Phish

In questa sezione parliamo principalmente delle Band "pioniere" del Rock anni '60 e '70, come lo sono stati i Beatles, i Rolling Stones, i Doors, i Led Zeppelin, e molti altri.

Moderatori: MrMuschiato, Harold Barrel, Watcher, Hairless Heart, reallytongues

Avatar utente

rim67
Vintage Rocker
Vintage Rocker
Messaggi: 1620
Iscritto il: 06/04/2013, 22:23

Re: Phish

Messaggioda rim67 » 25/08/2016, 19:34

Ebbravo Carlo :D
La vita dentro agli occhi dei bambini denutriti, allegramente malvestiti, che nessun detersivo potente può aver veramente sbiaditi.

Avatar utente

Autore del Topic
Carlo Maria
Giovane Rocker
Giovane Rocker
Messaggi: 357
Iscritto il: 03/06/2015, 22:34

Re: Phish

Messaggioda Carlo Maria » 11/09/2016, 10:34

E i rumors parlano di un possibile tour Europeo per il maggio dell'anno prossimo! [hearts] [hearts] [hearts]
Mi sa che mi prenderò un mese di ferie e girerò l'Europa in autostop! :lol: :lol:
Se passano dall'Italia ve li pomperò finché, sfiniti, non verrete a vederli pure voi! :D :lol: [bop] [bop] [exc] [exc] [exc]

Inoltre, hanno annunciato il loro nuovo album per ottobre! [hearts] [suddito]

Avatar utente

Autore del Topic
Carlo Maria
Giovane Rocker
Giovane Rocker
Messaggi: 357
Iscritto il: 03/06/2015, 22:34

Re: Phish

Messaggioda Carlo Maria » 14/07/2017, 0:10

E niente... io continuo da dove ho finito, ossia quest'anno torno negli Stati Uniti (questa volta New York) per seguire i miei Phish! [hearts] [hearts] [hearts] [hearts] [hearts]
Si esibiranno ben TREDICI VOLTE in tre settimane al Madison Square Garden.
Io andrò a vedere sicuramente lo show del 1 agosto, giorno in cui compirò 40 anni (e che per questo non avrei potuto festeggiare in modo diverso), ma se potrò, reperirò i biglietti di altre date, magari partecipando alle code per i biglietti omaggio che i Phish organizzano sempre.
Che emozione... l'anno scorso non vi ho descritto i miei stati d'animo, mi pare, ma merita forse che vi riporti ciò che ho scritto ad alcuni cari amici.
Qui di seguito le lunghe osservazioni:

