A passion play

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Il mago di Floz
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A passion play

Messaggio da Il mago di Floz » 06/07/2015, 16:46

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In sala tutto tace.


* * *

Atto I

Tu-tum.

Tu-tum.

Tu-tum.

“Mi vedete ancora? Perfino qui?”

Ronnie Pilgrim è appena morto.

Ora sta assistendo al suo funerale – in un cimitero, una mattina d’inverno, i suoi amici rimasti sulla terra in fila, senza quasi fiatare.

C’è trambusto lungo Fulham Road, ma il mistero sacro è silenzioso.

(Un angelo raggiunge Ronnie Pilgrim e, come fosse una Beatrice dantesca, lo accompagna per le lande ghiacciate del purgatorio.)

NESSUNO.

(Ma qualcuno da trovare.)


* * *

“Non sto capendo nulla. Sarà meglio che mi rilegga il libretto (si può sapere che ci vuoi comunicare, Rena?)”

* * *

Atto II

Una sala di proiezione. La banca della memoria.

Ronnie Pilgrim vede la sua vita inglese – cricket, regina, tempo, cavalli.

Ti abbiamo filmato, sei parte della rappresentazione; e sai cosa? Ecco il tuo documento d’identità.

Come ti senti ad essere nella rappresentazione?

Ah, un certo George ha rubato la verginità della tua sorellina (ha proprio esaminato il suo corpo ); ma tu non ti preoccupare.

Come ti senti a recitare la rappresentazione?

I cani ululano, ma è l’unico modo per togliere qualche vita al gatto.

Prosegui; ecco, bravo: il camerino è lì dietro.

Come ti senti a essere la rappresentazione?

Ma…

Avanti, di’: sei tu che sei qui per farci divertire? O siamo noi che siamo qui per la gloria, per la storia, per la sanguinaria soddisfazione di dirti quanto tu sia assolutamente orrendo?

C’è trambusto lungo Fulham Road. Ma nella foresta si danza.


* * *

Riprendete posto, signori!

“Mi scusi, buon uomo: ora che c’è l’intervallo – lo capisco mica questo siparietto della lepre: cioè, divertente, ma che c’entra? – mi potrebbe spiegare quello che abbiamo visto nei primi due atti? Nemmeno lei ha capito, eh? Ah, sì? Io no. Mannaggia. Mi spiegher… ah, ricomincia.”


* * *

Atto III

Due giorni dopo. Ufficio di G. Oddie e suo figlio.

Sarebbe questo il paradiso? (Gente mangia in un angolo, vecchi che ricordano i bei tempi andati, ragni ovunque). Tanta fatica per salire fin quassù, e poi questo?
Diamine, Dio, ho il diritto di sbagliare!

D’accordo, la luce, ma il diavolo grida “Di più!”
Ho fatto richiesta per poter accedere in quel paradiso dimenticato che voi chiamate Inferno.

(Non feci altro che dar fuoco alla paglia; poi me ne andai in un batter d’occhio.)

Rito primitivo. A torto.

(Chiamato per nome, sono quello che sorveglia su di voi.)


* * *

“Lucy… Chi è Lucy? Forse è la ballerina morta che sanguina dalla bocca? O quella che danzava nella foresta, magari è sempre lei. Perché ancora non capisco?”


* * *

Atto IV

Fuggi dal gelido Lucifero!

(Beh, ma non ho preso nemmeno una piuma dal suo cuscino).

Che sbaglio!

Darei la mia aureola per un corno; e il corno per il cappello che avevo un tempo.

(Siamo tutti salvi, nella tomba – ci vediamo per il tè del pomeriggio.)

Oh, ma il capostazione sta suonando la campanella: c’è il treno col quale sono arrivato!
Ringrazio tutti per avermi fatto sentire il benvenuto; starei qui, ma le mie ali si sono appena spezzate.

Magus Perdé. Esprimi un desiderio per fermare la pioggia.

Rompete il cerchio. Allungate la linea. Invocate il diavolo.

Io sono qua, viaggiatore nella vita.
I passeggeri del traghetto aspettano di essere vivi.

Uomo – figlio di uomo – compra la fiamma della vita eterna.
Fa’ rotolare via la pietra dell’oscurità.

ESSERE.

(C’è trambusto lungo Fulham Road, nel mistero sacro che dura da sempre.)


* * *

“Ma dai, ma che è?
Buon Dio, sembra la Divina commedia, ma è tutto così… come dire, inglese.”
(Così pensava lo spettatore dello spettacolo messo in scena da Rena Sanderone.)

