Supertramp - Analisi degli album

In questa sezione parliamo principalmente delle Band "pioniere" del Rock anni '60 e '70, come lo sono stati i Beatles, i Rolling Stones, i Doors, i Led Zeppelin, e molti altri.

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Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 20/03/2015, 13:25

Come promesso (o minacciato... [smile] ) inizio qui la storia dei Supertramp....

I Supertramp, fondati da Rick Davies (pianista jazzy e blues proveniente da una famiglia operaia di Swindon e dotato di una voce tipicamente blues) e da Roger Hodgson (bassista, chitarrista e tastierista proveniente da un'agiata famiglia della middle-class di Oxford con una voce personalissima, cristallina e acuta), nascono nel 1970 in pieno “boom” progressive, grazie ad un mecenate olandese di nome Stanley Arthur Miesegaes, amico di Davies.

La loro storia discografica si può suddividere in 4 periodi:
- Gli esordi (due album – 70/71)
- Il Trittico (tre album – 74/77)
- La svolta pop americana (due album – 79/82)
- La decadenza (quattro album – 85/2002)

I primi due album (gli esordi), sono piuttosto immaturi e frammentari.

In breve:
Supertramp (1970)
La critica giudicò generalmente in modo positivo l'album, con una recensione eseguita da Judith Simons sul Daily Express, che commentò "Questo disco d'esordio di un gruppo di promettenti musicisti-poeti è un po' più melodico rispetto alla maggior parte degli album classificati come progressive-pop". Nonostante le recensioni positive, l'album fu un flop commerciale.
L’album contiene alcuni brani gradevoli (Maybe I'm a Beggar, Try Again) tipicamente prog-pop, ma non particolarmente originali. In particolare, non è ancora nato il “sound” tipico del gruppo, appena in nuce.
Oltre a Davies e Hodgson, la formazione vede Richard Palmer (voce e chitarre) e Robert Millar (batteria).

Indelibly Stamped (1971)
Album ancora più controverso del primo, decisamente dimenticabile. Il gruppo cerca di concretizzare quello che sarà il suo stile inconfondibile iniziando ad usare il sax, ma per ora ne viene fuori solo un pasticcio poco credibile e omogeneo. La formazione è rimaneggiata. Escono Palmer e Millar (tra Davies e Hodgson e il primo c’erano state parecchie aspre discussioni) e entrano Kevin Currie (batteria), Frank Farrell (basso, piano, cori) e Dave Winthrop (flauto e sassofono).

Il “TRITTICO”

A parere di chi scrive, è questo il momento migliore della produzione dei Supertramp.
Si tratta di tre album (che io chiamo TRITTICO) che ritengo molto pregevoli e che non dovrebbero mai mancare nella discoteca di un appassionato di rock e prog.

Quindi iniziamo ad analizzare gli album singolarmente.

Crime of the Century – 1974

In generale
Album della maturità compositiva del gruppo, propone finalmente quello che sarà il loro stile inconfondibile. Nasce dopo 3 anni di riflessioni di Davies e Hodgson che portano ad avere due risultati: una formazione stabile e una qualità compositiva omogenea e originalissima.
Fondamentale l’apporto di Helliwel al sax, soprattutto dal vivo dove Davies e Hodgson si “limitano” a proporre la loro magia musicale, mentre il sassofonista fa anche funzioni di front-men simpatico e carismatico.
La formazione: Davies, Hodgson, Bob C. Benberg (batteria), John Anthony Helliwell (sax, clarino, cori), Dougie Thompson (basso).

Registrazione
Buona qualità generale, equilibrio timbrico e spaziale. Buona ripresa delle voci. Batteria qualche volta troppo brillante, ma nel complesso una buona registrazione.

Brani
School
L’armonica disegna nell’aria una melodia struggente ed evocativa, poi entrano la chitarra e la voce di Hodgson che accennano una melodia che si interrompe subito lasciando alla chitarra lo stop armonico. Ed ecco entrare la batteria e il basso e il brano si sviluppa avvolgendoci in un’atmosfera a tratti inquietante, lasciando poi spazio a un assolo di pianoforte acustico da brivido. Voto 9

Bloody Well Right
Bluesaccio davvero sanguigno che si trasforma in un’orecchiabile canzone ritmata. Arrangiamenti curatissimi, belle le voci. Da far muovere i piedi… Voto 7,5

Hide in your Shell
Sognante e inquietante, colma di speranza ma anche dolorosa, questa canzone rivela quanto siano bravi i Supertramp a creare atmosfere intime e struggenti. I cori disegnano melodie accattivanti e la ritmica cambia seguendo le sensazioni della musica. Voto 8,5

