George Harrison - La produzione da solista

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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 18/02/2019, 16:42

In quell'anno di grazia 1971, e in quel periodo particolare coincidente con l'organizzazione e la rappresentazione del "Concert for Bangladesh", G.Harrison era tra i quattro "ex" Beatles quello maggiormente quotato nell'immaginario collettivo, sulla scia degli esiti più che favorevoli (di critica e pubblico) concessi al suo ALL THINGS MUST PASS; John doveva ancora pubblicare il suo "Imagine" (che in qualche modo rimetterà "le cose a posto" nei confronti dell'amico e collega, per quanto riguarda la reputazione di John verso il grande pubblico), mentre Paul era ancora decisamente (dis)perso.
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 18/02/2019, 18:35

Per l'uscita dell'album seguente ad All Things Must Pass, si deve attendere il 1973. Living in the Material World decisamente non regge il confronto, Harrison sembra quasi aver esaurito le scorte di creatività. Un album incentrato sulle preoccupazioni per le sorti del mondo, e su una certa spiritualità, alla quale però egli non era sempre "fedele" (cocaina e sesso anche extra-coniugale erano sempre lì dietro l'angolo).
Un grande singolo, capace di scalare le classifiche un po' ovunque, lo ritroviamo in ogni caso.
Give Me Love (Give Me Peace On Earth) è una nuova, grande canzone.



Citiamo anche un brano scritto precedentemente per Ronnie Spector, ed inciso in tempi più recenti da David Bowie nel suo album del 2003 Reality: Try Some Buy Some

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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 19/02/2019, 8:29

NON posso parlare male di questo album ("Living in the material world", ndr) perchè fu il secondo Lp che acquistai da quando iniziò il mio interesse verso la musica e il rock in particolare, quello che mi fece conoscere George Harrison (al tempo comprai anche il 45g "Give me love/Miss O'Dell"), però anche se non posso essere obiettivo si può serenamente riconoscere che i livelli del precedente ALL THINGS MUST PASS non vengono raggiunti nemmeno in parte (e neppure con gli album successivi, a testimoniare la grandezza di quel triplo album), anche se ci sono ancora una serie di ottimi brani, i miei preferiti sono GIVE ME LOVE, la splendida "Sue Me, Sue You Blues"(credo la mia preferita assoluta nell'album), la title track "Living in the material world", "The Lord Loves the One That Loves the Lord", "Try some buy some"; bella anche se leggerina la ritmata "Don't Let Me Wait Too Long " mentre le altre rischiano di far precipitare nella noia l'ascoltatore. Da notare ancora i fiori di nomi che Harrison chiamò per l'occasione, da Nicky Hopkins a Gary Wright, Klaus Woorman, Jim Keltner(grandissimo drummer), Leon Russell e l'immancabile vecchio amico Ringo.
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da twoofus » 19/02/2019, 9:28

Miss O' dell, il retro del 45 giri, è la canzone dedicata a Chris O' Dell di cui abbiamo parlato altrove. Curiosamente George usò per il singolo la versione in cui scoppia a ridere nell'ultimo verso, mentre la versione senza risate si trova solo nei bootleg.
Inoltre alla fine della canzone, George conclude con un misterioso numero: GAR-ston - 6922 (pronunciato "Garston six nine double two"): è il numero di telefono con il distretto della casa di Liverpool di Paul McCartney. Così Il personalissimo sense of humor di Harrison tornava qui con il suo particolare modo di prendere in giro l'ex collega.

George e Paul non erano all'epoca in buoni rapporti: nell retrocopertina di Living in trhe material world, in basso, sono riportati i dettagli di un fittizio Fan Club intitolato "Jim Keltner Fan Club". Mentre omaggiava il fido batterista, George riportava "per ulteriori informazioni scrivere all'indirizzo del club a Santa Monica, California, inviando una busta affrancata con un elefante svestito", seguito da logo dei WINGS di McCartney, il quale aveva appena lanciato un fan club ben pubblicizzato intitolato alla sua nuova band.
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 19/02/2019, 10:01

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a proposito di "scherzi" (era una delle sfacettature caratteriali di George, quella di essere un gran burlone, specie con gli amici e i colleghi più stretti) [smile] ,vedo che conosci l'aneddoto del retro copertina dell'album che stiamo trattando che contiene uno spassoso riferimento ad una sorta di fan-club [annesso num. di telefono se non ricordo male] riconducibile a... Jim Keltern [smile] che per un certo periodo venne subissato da telefonate di ammiratori... [smile] (parole sue, da un intervista al batterista americano in un filmato di recente realizzazione a tema George Harrison)
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 01/03/2019, 17:43

