Dream Theater: la storia

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Re: Dream Theater: la storia

Messaggio da MrMuschiato » 06/05/2015, 17:06

Traccia 5: Repentance



Quarta (e penultima) parte della Twelve Steps Suite, Repentance è una ballata malinconica che vede vari artisti della scena Rock e Metal come guest stars alle voci; buon brano, che sarebbe stato migliore senza tutte queste voci, che risultano presto indigeste.

Traccia 6: Prophets of War

Senza dubbio il pezzo peggiore assieme a Constant Motion dell'album, e uno dei peggiori dell'intera discografia dei 5. Un ennesimo plagio ai Muse con parti vocali orribili e un ritmo da Pop Metal anni '80. La parte parlata di Mike Portnoy sul finale non lascia scampo ad un brano che, come Prophets of War nemmeno doveva far parte del disco.

Traccia 7: The Ministry of Lost Souls



Lunghissima ballata malinconica, uno dei pezzi più struggenti e ben riusciti dell'album, anche se forse un po' troppo lunga e alla lunga rindondante. Azzeccato il cambio a metà brano, che dona vivacità al pezzo.

Traccia 8: In the Presence of Enemies part 2



Seconda ed ultima parte della grandiosa suite dell'album, la partenza è in netto contrasto con l'inizio della prima parte, visto che il brano parte lento ed oscuro con il basso in sottofondo e con la tastiera di Rudess a ricamare misteriose trame rese ancora più nere dalla voce sussurrata di LaBrie. Il brano si apre pian piano fino al ritornello, energetico ed arrabbiato; dopo il secondo ritornello parte un pezzo trascinante con cori e una chitarra Thrash sotto. L'immancabile parte di assoli precede il ritorno del tema della prima parte, e relativa lunga chiusura. Assieme alla sua prima parte questo brano è il migliore del disco, senza ombra di dubbio.
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Re: Dream Theater: la storia

Messaggio da MrMuschiato » 11/05/2015, 16:01

Il decimo album

Nel 2009 i Dream Theater, instancabili, fecero uscire il loro decimo album, Black Clouds and Silver Linings. Il disco uscì il 23 Giugno in una curiosa edizione a 3 cd, nella prima i 6 inediti, nel secondo disco una raccolta di cover e nel terzo disco le versioni strumentali dei 6 brani. Non mancò il tour mondiale che li portò per la prima volta il Perù.
Il disco ricalca i precedenti lavori, con brani ispirati e altri di poco valore, ma la qualità dei singoli brani e quella generale è inferiore al precedente Systematic Chaos.

Traccia 1: A Nightmare to Remember



L'album si apre con un pezzo poderoso e potente, con parti ispirate (la parte iniziale è da antologia, come tutte le riprese del tema principale con il Continuum di Jordan Rudess) e altre meno ispirate (la solita parte cantata da Portnoy). Il brano è eccessivamente lungo, ma piacevole.

Traccia 2: A Rite of Passage

Bello l'inizio col basso, bello il ritornello, bello il ponte, il brano è rovinato dalla strofa cantata, con le solite voci effettate e il solito Portnoy che fa capolino quando dovrebbe starsene zitto dietro i piatti. La versione strumentale è molto più piacevole.

Traccia 3: Wither



Brano delicato, ballad struggente scritta da John Petrucci, un pezzo che passa via liscio nella sua semplicità.

CURIOSITA': esiste una versione cantata dallo stesso Petrucci, potete trovarla su Youtube.

Traccia 4: The Shattered Fortress



Brano conclusivo della Twelve Steps Suite, incorpora in se i temi delle altre quattro canzoni. Come gli altri brani ha pezzi azzeccati e altri meno azzeccati; l'inizio è travolgente, epico e magnificente, poi si perde nel solito Thrash che poco c'entra con questo genere di musica. Si riprende col passare dei minuti, con dei buoni riff, anche se la qualità complessiva non è al top.

Traccia : The Best of Times

Le premesse sono altissime, con un'intro di piano struggente e una chitarra classica da far accapponare la pelle, peccato che il tutto si perda in un lungo pastone pop che non accontenta nessuno.

CURIOSITA': brano scritto da Portnoy per il padre, come per Wither esiste una versione cantata dal creatore del pezzo, in questo caso lo stesso Portnoy.

Traccia 6: The Count of Tuscany



Considerato dai più come il brano migliore dell'intero album (e l'unico al livello dei vecchi fasti) il brano parte con una lunga intro strumentale che si trasforma nella ben più dura strofa; il ritornello è anch'esso d'impatto, come il break e gli assoli. L'ultima parte è invece più distensiva e delicata, fino alla sua conclusione.
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Re: Dream Theater: la storia

Messaggio da MrMuschiato » 13/05/2015, 18:37

L'abbandono di Mike Portnoy e la ricerca del nuovo batterista

L'8 Settembre 2010 Mike Portnoy annunciò l'abbandono dei Dream Theater, dopo 25 anni di militanza. Il batterista spiegò che era sua intenzione prendere un periodo di pausa, mentre gli altri membri del gruppo volevano continuare ed incidere un nuovo album. I restanti membri del gruppo decisero subito di trovare un nuovo batterista, e vennero fatti sette nomi: Mike Mangini, Virgil Donati, Marco Minnemann, Thomas Lang, Derek Roddy, Aquiles Priester e Peter Wildoer. Le audizioni vennero filmate e diventarono il documentario Dream Theater 2011 - The Spirit Carries On.