Certo, magari la storia non l’ha capita granché; del resto nemmeno lo spettacolo dell’anno precedente – “Come si chiamava? Tipo Ottuso come un mattone… - era stato particolarmente semplice."

Ma vuoi mettere la musica? Le tastiere di quel John Evan e la batteria furiosa di Barriemore Barlow; e poi il basso di Jeffrey Hammond – ma sì, dev’essere lui che ha recitato nello strambo intermezzo, quello con quel video buffo che hanno trasmesso a Top of the pops – e quella chitarra così inconfondibilmente granitica (Martin Barre è sempre Martin Barre).

Chiaramente - pensò lui - chi ci sguazza più di tutti è però sempre quel volpone di Anderson (ma poi, che s’è messo in testa? D’accordo cavalcare il progressive, ma stavolta forse ha esagerato; e quel sassofono così soffocante: non poteva continuare a masturbare il suo flauto?) - Oh, sia chiaro: su tutto si può opinare; ma testo, interpretazione e intonazione sono da urlo. Del resto Ian Anderson (che poi è come pronuncereste Eean Anderrson, l’anagramma di Rena Sanderone) dei Jethro Tull è stato padre e padrone fino al suo recentissimo scioglimento.

Certo - ancora pensava l'ascoltatore - bello, eh: capito un ca**o, è vero; ma bello davvero. O meglio, ben suonato (ma bene per davvero: benissimo, meravigliosamente!), per carità; ma non sarà troppo serioso? E poi, quel finale un po' così: ca**o, che roba sgangherata! Avesse un finale di quelli roboanti, tipo quello di quella cosa della cena dei Genesis. Ma questo! Mi dà l'idea di una fisarmonica che cade da un lato e sbuffa stancamente fino ad arrendersi alla gravità.

Era dubbioso, l'inglese. Il suo vicino di sedia, un americano, viceversa impazzì subito per quella rappresentazione. “Altro che degenerazione – diceva – Questa roba è una bomba!” E, come lui, molti negli Stati Uniti si accaparrarono subito l’ellepì – era il millenovecentosettantatré, c'era ancora il vinile. E questo era molto elegante, vagamente inquietante: ricorderete la ballerina morta, riversa sul palco, il sangue alla bocca. Certo, roba che fa colpo.

(Va da sé che, di contro ed evidentemente, la critica non fu benevola con il lavoro: vi fu chi lo giudicò pomposo, chi vi vide evidenti sintomi della degenerazione del progressive, chi un pretenzioso, lunghissimo impasto sonoro – e ancora oggi spesso persevera nella sua opinione. Chris Welch di Melody maker ebbe a dire che "La musica deve toccare l'anima. A passion play sconcerta con il vuoto.")


* * *

Col tempo, tuttavia, anche chi in Europa da sempre seguiva quella compagnia si affezionò al mistero sacro – o come diavolo volete tradurre A passion play -, tanto da eleggerlo al rango di loro capolavoro.

Vero è – convenne presto l’ascoltatore scettico – che A passion play non lascia indifferenti: o si ama o si odia.

Nato da una rielaborazione di frammenti registrati in Francia (al Château D'Hérouville) nel 1972 e in seguito accantonati – i cosiddetti Chateau d’Isaster tapes, che anni dopo sarebbero stati inclusi in Nightcap -, l’album è quello di più ampio respiro e di maggior complessità dell’intero, vastissimo repertorio dei Jethro Tull.

Eterogeneo seppur unitario – a differenza di Thick as a brick è solo la trama a tenere uniti i vari tasselli musicali (alcuni dei quali, va detto, sono straordinari: si pensi ad esempio a Magus Perdé) –, A passion play è insomma un album controverso: c'è chi lo considera tra i vertici della musica rock tutta, chi viceversa non lo consiglierebbe nemmeno al più detestabile dei capi reparto.

Del resto è proprio questo l'eterno mistero di ogni sacra rappresentazione.
Ultima modifica di Il mago di Floz il 07/07/2015, 8:05, modificato 1 volta in totale.
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reallytongues
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Re: A passion play

Messaggio da reallytongues » 07/07/2015, 4:51

ottima pubblicità questo topic per chi, come me, non ha mai ascoltato l'opera in questione
approfondirò il disco seguendo questa bella recensione
grande Mago!
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Re: A passion play

Messaggio da Il mago di Floz » 07/07/2015, 9:47

Grazie, really. :-)
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Hairless Heart
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Re: A passion play

Messaggio da Hairless Heart » 07/07/2015, 10:33

Ed anche in questo caso, applausi! [approve]
Ci ho ragionato per anni, adesso comincio a pensare che sia un capolavoro, ma non esattamente nelle mie corde.
.....Ian Anderson (che poi è come pronuncereste Eean Anderrson, l’anagramma di Rena Sanderone)
Ah ecco, adesso si spiega. Sapevo che era l'anagramma, ma non mi tornavano tutte le lettere.