L'album successivo, Dark Horse (dicembre '74), è un vero disastro. Registrato in condizione precarie, con un Harrison alle prese con divisioni coniugali, droghe (eh,George, qui si predica bene e si razzola male....), e problemi alla voce. Le stesse canzoni non sono assolutamente all'altezza del passato, sembra quasi che lui faccia di tutto per disperdere il credito accumulato nell'ultimo periodo coi Beatles e all'inizio della carriera solista. Ed anche il tour successivo fu un flop, causa anche la laringite che ad un certo punto lo colpì.
Giusto per rappresentanza, tanto vale scegliere il brano di apertura, lo strumentale Hari's On Tour (Express), così ci risparmiamo la sua voce stentata.

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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da twoofus » 01/03/2019, 18:28

Tutto è confermato dall'esecuzione live del 1991 della songtitle, Dark Horse, che con la voce improvvisamente diventa bella:
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 02/03/2019, 23:13

Passano pochi mesi ed Harrison pubblica già un nuovo disco, anche per completare una volta per tutte il suo impegno con la Apple. Extra Texture (Read All About It) è ancora un album che non convince appieno la critica. A me personalmente, pur con i suoi alti e bassi, non dispiace.
Apre il disco You, che certo non passerà alla storia per il testo.... E' un ripescaggio di una vecchia registrazione che doveva servire per un singolo a nome Ronnie Spector.



C'è anche la "seconda puntata" di While my guitar gently weeps: qui invece This Guitar (Can't Keep From Crying)



Tra i brani che reputo migliori ci sono anche Tired of Midnight Blue e la mia preferita: World of Stone

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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 04/03/2019, 10:03

Nonostante tutte le pecche e i difetti che presentano (primo tra i quali da citare la tediosa e mediocre "Ding Dong") serbo ancora una discreta valutazione degli ultimi due albums qui citati, anche perchè contengono vari brani di assoluto rilievo (in particolare "Dark Horse" title-track e "World of stone"); per me i problemi iniziano dopo EXTRA TEXTURE, nel senso che la qualità generale già evidentemente in discesa (rispetto all'incomparabile ALL THINGS MUST PASS) andrà ulteriormente a peggiorare ben oltre questi due, per quanto mi riguarda...
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 04/03/2019, 11:13

Hairless Heart ha scritto:
01/03/2019, 17:43
L'album successivo, Dark Horse (dicembre '74), è un vero disastro. . Ed anche il tour successivo fu un flop, causa anche la laringite che ad un certo punto lo colpì.

Il bel film documentario di M.Scorsese dedicato ad Harrison ("Living in the material world" ndr) contiene un breve estratto live da quel tour, dal quale è facile comprendere come fosse messa la voce (e la gola) del povero George nel periodo = praticamente non esisteva più; al solo ascolto faceva ben comprendere agli ascoltatori quanta orribile fatica dovesse fare per cantare, tanto è vero che a supporto -nella band che lo accompagnava per quel tour- c'era la voce di Billy Preston che di fatto oscurava, fino a farla scomparire, quella di George...
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 09/03/2019, 15:23

Del novembre '76 è l'album successivo, Thirty-Three & 1/3; titolo che si riferisce sia al numero di giri al minuto di un LP che all'età di Harrison nel periodo di registrazione del disco. Si tratta del primo lavoro prodotto per la sua etichetta Dark Horse Records. Generalmente è considerato un passo in avanti rispetto al precedente, considerazione che non mi trova d'accordo perché comunque i pezzi migliori non raggiungono i livelli di World of Stone o di altre di Extra Texture. I due singoli di riferimento sono

This Song



e Crackerbox Palace

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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 11/03/2019, 9:34

"This song" fu la risposta sarcastica/polemica di George contro l'incriminazione della sua "My Sweet Lord" accusata di plagio; conoscendo il carattere di Harrison era semplicemente quello che ci si poteva aspettare da lui dopo un simile attacco; se non ricordo male il giudice statunitense presso la cui corte era stata depositata la causa legale nei suoi confronti alla fine gli dette torto, seppure il giudice gli riconobbe di averlo fatto in maniera "inconscia"... (cioè inconsapevolmente, senza volerlo... capirai se Harrison, in quel periodo, aveva bisogno di "copiare" altri brani pubblicati prima da altri... non era proprio nella sua mentalità e poi non ne aveva alcun bisogno, considerata la sua creatività del periodo...)
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da twoofus » 11/03/2019, 10:14

