interamente dedicato a questa canzone.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 24/12/2012, 11:35

#2 : DANCING



Una rumba forsennata, rumba che come dice la canzone stessa, è “un’allegria del tango”. Ho preferito postarne una versione live intanto perché maggiormente rifinita e per poter ammirare la compattezza della band, e poi preferisco quando Conte canta “dansing” rispetto a “densing”.
Originariamente contenuta in “Appunti di viaggio” dell’82.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da reallytongues » 24/12/2012, 12:27

Hairless Heart ha scritto:L'unica che sento ultimamente è Via con me, la sua canzone più famosa.
Nelle sue canzoni di jazz ce n'è una spruzzatina, vabbè, per il resto ti rimando ai miei post introduttivi.
ah si è Vieni Con Me:

commovente.....mi dà sensazioni uniche, puramente italiche, e un senso melanconico misterico

bella anche Dancing !!
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Mick Channon » 27/12/2012, 10:54

Anche Gli impermeabili dall'album Paolo Conte del 1984 è stata usata per qualche spot pubblicitario anni fa
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 27/12/2012, 18:58

Verissimo. Che poi Gli Impermeabili è la terza puntata di......
.....ma ne parleremo.

#3 : MAX



Capolavoro melodico come solo Paolo Conte sa produrne. Due temi che si rincorrono continuamente, raggiungendo alla fine un climax emozionale senza eguali. Come ho già detto, è il mio pezzo preferito.
Tratta da Aguaplano, questa è la versione contenuta in “Paolo Conte Live” del 1988.
Al tempo, anche Max era piuttosto famosa in Italia grazie ad uno spot.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da reallytongues » 27/12/2012, 19:36

sto già amandolo Conte Paolo..
grazie Hair
grazie
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 27/12/2012, 22:28

Mi fa molto piacere, RT! ;)
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 29/12/2012, 16:10

#4 : VIA CON ME



Eccola. Se Azzurro è la canzone più celebre del Paolo Conte autore, Via con me lo è senz’altro del Paolo Conte cantautore. Tratta da Paris Milonga dell’81, a suo tempo fu inserita da Roberto Benigni come colonna sonora di un suo film.
Non solo è imprescindibile nei concerti, ma Conte spesso la ripete anche nei bis, in versione superaccelerata.

La frase:
“Chips chips, du-du-du-du-du, chee bum chee bu-bum….”.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 31/12/2012, 18:12

#5 : VELOCITA’ SILENZIOSA



Una capatina nella produzione più recente. Brano commissionato per diventare la sigla del programma televisivo Rai sul giro d’Italia. Strumenti acustici ed elettronici che convivono in perfetto equilibrio. Da notare il vezzo, ricorrente di dividere un parola in due frasi musicali separate:
-….come il fischio che han-
….no le frenesie……


La frase:
“Una bella bici che va, pedalante mobilità, nel suo portapacchi quel che ci ficchi ci sta….”.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 02/01/2013, 23:19

#6 : ALLE PRESE CON UNA VERDE MILONGA



Torniamo al 1981, all’album Paris Milonga, e alla canzone da cui proviene metà di questo titolo.
Una canzone che parla… di se stessa, portata avanti con esasperante lentezza, ma languida ammaliante ed emozionante come poche altre. Lentezza e languore amplificati nella versione live qui postata (tranne che nel ritornello, più cadenzato).
La milonga è una danza tradizionale della pampa argentina, e l’Atahualpa citato nel testo ne è l’ultimo grande interprete.
La frase:
“Mi avrai, verde milonga inquieta
che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo
mentre fai dannare le mie dita…..”
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Mick Channon » 04/01/2013, 11:26

In questa lista che stai proponendo,manca ancora Sparring partner,un'altra delle mie preferite,che ne pensi?
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 04/01/2013, 12:53

Che è una meraviglia, e sarà una delle prossime. Un'ennesima dimostrazione di classe.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 05/01/2013, 18:16

#7 : GONG-OH



Da 900, album del 1992.
Come viaggiare istantaneamente da Asti a New Orleans, con un jazz che sembra provenire proprio da lì.
Cosa ne so io del jazz di New Orleans? Tutto: ho guardato per ben tre volte “La principessa e il ranocchio” della Disney…..
La frase:
“Ci manca il pubblico, va bene, ma io e te siam due grandi artisti
e insieme diam spettacolo, del tutto illogico…..”.
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Re: PAOLO CONTE

Messaggio da Hairless Heart » 08/01/2013, 15:30

#8 : LA RICOSTRUZIONE DEL MOCAMBO



Un posto di rilievo nel canzoniere dell’avvocato, è ricoperto da quella che è nota come la “tetralogia del Mocambo”, un gruppo di quattro canzoni spalmate in tutta la lunga discografia, che hanno come ambientazione il bar Mocambo, dietro cui si celano fallimenti sia imprenditoriali che amorosi, e dove il sorseggiare un caffè diventa l’antidoto all’incomunicabilità e alla solitudine. Il protagonista passa da un amore improbabile ad un altro, da un passaggio dal curatore fallimentare ad un altro. Pare che far l’altro quella del curatore fallimentare fosse la principale occupazione del Conte avvocato professionista.
La saga inizia già nel primissimo album del ’74 con la canzone Sono qui con te sempre più solo, e prosegue nel secondo lavoro del ’75 con La ricostruzione del Mocambo. I testi delle due canzoni sono quasi sovrapponibili. Ne La ricostruzione del Mocambo si sente per la prima volta l’indole jazzy di Paolo Conte. Per il terzo capitolo bisogna aspettare il disco del 1984 (casualmente, o forse no, proprio i tre album eponimi) con la già citata Gli impermeabili (e cosa saranno mai questi impermeabili, su cui piove così bene?....). Con un salto di ben vent’anni si approda al quarto capitolo, La nostalgia del Mocambo, brano contenuto in “Elegia”, nel quale del mitico bar c’è oramai solo il ricordo.
E’ lo stesso Conte a definire il protagonista della saga:
"Un uomo del dopoguerra che sogna al di là delle sue possibilità. Potenzialmente portato verso l'avventura, economicamente e sentimentalmente destinato al fallimento. Un uomo che ricomincia ogni volta a ricostruire sulle proprie rovine, e che, immancabilmente, rifà gli stessi errori.
E' proprietario di un bar che ha il favoloso nome di Mocambo. Di fatto, un misero locale. In pieno fallimento, trova comunque il curatore che gli offre un caffè e, bevendo insieme questo caffè, i due si abbandonano alla solitudine e all'incomunicabilità".


La frase:
“Ora convivo con un'austriaca,
abbiamo comprato un tinello marron
ma la sera tra noi non c'è quasi dialogo
io parlo male il tedesco, scusa, pardon”.
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