Asylum
Mini-suite molto ben strutturata, con la voce rauca di Davies e il suo piano acustico a farla da padrone. Influenze blues si amalgamano in modo convincente con aperture più prog. Voto 8

Dreamer
Canzone “leggera” e molto orecchiabile, molto ben strutturata e arrangiata, antesignana dello stile pop dei futuri Supertramp “americani”. Voto 7

Rudy
Brano lungo, molto strutturato, con cambi di atmosfera davvero interessanti. Si parte con Davies che canta sul piano acustico una melodia quasi jazz. Per poi passare alla corsa del treno sottolineata da ritmica veloce e presente, con un piano acustico ancora in evidenza e cori che sottolineano la situazione. Il finale è malinconico. Voto 9

If everyone was listening
Canzone non particolarmente riuscita, anche se gradevole. Voto 6,5

Crime of the Century
La voce di Davies si appoggia su un piano acustico suonato in stile blues. Poi l’atmosfera si incupisce, lasciando spazio a un mood tipicamente prog per poi tornare all’iniziale ritmica bluesy. Coda strumentale ossessiva e onirica, orchestrale. Voto 8

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da Hairless Heart » 20/03/2015, 19:27

Continua pure tu. [smile]
la formazione vede Richard Palmer (voce e chitarre)
Lo stesso che diventerà paroliere in alcuni album dei King Crimson (citato come Richard Palmer-James).
Siamo figli delle stelle
pronipoti di sua maestà Den Harrow

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da Il mago di Floz » 20/03/2015, 20:39

Crime of the century l'ho ascoltato poco; ma lo ricordo decisamente bello.
I can't bring you, 'cause it's just too cold; and while I'm out here digging alone, well: I'll bring you home gold nuggets in the spring.

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rim67
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da rim67 » 21/03/2015, 22:46

Album splendido :D
Una convinzione non è solo un'idea che la mente possiede, è un'idea che possiede la mente.

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da reallytongues » 22/03/2015, 9:38

Su Youtube c'è solo la title track e "School" tratta dal Live in Paris:
peccato volevo ascoltarmelo...
La voce più alta, diciamo quella più inconfondibile di chi è, di Davis o Hodgson?
la trovo irresistibile e credo che sia un poco la chiave del loro successo enorme, oltre alla qualità melodica dei loro brani più di successo
nel continente nero paraponzi ponzi bo

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Mick Channon
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da Mick Channon » 22/03/2015, 9:48

La voce piu` alta e` quella di Hodgson.Quoto rim ,album splendido
Tutti sognano di tornare bambini,anche i peggiori fra noi.Forse i peggiori lo sognano più di tutti.

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 23/03/2015, 9:38

Purtroppo sul tubo c'è pochissimo dei Supertramp originali. Si trova qualcosa di Breakfast in America e loro brani eseguiti dal solo Hodgson (e più in la scoprirete perchè).
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da reallytongues » 23/03/2015, 9:41

per fortuna "Breakfast in America" ce l'ho...
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 23/03/2015, 12:56

Consiglio vivamente il DVD "Live in Paris".
Contiene tutti i pezzi più significativi del periodo 74-79, compreso quasi tutto Breakfast.
E la band è in grande spolvero.
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da MrMuschiato » 25/03/2015, 12:53

L'ascolto del brano dei Supertramp che hai scelto per la Top 5 Progressive mi ha incuriosito, e così mi sono procurato l'album in questione, Crime of the Century. Pare interessante.
Gobelini, coboldi, elfi, eoni, la mandragora, il fico sacro, la betulla, la canfora, l'incenso, le ossa dei morti lanciate contro il nemico, i nani!

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 26/03/2015, 22:20

E si prosegue....

Crisis? What crisis? – 1975

In generale
Album che rappresenta la naturale continuazione delle idee e dello stile del precedente, ma, per chi scrive, è leggermente inferiore come inventiva e fantasia. Ben inteso, siamo sempre all’apice della creatività della band, dove ancora una volta Hodgson e Davies si suddividono voce e composizioni con leggero sbilanciamento a favore di Hodgson (6 su 10). Siamo ancora nel momento prog del gruppo che, infatti, produce alcuni brani davvero notevoli.
Si tratta comunque di un prog molto personale, dove lo stile della band, ormai consolidato, la fa distinguere da tutti gli altri gruppi del periodo. Spiace pensare che il grande successo di pubblico sia arrivato successivamente, quando la “sterzata” pop è stata così forte. Anyway, business is business…
Il titolo è stato ispirato da una frase del film “Il giorno dello sciacallo” di Zimmermann e suona piuttosto ironico: Crisi? Quale crisi? E siamo nel 75 …

Registrazione
Buona ripresa degli strumenti e delle voci, spazialità corretta. Batteria ancora una volta leggermente troppo brillante, ma in generale una buona registrazione.