Il mio viaggio d'avvicinamento ai concerti dei Phish parte da lontano: nel 2014 avevo deciso che dopo la laurea mi sarei premiato e sarei andato negli Stati Uniti ad ascoltare il mio gruppo preferito, visto che di venire in Europa loro non ci pensano proprio. Mi sono però laureato l'11 dicembre e quando ho guardato on-line i biglietti per il concerto di fine anno a Miami erano già esauriti.
Ho deciso quindi che avrei rinviato all'estate del 2015. L'anno scorso si era presentata anche la più succulenta delle occasioni: i Grateful Dead si riunivano dopo vent'anni per festeggiare il cinquantennale con una serie di 5 concerti. Alla chitarra, l'oneroso compito di sostituire l'indimenticabile Garcia spettava proprio a Trey Anastasio dei Phish. Avrei preso due piccioni con una fava! Ancora una volta, però, il fato mi ci si è messo contro: proprio in quei giorni di fine giugno e inizio luglio avevo l'esame di stato per l'accesso all'albo degli assistenti sociali e ho dovuto rinunciare nuovamente. Non dico quanto rammarico io abbia avuto, in quei giorni, ad essermi perso un evento unico per sostenere un esame oneroso (500 euro) che in quell'occasione ho pure fallito. No comment. Fatto sta che da allora è passato un altro anno, l'esame di stato l'ho superato a dicembre e, quando a febbraio sono usciti i biglietti per il nuovo tour estivo, non ci ho pensato due volte e ho acquistato tutte le 5 date californiane. Un mese dopo scoprivo che anche i Dead & Company avrebbero suonato a Chula Vista (cittadina attaccata a San Diego) appena 4 giorni dopo i Phish e ho comprato anche uno dei loro carissimi ticket. Totale: 6 concerti.
A quel punto, ho avuto 4 mesi di tempo per strutturarci attorno quello che mi prospettavo come "il viaggio della vita". E, a posteriori, tale è stato: le città americane che ho visitato (San Francisco, Los Angeles e San Diego) sono state meri scenari, i fondali assai pregevoli (in due casi su tre) di un tragitto che nella memoria resterà scolpito per le emozioni datemi dalla musica e per il calore regalatomi dalle persone.
Sono partito il 14 luglio; ho volato con Air Berlin. Nulla da dire: compagnia preparata e viaggio perfetto, anche se troppo lungo per i miei gusti e, dunque, noiosissimo. Sto scoprendo a malincuore che ho paura di volare: da ragazzino non mi era mai capitato, ma adesso sono alcuni anni che durante i decolli e gli atterraggi faccio fantasie di morte e la vivo con agitazione al minimo sobbalzo.
Giunto a San Francisco, mi reco nel primo hotel in cui dovrò soggiornare, che nella graduatoria di Tripadvisor sta un gradino sotto al dormire ai giardini antistanti la stazione centrale di Milano. All'ingresso mi accoglie un odore di moquette marcia che mi fa subito ipotizzare la presenza di un cadavere sbudellato, sul quale si siano attardati per giorni a orinare. La camera è apparentemente pulita, ma preferisco igienizzarla da capo a piedi di nuovo.
Nei tre giorni successivi nulla da segnalare: me li sono presi per visitare la città e per attutire l'effetto del fuso orario (e ho fatto bene visto che andavo a dormire tipo alle 15...), ma nel mentre sono riuscito anche a scottarmi come un'aragosta, impresa ardua in una città in cui non si superano i 18° neanche se ti aliti addosso dopo aver mangiato piccante. Dimostrando un attento studio delle condizioni meteo d'arrivo, però, io non avevo portato con me né una giacca né una maglia e nemmeno una camicia: solo t-shirt. Ho scelto allora, da buon barbone quale sono, di adottare il metodo Douglas Adams: usare l'asciugamano. Me ne sono avvolto uno attorno alla pancia e l'ho stretto nei vestiti. Risultato: a meraviglia, non ho avuto freddo e ho retto bene al ventaccio di quella città.
Il 18 è il giorno del mio primo concerto e sono emozionato che non vi dico. Mi sono messo la sveglia alle 7 del mattino. Doccia già fatta la sera prima, provvedo a ingollare una sostanziosa colazione e mi reco in loco che sono le 8 e 10. Prima di me ci sono già una ventina di persone. Alcuni, col sacco a pelo, mi danno ad intendere che arrivano dalle precedenti date al Gorge Amphitheater e che hanno dormito lì, per terra. Per non apparire totalmente scollegato dalla realtà, riporto a questo punto anche la prima delle annotazioni negative relative alla città hippie per eccellenza: decisamente bellina e caratteristica, sia chiaro (mi è piaciuta assai), ma presenta il maggior numero di persone senza fissa dimora che io abbia mai visto. Addirittura, nel breve tragitto a piedi che separa l'hotel dal palazzetto (15 minuti) una mattina arrivo a contare 84 senza tetto. Numeri che non ho mai visto altrove. Durante la mia permanenza in quella città, incontrerò diversi predicatori vaneggianti e persone che hanno smarrito da tempo la lucidità di pensiero.
Torniamo al mio primo concerto. Sono in fila. I primi con cui farò conoscenza sono Dylan e Sara Elisabeth. E mi adorano fin da subito. Io sono un fiume in piena, un concentrato di entusiasmo e logorrea che fa sì che io spieghi a chiunque del mio viaggio e del fatto che io l'abbia intrapreso solo per vedere i Phish. Mostro loro anche lo striscione che ho creato, da mostrare alla band. Il mio pessimo inglese non mi impedisce il dialogo: riesco ad arrangiarmi e a intavolare discorsi senza particolari problemi. Al massimo, mi faccio ripetere talvolta i concetti. Intanto la fila si allunga: accanto a Dylan si collocano i fratelli di costui, Derek e Joh Shua; alle mie spalle faccio la conoscenza con la famiglia Orr: Pete, Kate, Nicholas e Casey. Tutti e 4 fan sfegatati, hanno seguito tutto il tour e arrivano dall'est. Pete, il padre, letteralmente mi adotta: temendo un mio colpo di freddo, mi cede la sua maglia e resta in camicia (farà altrettanto anche nei giorni successivi). È incredibile come la mia emozione per lo show che sto per vedere si trasformi nell'emozione di queste persone, entusiaste (per davvero) di esser partecipi del mio "battesimo Phish". Agli otto nominati, il primo giorno devo giustamente aggiungere anche Kealy, un ragazzo di una cortesia straordinaria. Nove ore dopo, alle 17, quando io mi sarò staccato dalla coda per il primo istante solo per attraversare la strada e andare al bagno pubblico e l'organizzazione, proprio in quell'istante come sfiga vuole, avrà deciso di attribuire i 50 numeri ai primi fan arrivati, sarà lui a correre ad avvisarmi, in modo che rientri, e a parlare con l'organizzazione per farmi ottenere un pass.
La mia gioia, quando alle 18 si apriranno i cancelli, la si può vedere in questa foto e in quel 51 sul dorso della mia mano.