Quest'album mi piacque abbastanza, più del precedente che invece trovai piuttosto piatto e prodotto maluccio.
Moltro bella Dear One; Beautiful girl è uno splendido scarto di All things must pass; This Song è un'intelligente risposta alle accuse di plagio (con la partecipazione dei Monty Phyton) e Crackerbox Palace, canzone e video, è un inno a Friar Park.
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 23/03/2019, 15:34

E veniamo a George Harrison del '79, album su cui io e Aor abbiamo pareri discordanti. E' un disco a cui sono molto legato, anche perché tra i primi, con Tug of War e Double Fantasy, che ho ascoltato di un ex-beatle. Probabilmente ha il difetto di una produzione troppo "patinata" ma ha il grosso pregio di contenere una canzone che mi ha preso fin dal primo ascolto: per me Blow Away è la più bella del George Harrison solista, un ritornello accattivante che finisce sempre troppo presto.



E' un periodo in cui George si appassiona alla Formula 1, è spesso presente nel circus. Sull'argomento scrive Faster, la quale "è ispirata da Jackie Stewart e Niki Lauda, dedicata all'intero Circus della F1, per la quale ringrazio Jody Scheckter, ed è in memoria di Ronnie Peterson".



Per l'occasione viene reincisa Not Guilty, risalente ai tempi del White Album. La nuova versione è più affine al demo originale, uscito giusto l'anno scorso, che non alla registrazione più "rock" scartata poi dai Beatles.



Da segnalare (almeno) anche Dark Sweet Lady, nobilitata dall'arpa, e un altro richiamo ai brani storici: Here Comes the Moon [fisc] .
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da twoofus » 23/03/2019, 16:39

Concordo sul giudizio, anche per me GH è un buon album. Aggiungo solo un titolo che merita una citazione: Your Love is Forever, dalla melodia calda e struggente, tra le mie preferite. Mi ricorda di pigre, bellissime estati
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 25/03/2019, 10:49

@ Hairless e Twoofus

Preciso meglio il mio giudizio critico : l'ultimo album qui preso in esame di George è ancora "passabile", tutto sommato;
in fondo è vero, "Blow away" è davvero carina e piace anche a me (anche se per me è l'episodio più alto del disco, e nel passato George aveva abituato in ben altro modo... comunque mi sembra evidente una sua disarmante crisi d'ispirazione e compositiva, iniziata in qualche modo dal 77...)

l'altra canzone che non poteva passare inosservata per me, anche se non mi piace eccessivamente, è "Faster" in quanto anch'io da vecchia data, da quando avevo 15anni, appassionato tra le altre cose "anche" di corse automobilistiche e F1... " ed è in memoria di Ronnie Peterson" - non so se George come me apprezzasse questo sfortunato quanto velocissimo pilota svedese (aveva veramente il "piede pesante" come si dice in gergo nell'ambiente) che trovò la fine nel tragico incidente appena scattato il via del GP d'Italia Monza del settembre 1978 (lo vidi in diretta Tv), visti i tempi cronologici degli avvenimenti - scomparsa di Peterson e scrittura del brano - sembra infatti che anche George ne sia stato molto colpito...

il punto più basso sarà toccato a mio parere con "Somewhere in England" del 1981 di cui ho un ricordo pessimo, talmente piatto e noioso che credo averlo ascoltato una sola volta quando lo acquistai nel 1981 e poi riposto a decantare, il disco è praticamente nuovo, i suoi solchi sono stati letti solo una volta dalla Shure M75ED che montava il mio Hitachi HT550 Direct Drive che avevo al tempo... a causa di questo, non so perchè acquistai anche il successivo "Gone Troppo" -credo solo per omaggio a Harrison- che non ho mai avuto il coraggio di ascoltare (incredibile a dirsi, quasi da 40anni, altro Lp praticamente "nuovo" intonso...) [smile]
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 01/05/2019, 17:24

Disco dalla gestazione piuttosto travagliata, Somewhere in England. Harrison ne appronta una prima versione che non soddisfa la Warner, non intravedendo un possibile singolo da classifica. Al che George sostituisce quattro canzoni con altrettante di nuove. Poiché nel frattempo era successo l'irreparabile, l'8 dicembre del 1980, George riprende in mano un brano pensato originariamente per Ringo Starr, scrive un nuovo testo per l'occasione ed ecco il traino per l'album, a cui partecipano anche i due ex-compari Paul e Ringo. E infatti il brano scalerà le classifiche un po' in tutto il mondo, giocando in parte sul fattore emozionale.