Brani
Eeasy does it
Breve ballata acustica, allegra e divertente, dove la voce di Hodgson spadroneggia alla grande. Voto 7,5

Sister Moonshine
Molto celtico, questo pezzo, si distingue per la bellissima melodia cantata da Hodgson. La base di chitarra acustica lascia poi entrare un bel controcanto di hammond. Improvviso cambio di tonalità interrompe la melodia originale per poi tornarci con un bel giro di accordi. Voto 7,5

Ain't Nobody But Me
Apertura fenomenale con organo e piano a fare da base, poi parte il classico piano “percussivo” bluesy e la voce di Davies, rauca al punto giusto. Il brano si sviluppa con interventi in contrappunto del sax di Helliwell e con un ponte cantato in coro da Hodgson e Davies, quasi sognante. Gran bell’assolo di sax che ci porta verso la conclusione su un ritmo ossessivo con voci e sax che si miscelano sapientemente Gran brano. Voto 8,5

A Soapbox Opera
Inizio leggero con un pianoforte splendido che sottolinea la voce di Hodgson, cristallina. Il brano si sviluppa con ironia e gusto, con interessanti cambi di tonalità e la voce di Hodgson che dipinge melodie davvero suggestive. Poi viene lasciato spazio a un sax fantastico, struggente, con la base di piano acustico che lo sostiene, davvero emozionante. Coda che riprende l’apertura. Voto 8,5

Another Man's Woman
Inizio alla Davies, con piano acustico suonato in modo percussivo (con fade-in molto suggestivo) ma contemporaneamente anche melodico. Un modo di suonare davvero unico. La voce di Davies canta una melodia suggestiva e improvvisamente si ha un cambio di ritmo, e poi un altro ancora… E poi le melodie vocali si incrociano e entrano gli altri strumenti, con arrangiamenti davvero particolari. Continui cambi di ritmo e atmosfera contraddistinguono questo brano che si dipana senza mai annoiare. In chiusura strumentale spettacolare con piano acustico, basso, e chitarra che dialogano e si incrociano… Da non perdere… Voto 9

Lady
Wurlitzer “percussivo” introduce questa canzone simpatica e leggera. Brano un po’ troppo pop anche se presenta alcune aperture degne di nota. Voto 6,5

Poor boy
Quasi jazz…. Wurlitzer di nuovo che fa da base, e tromba con sordina che disegna le prime melodie lasciando poi spazio al sax. Sapiente miscela di rock, blues e jazz con splendida voce di Davies, bel ritmo che non lascia fermi piedi… voto 7,5

Just a Normal Day
Inizio inquietante con piano acustico e synth che disegna melodie acide, ma il ritmo è rilassante e la voce di Davies canta una melodia quasi jazz anni 40. Entra poi Hodgson a fare da controcanto con un’altra melodia. Il brano è lento e non particolarmente coinvolgente. Voto 6,5

The Meaning
Bell’inizio con chitarra acustica che fa da base sotto una melodia di sax alto quasi orientaleggiante. Si staglia in alto poi la voce di Davies, disegnando una splendida melodia sottolineata da basso e sax tenore. Davvero suggestivo. Poi entra la batteria a sottolineare il successivo ponte son un bell’intreccio di chitarre acustiche. Breve ma intenso solo di sax che lascia spazio al ritorno della melodia iniziale sottolineata dalla batteria. Davvero un grande brano. Voto 8,5

Two of Us
Lenta ballata acustica, con una discreta melodia. Non particolarmente coinvolgente. Voto 6

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da Mick Channon » 26/03/2015, 22:27

"Lady" non avrebbe sfigurato in "Breakfast in America"
Tutti sognano di tornare bambini,anche i peggiori fra noi.Forse i peggiori lo sognano più di tutti.

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 26/03/2015, 22:28

Già... ottima osservazione.
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 08/04/2015, 13:02

E proseguiamo... sperando in una maggiore partecipazione... [fisc]

Even in the quietest moments – 1977

In generale
I Supertramp si sono definitivamente trasferiti negli Stati Uniti e qui registrano il terzo album del “Trittico”.
Even è anche l’ultimo album veramente prog della band, che successivamente scivolerà, prima in un pop di alto livello, e dopo in un guazzabuglio sonoro senza molto senso.
Ma procediamo con ordine. Even è un bell’album, che contiene canzoni davvero notevoli che lasciano il segno e fanno divertire, pensare, sognare.
Registrato a Los Angeles, è da notare che il titolo e la copertina sono influenzati dalle esperienze ascetiche avute da Hodgson durante un viaggio in India, in particolare l'incontro con il santone Babaji, che dà il titolo ad una delle canzoni.
L’album si distingue per i suoni acustici di chitarre e piano e per le aperture sinfoniche della suite Fool’s Overture, brano davvero notevole e di largo respiro.