Immagine

Fra gli aspetti caratteristici del pubblico Phish, che non ho riscontrato in nessun altro concerto a cui sono stato (neppure, successivamente a quello dei loro maestri Grateful Dead) è l'ordine ed il rispetto reciproco. Siamo entrati nel palazzetto in fila indiana, camminando. Ognuno si è collocato nel posto migliore in base al numero che aveva sul polso e ciascuno ha sdraiato un telo in terra per delimitare il suo spazio. Quando poi, alle 20 e 10, è iniziato lo show, ognuno alzandosi è rimasto nel suo spazio e nessuno si è accalcato sulle file dinnanzi, per avvicinarsi maggiormente al palco. Questo ha fatto sì che ogni spettatore avesse circa un metro di distanza in ogni direzione dai propri vicini, utilizzato per ballare sfrenatamente a proprio piacere. Se qualcuno dalle retrovie provava a infilarsi, veniva ricacciato indietro con decisione.
Ecco un esempio:

Immagine

Come noterete, la foto non è mia. Per la prima volta in vita mia, fare le foto e i video dell'evento non mi interessava: ho voluto vivere la musica appieno. Solo di rado ho fermato il mio ballo frenetico da orso per scattare un'istantanea.

Il concerto. La prima data al Bill Graham Civic Auditorium di San Francisco è stata ottima. La band ha suonato per circa due ore e 50 minuti, così distribuiti: un primo set da un'ora e venti minuti, poi 40 minuti di intervallo, poi un secondo set da un'ora e un quarto, due minuti di pausa e infine un ultimo quarto d'ora coi bis.
Musicalmente preparatissimi, i quattro formidabili artisti hanno dato davvero il meglio di sé ed il pubblico era entusiasta. Il tripudio di luci, il coinvolgimento emotivo, le lunghe jam del secondo set, molti sono i fattori che hanno portato al successo della serata. E quando la band ha chiuso con "Run Like An Antelope" molte teste si sono girate verso di me per cogliere la mia gioia, visto che nel pomeriggio avevo dichiarato essere uno dei miei brani preferiti.

Davvero rischierei di ripetermi, a descrivervi nel dettaglio ogni singola emozione provata ad ogni data. Vi basti sapere che i tre concerti a San Francisco sono stati portentosi, uno migliore dell'altro, in un crescendo straordinario. Durante la seconda e la terza serata ho avuto anche delle visioni, e sospetto che parecchio merito vada attribuito alle pipe da marijuana, che là sono legali per scopi medici, e sono diffusissime: non ho fumato, ma sono stato nello stesso ambiente con tutta una serie di fumatori incalliti e il risultato secondo me è stato l'effetto del fumo passivo! [SM=x74933]
Fatto sta che durante la seconda serata per una frazione di secondo il pubblico è letteralmente sparito tutto quanto: c'eravamo solo io e Trey Anastasio che stava facendo il suo assolo. Ricordo con precisione le luci rosse che in quel momento venivano proiettate e la percezione totale di smarrimento: mi ero perso. È durata poco, ma si è fissata intensamente in me. Interessante.
Durante la terza notte, invece, le luci blu sono state le padrone di un secondo istante condiviso solo da me e da Trey: ad un certo punto il chitarrista della band ha cominciato ad andare a scatti, ma non come in un video in streaming con problemi di buffering. I movimenti dell'artista, infatti, erano innaturalmente accelerati e poi s'interrompevano per una frazione d'attimo, poi nuovamente affrettati e di nuovo bloccati.
Al netto dell'ironia di cui sopra sulle pipe, i giochi di luci e le mie condizioni emotive di estrema eccitazione hanno contribuito sicuramente non poco, ma anche le condizioni umane: vi era una totale sintonia tra i pubblico delle prime file, la "Linea", coloro che ogni giorno si ritrovavano dal mattino. Il rispetto reciproco e lo spazio concesso hanno agevolato una sorta di "trance collettiva" che si verificava nei momenti più significativi dello show. Tra le prime file si respira gioia, un qualcosa di quasi corporeo. I balli ne sono stati la manifestazione esteriore, una sorta di culto dionisiaco contemporaneo, laddove non mancano nemmeno, come nell'antichità greca, persone addobbate con (finte) pelli d'animale.