All those years ago



Per il resto, però, Somewhere in England resta un disco di canzoni mediocri (no conosco le canzoni escluse, dunque non so quanto ci abbiamo perso). Ho però sempre avuto un debole per un brano in particolare, cover di un vecchio pezzo del 1942 di Hoagy Carmichael, con testo di Paul Francis Webster.

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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da twoofus » 02/05/2019, 10:29

Tra le canzoni scartate, a mio avviso l'unica valida è Lay His Head, che val la penna ascoltare (ha anche un ottimo testo).
L'album è mediocre; a me piacciono Life Itself e All those years ago, in cui suonano anche Ringo e Paul.
Questa canzone ha una lunga storia: inizialmente George la scrisse per darla a Ringo per il suo Stop and Smell the roses. Era il 1980, e George pubblicò la sua autobiografia I Me Mine, basata sui testi e sulla genesi delle sue canzoni, e volutamente diede pochissimo spazio ai colleghi Beatles, chissà perchè.
John si offese, e fece notare che la carriera di Harrison in fondo iniziò grazie a lui, a 15 anni, con l'ingresso nei Quarrymen: "Il suo libro dimostra che la mia influenza nella sua vita è stata nulla. Ha ricordato ogni musicista incontrati negli anni successivi, mentre io non sono neanche citato".
Era novembre. A dicembre successe il fattaccio e Harrison non ebbe il tempo di spiegarsi o di chiarirsi.
Al momento della registrazione del nuovo album, recuperò All those years ago, scrisse un nuovo testo per John, la registrò con Ringo alla batteria e Paul (che incisero in momenti differenti) e la pubblicò, con questo testo:
TANTI ANNI FA
Io me ne vado in giro blaterando di amore,
mentre a te ti hanno trattato come un cane,
quando poi eri l’unico che lo aveva fatto in modo chiaro,
tanti anni fa.

Adesso parlo di come bisognerebbe donare
e parlo di tutti quelli che non agiscono con onestà,
ma sei stato tu che mi indicasti la verità
quando dicesti in All You Need Is Love che Serviva Solo Amore.

Vivendo in bilico tra il bene e il male,
ho comunque sempre guardato a te,
ma ora siamo rimasti di ghiaccio
per colpa di qualcuno, un amico del demonio che ha oltraggiato tutti.

Stiamo vivendo un brutto sogno,
l’umanità è stata completamente dimenticata,
eppure eri tu l’unico che sbattevano con le spalle al muro, tanti anni fa.
Eri tu l’unico che aveva IMMAGINATO tutto
Tanti anni fa.

Nel buio della notte più profonda, mando una preghiera a te
che adesso sei nel mondo della luce,
dove lo spirito è libero da tutte le menzogne
e da tutto quanto c’è di disprezzabile.

E’ stata dimenticata ogni cosa a proposito di Dio,
che poi è la sola ragione della nostra esistenza,
eppure eri tu quello che dicevano che eri strano,
tanti anni fa.
Tu avevi già detto tutto, ma non tutti ebbero orecchie, tanti anni fa,
avevi il controllo delle nostre gioie e del nostro dolore, tanti anni fa.
tanti anni fa.
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da aorlansky60 » 02/05/2019, 11:19

Un album assolutamente noioso ed apatico, senza direzione e privo di convinzione; il vinile in mio possesso -acquistato in tempo reale alla pubblicazione- deve essere uno dei più intonsi della mia collezione, lo avrò ascoltato 3 o 4 volte (a dir molto) per cercare di farmelo piacere a tutti i costi, per poi riporlo mestamente nella polvere del dimenticatoio, sarànno infatti quasi 38anni che non lo ritiro fuori dallo scaffale. Anche la tanto pubblicizzata "All those years ago" non mi è mai piaciuta per niente, testo e contesto a parte. Ne avevo avuto il sentore già da qualche album prima, ma era ormai chiaro che George aveva totalmente smarrito la propria ispirazione. Peccato.
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Re: George Harrison - La produzione da solista

Messaggio da Hairless Heart » 02/05/2019, 23:50

Se non ricordo male, All Those Years Ago all'epoca fu la sigla del programma Rai "L'Orecchiocchio"....
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