Registrazione
Fa respirare gli strumenti e propone una prospettiva sonora ampia e mai esagerata, rispettando le atmosfere dei brani. Nel complesso una buona ripresa.

Brani
Give a little bit
Chitarra acustica e voce di Hodgson pennellano questo quadretto di musica quasi folk, davvero delicato e divertente. Bella la melodia che viene retta in modo esemplare da un bel tappeto di chitarra acustica. Breve solo di chitarra elettrica e poi ancora una bella coda quasi folk. Voto 7,5

Lover boy
Il piano acustico introduce la bella voce bluesy di Davies. Brano complesso nelle armonie e melodie, cambia spesso atmosfera, pur rimanendo sempre nel solco bluesy. Belle le aperture corali supportate dalle tastiere che fanno da base. Nel complesso un bel pezzo, vario e divertente. Voto 7

Even in the quietest moments
Piccolo capolavoro acustico, con la voce di Hodgson che svetta per intensità e capacità di donare emozioni. La chitarra acustica, suonata in modo esemplare, fornisce la sofisticata base per la melodia vocale di Hodgson.
Splendido. Voto 8,5

Downstream
Quasi la risposta alla chitarra acustica e alla voce di Hodgson, qui i protagonisti sono il piano acustico e la voce di Davies, questo brano è semplicemente delizioso. Tutto da ascoltare. Voto 8,5

Babaji
Il brano più “cool” (si direbbe oggi) dell’album, ispirato, come detto, ad un santone indiano, scorre via leggero con la bella voce di Hodgson e le chitarre acustiche che fanno da base. Pezzo gradevole, ma di questo album preferisco altro, qui siamo quasi nel pop del futuro… Voto 6,5

From now on
Lungo brano caratterizzato da un riff iniziale di piano che rimane impresso. Bella la voce di Davies che si staglia in un grido iniziale, quasi a voler farsi sentire in tutto il mondo. E’ un pezzo caratterizzato da cambi di atmosfera e da ritmi quasi trascinati, un po’ jazzy. Nella parte strumentale, si distingue il bel solo di sax retto da un piano acustico splendido, in contrappunto alla base ritmica di basso e batteria. Voto 8

Fool’s overture
Suite sinfonica, capolavoro dell’album e forse dell’intera produzione della band.
All’iniziale melodia di piano acustico, si aggiungono strumenti orchestrali a fiato con rumori di varia natura che preparano il cambio di atmosfera. Inizia una base di basso potente, quindi si aggiunge la batteria. I fiati orchestrali spezzano il ritmo in contrappunto… un brano assolutamente da gustare più volte… Voto 9,5

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da reallytongues » 08/04/2015, 13:20

ho ascoltato "Crisis? What Crisis?" su youtube (versioni live) e mi sembra abbastanza distante dal progressive
se il precedente poteva essere inserito nel calderone prog per alcune ricercate soluzioni strumentali questo mi sembra più simile all'artrock di gruppi come i Ten CC, dove il pop e il rock vengono presi per quello che sono e inseriti in un contesto elegante e sofisticato
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 09/04/2015, 9:24

Posso concordare con te, Really, anche se bisogna sempre ricordare (a mio avviso) che i Supertramp hanno creato un particolare stile miscelando elementi jazz e blues a quelli del rock sinfonico, utilizzando in modo originale il piano elettrico. Crisis in effetti è meno "potente" rispetto al precedente Crime e al successivo Even. Come infatti scrivevo, è l'album meno riuscito del "trittico", forse perchè la band aveva un piede negli States ma non si era ancora trasferita del tutto. Suggerisco l'ascolto di Even, trovo che contenga dei brani davvero notevoli, tutta un'altra pasta della successiva colazione...
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da theNemesis » 14/04/2015, 23:15

Facciamo colazione? [smile]