L'arrivo di Mike Mangini e A Dramatic Turn of Events

La scelta cadde su Mike Mangini, ex Annihilator e batterista di Steve Vai, nonchè docente alla Berkley (la scuola di musica frequentata da Portnoy, Myung e Petrucci). Le registrazioni dell'undicesimo album della band, A Dramatic Turn of Events finirono il 24 Maggio, e il disco uscì il 13 Settembre. Le parti di batteria furono scritte da John Petrucci e suonate da Mangini; questo perchè il batterista, appena arrivato non conosceva ancora a fondo la musica dei Dream Theater e il loro modo di lavorare.

Il disco, come i suoi predecessori, presenta luci ed ombre, talvolta anche marcate, ad ottimi brani affianca scivoloni anche abbastanza pesanti.
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Re: Dream Theater: la storia

Messaggio da MrMuschiato » 13/05/2015, 18:50

Traccia 1: On the Back of Angels



Il primo brano del disco parte con una chitarra acustica accompagnata da suoni indistinti proveniente dalla tastiera di Rudess; la batteria è il ponte, il tramite che collega l'intro lieve ed evocativo alla ben più potente strofa; accompagnato da epiche tastiere che danno al brano una marcia in più. Il ritornello è più melodico, in puro stile Theater, l'assolo è di buona fattura, mentre la parte finale è più Prog; brano dall'ottimo tiro e dalla buona fattura un inizio azzeccato.

Traccia 2: Build Me Up, Break Me Down

Traccia abbastanza debole, fin dall'intro elettronico (!?), con strofa e ritornello troppo commerciali e con poco mordente.

Traccia 3: Lost Not Forgotten

Inizio pomposo, strofa Thrash e ritornello vicino al Power e Speed Metal, la vera forza del brano sta nella seconda strofa, preceduta da un bel cambio e col passaggio a sonorità più delicate complesse.

Traccia 4: This is the Life



Power Ballad, la prima di una (lunga) serie, dopo una rapida accelerazione si poggia su un letto soffice creato dal piano di Rudess; la chitarra entra molto bene, senza strafare, e precede la tastiera (l'Ipad? Il continuum?) di Rudess, che fa un rapido toccata e fuga. La voce è delicata e mai esagerata, neanche nel ritornello. Il brano ha una piccola impennata nella seconda parte, con effetti che avvolgono l'ascoltatore e la voce di LaBrie che non sbaglia un colpo.
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Re: Dream Theater: la storia

Messaggio da MrMuschiato » 15/05/2015, 19:56

Traccia 5: Bridges in the Sky



Pezzo che inizia con un intro tribale che si dipana per quasi due minuti, prima che la chitarra di Petrucci e Mangini facciano capolino. Il pezzo è molto duro, pur senza scadere nel Thrash; molte sono le parti Prog del pezzo, e le tastiere giocano un ruolo fondamentale qui, con fill ricercati e sempre azzeccati; il ritornello, come al solito, è molto più melodico e meno cattivo rispetto alla strofa.

CURIOSITA': Il titolo del brano doveva essere The Shaman's Trance. Questo spiega l'intro.

Traccia 6: Outcry

Brano debole che usa gli stessi suoni e le stesse idee di Build Me Up, Break Me Down; l'apertura dopo l'iniziale uso di suoni elettronici è molto bella ed evocativa, ma il tutto finisce troppo presto e lascia la scena a melodie e suoni che nulla c'entrano con il resto. La strofa in se non è delle più originali, il pre ritornello migliora ma lascia ancora spazio a suoni inascoltabili; qui il pasticcio è di Jordan Rudess, che canna ogni suono possibile. Brano con più ombre che luci.

Traccia 7: Far From Heaven

Ballata delicata senza picchi e senza cambi, manca del tutto la batteria, il brano si fa ascoltare ma non spicca per originalità.

Traccia 8: Breaking All Illusions



Brano che segna il ritorno di John Myung alla stesura dei testi dopo molto tempo, visto che firma il brano con Petrucci, autore della maggior parte dei testi dell'album, Breaking All Illusions è senza dubbio il miglior brano del disco, una perla capace di entrare nell'Olimpo dei brani dei Theater.
Il brano parte con un coinvolgente riff di chitarra dal grande tiro, per poi sfociare in una parte dove le tastiere la fanno da padrone; il pezzo successivo è contraddistinto dal tema del ritornello; tecnicismi e pezzi più Prog non si risparmiano, compresa una rapida tocca di un Hammond; la strofa è invece lenta, intimista, delicata. Dopo il primo ritornello il brano si fa più cupo e cattivo; mentre dopo il secondo ritornello è il momento di una lunga parte strumentale, con Rudess prima e Petrucci poi a farla da padrone; uno stacco, quasi una pausa, e Petrucci regala un assolo delicato, senza la velocità che normalmente lo contraddistingue; l'assolo di Rudess invece è accompagnato dal ritorno di musiche più decise, finchè si arriva all'ultimo ritornello e alla distensiva chiusura.

Traccia 9: Beneath the Surface

Il brano che conclude il disco è un'altra ballata, anch'essa senza batteria e simile a Far From Heaven; una delle due sarebbe bastata, piuttosto che entrambe.
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Re: Dream Theater: la storia

Messaggio da MrMuschiato » 16/05/2015, 19:07

Dream Theater

Non mancò, dopo l'uscita dell'album un tour mondiale con relativo dvd, Live at Luna Park, registrato il 19 e 20 Agosto a Buenos Aires. Nel 2013 i Dream Theater tornarono in studio per registrare il loro dodicesimo album. Il disco, chiamato semplicemente Dream Theater, è uscito il 24 Settembre e vede per la prima volta Mike Mangini come parte integrante della realizzazione dell'album, visto che le tracce di batteria del precedente erano state scritte da John Petrucci.

Per una recensione completa del disco vi rimando a questo topic:

http://vintagerockforum.altervista.org/ ... =53&t=1720
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