La foto riassuntiva dei primi tre giorni sarà questa:

Immagine

In essa, al centro, potete vedere Jeff Bear Numen, mentre non ho foto di Stardust Bear, il suo degno (e adorabile) corrispettivo femminile.

Il pubblico delle prime file perde in parte il contatto con la prestazione musicale della band: gli occhi si chiudono, le mani volgono al cielo (da cui a volte cadono coriandoli colorati o palloncini o altro).
Ecco alcune foto che trovo molto ben fatte e rappresentative:

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Nel mentre, la città andava avanti coi suoi problemi e le sue difficoltà: il giorno del secondo concerto sono stato attratto da una manifestazione dinnanzi al comune (l'edificio si affaccia sulla stessa piazza dell'auditorium). Sono andato a curiosare: si trattava di un gruppo di denuncia che contestava la "polizia mafiosa e assassina" di San Francisco ed esponeva cartelli vari, tra cui uno mi ha particolarmente impressionato perché elencava i morti per mano dei poliziotti della cittadina negli ultimi 15 anni... e l'elenco era davvero lungo.
Il secondo giorno ho anche appreso che la Fondazione Mockingbird che ruota attorno ai Phish, quando ci sono eventi che vedono la band impegnata per più giorni in una stessa città, organizza la possibilità di vedersi uno degli show gratis per coloro che altrimenti non se lo potrebbero permettere. Avviene quindi che fuori dal locale si creano due code: una è la "Linea" coi primi arrivati del mattino, la seconda è quella relativa ai meno abbienti.
Nel mentre, ho conosciuto Tim, Olivia, Dan, Alexandra, Spencer, Jim, Bob, Jamtendra, Alyssa, Amy, Chris, Laura Elisabeth, Kathee, Katy, Keyleigh, Mack, Kc, Marcia, Michael, Samilly, Sean, Zack, Jonn, Karen, un altro Tim, e ciascuno mi ha lasciato qualcosa.

Il secondo concerto è stato formidabile, mentre credo che il terzo sia stato persino superiore, ma questa è un'opinione condivisa solo da una parte dei fan.
Durante la terza serata sono riuscito a mostrare il mio striscione alla band. Trey Anastasio e Mike Gordon lo hanno letto, sorridendone e salutandomi.

Immagine

Immagine

Durante l'ultima serata a Frisco, culminata per me nell'esecuzione del mio altro brano preferito, ossia "David Bowie", la band ha eseguito anche una cover a cappella molto riuscita di Space Oddity, proprio del Duca Bianco.

Immagine

Poi è giunto il momento di trasferirsi a L.A..
Svanita la possibilità di avere uno strappo dalla band, mi sono dovuto organizzare diversamente, ossia col bus. Los Angeles è stata la parte meno piacevole del mio viaggio. Più o meno tutto è andato storto: 8 ore di autobus con aria condizionata mal funzionante, una volta a destinazione mi sono arrangiato per arrivare ad Inglewood (dove avevo l'albergo) usando altri autobus cittadini. Ho assistito personalmente ad altro degrado: un pappone che picchiava la sua prostituta dopo un alterco e una piccola gang di gente di colore che insultava tutti gli automobilisti che si fermavano al semaforo rosso solo per il piacere di provocarli. Quando sono arrivato in albergo erano le 20 e le mie carte di credito non funzionavano (neanche una su due!) e ho dovuto reperire un taxi a credito e cercare un punto Wells Fargo. Giunto in albergo di nuovo, ho dovuto rifare la coda (eterna) per il check in, ho assistito ad un pesante litigio tra una delle addette ed un cliente, con tanto di insulti gridati ad alta voce da entrambi. Nel momento in cui mi è stata consegnata la chiave pensavo che la giornata spossante fosse finalmente finita, ma sfortunatamente proprio in quel momento l'albergo ha avuto un problema con le chiavi e insomma... la mia non apriva la camera. Com'è e come non è, sono riuscito ad accedere alla mia stanza solo dopo le 22... stanchissimo!