.....toccherebbe a War Child, giusto? [fisc]
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Re: A passion play

Messaggio da Il mago di Floz » 07/07/2015, 10:43

Grazie Hairless. [smile]
La storia dell'anagramma l'ho letta sulla wikipedia inglese, in realtà. ;-)

Quanto al capolavoro, secondo me lo è quasi. In particolare la seconda facciata - quantomento dopo il siparietto della lepre e al netto di un finale forse un po' sottotono - è straordinaria.

War child? Vediamo: ci penso. [bye]
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Re: A passion play

Messaggio da Il mago di Floz » 07/07/2015, 11:01

A proposito: sempre su Wikipedia inglese si trova un bell'elenco delle varie parti di quest'opera nella sua edizione originale (appunto quella del 1973); ve lo riporto.

Lato A (21:35)

Act 1 - Ronnie Pilgrim's funeral – a winter's morning in the cemetery
I. Lifebeats (strumentale; 1:14)
II. Prelude (strumentale; 2:14)
III. The silver cord (4:29)
IV. Re-Assuring tune (strumentale; 1:11)

Act 2 - The Memory Bank – a small but comfortable theatre with a cinema-screen (the next morning)
V. Memory bank (4:20)
VI. Best friends (1:58)
VII. Critique oblique (4:38)
VIII. Forest dance #1 (1:35)


Lato B (23:30)

Interlude
IX. The story of the hare who lost his spectacles (4:18)

Act 3 - The business office of G. Oddie & Son (two days later)
X. Forest dance #2 (strumentale; 1:12)
XI. The foot of our stairs (4:18)
XII. Overseer overture (4:00)

Act 4 – Magus Perdé's drawing room at midnight
XIII. Flight from Lucifer (3:58)
XIV. 10:08 to Paddington (strumentale; 1:04)
XV. Magus Perdé (3:55)
XVI. Epilogue (0:43)"
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2Old2Rock2Young2Die
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Re: A passion play

Messaggio da 2Old2Rock2Young2Die » 13/07/2015, 13:09

Il mago di Floz ha scritto:
Quanto al capolavoro, secondo me lo è quasi. In particolare la seconda facciata - quantomento dopo il siparietto della lepre e al netto di un finale forse un po' sottotono - è straordinaria.
Sono d'accordo, sopratutto il quarto atto (da "Magus Perdè" in poi) è quanto di meglio hanno registrato. Sull'intermezzo, forse il disco sarebbe stato più godibile, se lo avessero posto alla fine, come un'appendice bizzarra. Ma forse Anderson si è ispirato alle rappresentazioni medievali che, mi pare, prevedessero questi "siparietti".
Complimenti per la scheda.
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Re: A passion play

Messaggio da Il mago di Floz » 13/07/2015, 14:01

Grazie. :-)
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aorlansky60
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Re: A passion play

Messaggio da aorlansky60 » 12/07/2018, 14:20

Chiedo scusa a priori -potrei toccare qualcuno su corde sensibili- per ciò che stò per dire :

il disco più NOIOSO (peccato mortale, trattandosi di musica pop/rock) che mai abbia avuto modo di ascoltare; il vinile in mio possesso (originale Chrysalis UK acquistato nel 1974) deve essere uno dei più intonsi della mia collezione, devo averlo ascoltato un paio di volte (la seconda forse senza nemmeno riuscire ad arrivare alla fine). Ogni tanto nel tempo ho provato a riaccostarmi ad esso, ma non riesco mai ad andare oltre un certo minutaggio... ricordo che al tempo fu stroncato anche dalla critica e dai fans UK, cosa che provocò forte risentimento da parte di Jan Anderson, che entrò in un silenzio stampa prolungato, per protesta.

Una cosa assolutamente inspiegabile [almeno per me] è che questo titolo raggiunse la pos. num.1 delle charts degli album in USA al tempo della sua pubblicazione... a volte questi yankees erano (e sono) dannatamente difficili da capire; la cosa comunque avrà risollevato il morale di J.Anderson (se la prese veramente su un piano MOLTO PERSONALE, ritenendosi offeso per le dure critiche che gli erano piombate addosso in madre patria).
Ama tutti, credi a pochi, non far male a nessuno.

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