Breakfast in America – 1979
In generale
Registrato a Los Angeles, rappresenta per la band il “botto” commerciale (18 milioni di copie vendute in tutto il mondo). La svolta pop è grande rispetto agli album del “trittico”, ma si tratta comunque di un pop di lusso, estremamente sofisticato, orecchiabile ma di grande spessore e con pochissime cadute.
E’ l’apoteosi del loro stile sgravato dalle sfaccettature prog (quasi del tutto), e pensato solo per piacere e per durare nel tempo. Infatti, non si tratta di mero successo commerciale, cioè di vendite, ma di successo emozionale. I brani si imprimono nella mente e non ne escono più fuori. Ancora oggi, a distanza di quasi 35 anni, “The logical song” o la stessa “Breakfast in America” (giusto per citarne due) sono riconosciute da chiunque perché ancora oggi si sentono in giro.
Basti pensare che quando uscì, dominò classifiche e passaggi radio per un anno, e tutto questo in piena epopea punk e new wave.
Un breve cenno ai testi. Solo in apparenza “leggeri” e incentrati sul sogno americano, in realtà si riesce subito a cogliere l'amarezza e la disillusione tipicamente inglesi (e forse europee), nascoste sotto la patina dell'ottimismo di maniera.
Purtroppo, il dopo-colazione non è stato più così fecondo di idee.

Registrazione
Ottima sotto tutti i punti di vista, spazialità corretta, buona ripresa di strumenti e voci. Accurato bilanciamento dei toni.

Brani
Gone Hollywood
Il piano arpeggia in fade-in, entra la chitarra pesante sotto e le voci di Davies e Hodgson si rincorrono. Ottimo proseguio con piano e sax che dialogano lasciando poi spazio alla voce di Davies. Grande apertura finale con bel coro contrappuntato dalla chitarra di Hodgson e coda nuovamente con piano, chitarra e cori in evidenza. Siamo ancora al confine col prog, soprattutto per le atmosfere e i cambi di tonalità e ritmo. Voto 8

The logical song
Tormentone dell’epoca, conosciutissima, stra-cantata e suonata in tutte le salse… voto 7

Goodbye stranger
Idem come sopra… Voto 7

Breakfast in America
Idem come sopra… Voto 7

Oh Darling
Canzone d’amore, un po’ troppo melensa e priva dell’originalità se non per l’uso del solito Wurlitzer. Non è ai livelli delle migliori dell’album. Voto 6

Take the long way home
E qui si torna a livelli alti. Il piano fa da base alla bella melodia con la voce di Hodgson che svetta. Belli gli arrangiamenti e la linea di basso. Voto 7

Lord is it mine
Ballata lenta con il piano in evidenza. Cantata in modo esemplare, forse un po’ troppo sdolcinata. Voto 6,5

Just Another Nervous Wreck
Il Wurlitzer apre con la voce di Davies una melodia “nervosa”, come il titolo dice. Poi una bella apertura fa decollare il pezzo, con arrangiamenti essenziali ma molto efficaci. Voto 7

Casual Conversation
Pezzo d’atmosfera tutto giocato sul piano elettrico e voce. Batteria quasi da night… Voto 6,5

Child of vision
A parere di chi scrive, il brano migliore di tutto l’album. Si torna alle atmosfere prog del “trittico”. Arrangiamenti davvero curati, si respira aria sognante e disperata allo stesso tempo. La base di Wurlitzer, quasi ossessiva, dialoga col basso e il tutto fa da fondamenta alla voce ispirata di Hodgson su di un tappeto di tastiere rarefatte. Entra poi Davies a fare da controcanto e a introdurre il riff corale, quasi orchestrale. Coda strumentale dove il piano acustico disegna un assolo da ricordare e chiusura finale del sax. Voto 9

https://www.youtube.com/watch?v=AqQ9pXjPLKg
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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da Watcher » 15/04/2015, 7:13

Concordo con Nemesis per i voti alti dati a Gone Hollywood e Child of Vision ed in generale alle altre. Si tratta sì di pop, ma pop di classe. Riascoltandolo nel tempo non mi stanca, e questo per me è un indice di qualità del prodotto.
Quando mi contraddico ho ragione due volte.

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da rim67 » 15/04/2015, 8:05

theNemesis ha scritto:Take the long way home
E qui si torna a livelli alti. Il piano fa da base alla bella melodia con la voce di Hodgson che svetta. Belli gli arrangiamenti e la linea di basso. Voto: 7
Una delle canzoni che più mi piace dell'album, personalmente gli do un 9 [hearts]
Una convinzione non è solo un'idea che la mente possiede, è un'idea che possiede la mente.

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Re: Supertramp - Analisi degli album

Messaggio da Mick Channon » 15/04/2015, 10:29

Quoto rim, alzerei molto il voto per Take the long way home
Tutti sognano di tornare bambini,anche i peggiori fra noi.Forse i peggiori lo sognano più di tutti.

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