L'albergo di San Diego è il migliore dei tre, anche se ha la particolarità che la donna delle pulizie, Alicia, una messicana sui quarantacinque anni e molto simpatica, vorrebbe entrare in camera a pulire quando lo stabilisce lei, cioè irrimediabilmente quando dormo io. L'hotel in questione ha anche una seconda caratteristica: che ca**o ci faccio io a San Diego se gli ultimi due concerti che devo vedere sono a Chula Vista????
L'agenzia viaggi mi aveva mostrato, cartina alla mano, che quest'ultima località fosse una sorta di periferia allargata di San Diego. È vero, ma dista lo stesso 11 miglia, pari a quasi 17,7 km da fare sotto il sole cocente del confine sud degli Stati Uniti. Secondo il mio google maps mi ci vorrebbero 3 ore e 45 minuti per arrivare. È mattina, sono circa le 8 e mezza. Scrivo a Shafty, ma mi spiega che è un po' brillo e non può usare l'auto. Mi avvisa anche che loro prevedono di arrivare tardi, a pomeriggio inoltrato, e che si siederanno in alto, sui prati. L'ultimo concerto è infatti in un anfiteatro incavato nel terreno di una collina; oltre le più alte gradinate ci sono i prati in pendenza che portano alla cima. "Voglio stare easy, man, mi spiega il mio socio: vediamoci dopo lo show: passo del gran tempo con te!". Come dir di no al mio amico galantuomo?
Nel mentre però resta il problema mezzo di trasporto. Ignorando la buona funzionalità del servizio di metro locali (l'avrei scoperto solo due giorni dopo), mi tocca affidarmi ai taxi e spendere 40 dollari. Arrivo là che è mezzogiorno, ma sono tranquillo sul mio posto perché il biglietto riporta che si tratta di un concerto da vedere seduti, in quanto ci sarebbero sedie fin sotto il palco. E io ne ho una in ottima posizione. Manco per le palle: c'è tutto uno spiazzo antistante il palco a general admission e sul biglietto è riportato un dato errato solo perché così conteggiano quanti paganti in piedi fanno accedere nell'area. Mi tocca quindi sistemarmi più indietro, questa volta: sto intorno alla decima fila. Mi piazzo abbastanza centrale.
La seconda scoperta negativa la faccio poco prima di accedere nella struttura: l'organizzazione non consente gli zainetti. Spiego loro che ho fatto a piedi 11 miglia (mentirei su mio padre, in situazioni simili), che ci ho messo oltre tre ore e che sono solo e non ho auto dove riporlo. Mi fanno passare, a patto che lo consegni allo sportello informazioni. Provvedo ad eseguire, non prima di essermi cambiato ed essermi messo i pantaloncini corti.
Terza nota di fastidio: essendo una struttura isolata dalla cittadina, fanno monopolio sui prezzi di bibite e cibi, con risultati assurdi... un litro di acqua= 7 dollari. Mortacci loro.
Spendo 17 dollari per una baby pizza e, appunto, per l'acqua. A questo punto, sono pronto per tornare sotto il palco. Faccio il giro tra le linee e saluto tutti quanti. È il mio ultimo concerto, tutti mi fanno la festa. Auguro a ciascuno il miglior show della vita e loro fanno altrettanto.
Questa volta sono collocato tra estranei, essendo un po' più indietro del solito, ma non resteranno tali per molto e prima dell'inizio dello spettacolo mi sarò già fatto una serie di nuove amicizie.
I Phish attaccano davvero presto, verso le 19 e 15, quando ancora c'è la luce del sole e regaleranno una prestazione davvero notevole, superiore a quella di Los Angeles e in linea con le serate di Frisco.
La band mi regalerà brani che adoro come Harry Hood, Carini, Also Sprach Zarathustra, 555, Water in the Sky, Wolfman's Brother, 46 Days, Reba, Tube.
E sulle note della stupenda Tweezer Reprise, si concluderà l'ultimo concerto dei miei Phish.
Passo la mezz'ora successiva a salutare gente, a dare e ricevere abbracci da tutti, a fare qualche foto e a ricevere e fare promesse di ospitalità se mai ci si dovesse rincontrare in U.S.A. o in Italia. Ciascuno di loro mi manca un sacco.

Avatar utente

Narcissus
Apprendista Rocker
Apprendista Rocker
Messaggi: 62
Iscritto il: 20/01/2017, 20:32

Re: Phish

Messaggioda Narcissus » 06/08/2017, 20:06

Bellissimo racconto e bellissima esperienza, resto sintonizzato per il tuo prossimo post (se ci sarà) e ti auguro di vivere emozioni migliori al prossimo tour.
Nel frattempo chiedo a te o ad altri di consigliarmi qualche cosa di questa band che non conosco per niente...
Prima o poi tutti ascoltano i Genesis, anche voi dovrete ascoltarli. E quando questo avverrà, desidererete averlo fatto dall'inizio.
- Keith Emerson


Torna a “"Classic" Rock”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron