THE BEATLES Revolver

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THE BEATLES Revolver

Messaggio da Hairless Heart » 03/07/2014, 17:18

Perché bisogna sempre ricordarsi da dove veniamo.

Immagine

Il 1966 è l’anno del definitivo addio ai concerti live. Già nella seconda metà dell’anno precedente, quattro stanchi scarafaggi non ne possono più di trascinarsi da un palco all’altro e da un hotel all’altro, svolgendo una vita da barricati per sfuggire alle folle urlanti. Appena terminati i lavori per Rubber Soul, quello alla fine del ’65 è l’ultimo mini tour in terra d’Albione. Poi nell’estate del ’66 ci sarebbero stati i disastri giapponesi e filippini, oltre a una celebre e parzialmente fraintesa frase di John Lennon.
Dopo essersi presi un’inedita pausa per ricaricare le batterie, sfruttata anche per guardarsi un po’ attorno in cerca di nuove idee e tendenze (LSD compreso), i Beatles tornano a fare l’unica cosa che attira davvero il loro interesse: creare e registrare musica. E lo fanno spostando ulteriormente l’asticella, sperimentando in lungo e in largo con i generi musicali e con gli effetti sonori, in particolar modo nel brano che chiude l’album, Tomorrow never knows. Che poi è anche il primo a cui si inizia a lavorare, portato in studio da Lennon a livello di demo col nome di The void, poi tramutato in Mark 1.
Il lavoro che porterà a Revolver si svolge dal 6 aprile al 22 giugno, data degli ultimi missaggi. Il fonico dei primi album, Norman Smith, viene promosso produttore e assegnato ad una band esordiente, che non farà poi molta strada: i Pink Floyd. Al suo posto subentra il ventenne Geoff Emerick che costituisce con George Martin e i quattro Beatles una squadra impegnata come non mai, con questi ultimi parte attiva anche nelle operazioni di missaggio. Gli studi di Abbey Road producono suoni che nel resto del mondo si tenta, inutilmente, di riprodurre. Tra i nuovi aggeggi messi a disposizione c’è anche l’ADT, Automatic Double-Tracking, creato da un ingegnere su indicazioni degli stessi Beatles; si tratta di un sistema di raddoppiamento della voce con una leggera sfasatura, in modo da ottenere un suono più corposo.
Si diceva di nuove idee: le strade dei tre compositori del gruppo iniziano a divergere nettamente, con Harrison dedito al misticismo e alla musica indiana, McCartney che approfondisce il suo sapere in fatto di classica e Lennon che inizia un viaggio di conoscenza del proprio io e della propria mente, per mezzo dell’acido e di un libro, The Psychedelic Experience (ne riparleremo più avanti). Il tutto finalizzato non più alla produzione di musica “divertente” e che parla alla pancia dell’ascoltatore, ma alla creazione di una vera e propria opera d’arte destinata a perdurare nel tempo.
Un’occhiatina alle canzoni:

1 - TAXMAN. Un colpo di tosse ed il conteggio del tempo danno il via a questo proto-funky harrisoniano che suona moderno ancora oggi. Notevole il lavoro di McCartney al basso e (!) nel solo di chitarra. Il testo è un sarcastico attacco al sistema di tassazione in vigore nel Regno Unito, reo di mangiarsi tutti i guadagni sulle royalties. Vengono nominati direttamente i nomi di due politici, Harold Wilson il capo del governo dei laburisti, ma anche Edward Heath dei conservatori all’opposizione. E i Beatles inventarono la par condicio…..

http://www.youtube.com/watch?v=ZqK97av7I3s

Sul fraseggio di basso di Taxman, nell’80 i Jam di Paul Weller costruiranno un loro pezzo uscito come singolo, Start!

http://www.youtube.com/watch?v=fdSqpT6gfDU

2 - ELEANOR RIGBY. Questo brano non fa che confermare quanto sia ininfluente il fatto che i Beatles non siano dei mostri dal punto di vista tecnico, poiché la parte strumentale è interamente eseguita da un ottetto d’archi, senza intervento alcuno, se non vocale, da parte dei Quattro. L’elegante arrangiamento viene da un’idea dell’autore, McCartney (in un periodo in cui sta approfondendo Vivaldi), trascritta sul pentagramma da Martin.
Anche il testo non è da meno, trattando argomenti quali solitudine incomunicabilità e morte, attraverso le figure di Eleanor Rigby e di Father McKenzie (in un primo momento il personaggio si chiamava Father McCartney….).
Per profondità e pathos, una delle canzoni migliori dei Beatles in senso assoluto.

http://www.youtube.com/watch?v=-LOgMWbDGPA

3 - I’M ONLY SLEEPING. Poraccio John, vita dura la sua. Non solo vuole “solo dormire”, ma più avanti sarà “così stanco” (I’m so tired….). Questa ballata sognante è un insieme di trovate ingegnose, come i fraseggi di chitarra registrati al contrario che le donano un effetto onirico, o il suono particolare (“assonnato”) della voce ottenuto attraverso successive accelerazioni e rallentamenti.

http://www.youtube.com/watch?v=38wIuDAq2yg

Gli XTC sono da sempre indicati come gli eredi del solco psichedelico dei Beatles. In alcuni casi l’omaggio ai maestri sfocia nel plagio, anche quando si travestono da Dukes of Stratosphear. Questo brano, Shiny Cage dei Duchi è, per arrangiamento e struttura, una palese rilettura di I’m only sleeping.

http://www.youtube.com/watch?v=2svhqtVEDJI

4 - LOVE YOU TO. La prima delle tre cosiddette “indianate” di George Harrison, non apprezzate da tutti i fans. Degno di lode, invece, questo “ponte” tra la musica pop internazionale e la musica tradizionale indiana, per registrare il quale sono stati assoldati alcuni musicisti indiani alle tablas, al sitar e al tanbur.
Spesso i demo di George arrivano in studio privi di titolo, in questo caso viene usato il nome in codice di “Granny Smith”, un tipo di mele. Il titolo definitivo, scelto all’ultimo, non si sa bene da dove derivi.

----piccola nota---- Tempo fa, su questi schermi, qualcuno mi chiedeva in cosa sarebbe così fondamentale un disco come Revolver. Io ho risposto: per l’estrema eterogeneità dei brani. Basta ascoltare i primi quattro. Non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro!

5 - HERE, THERE AND EVERYWHERE. Interrogato a proposito, Paul McCartney ha più volte ribadito che questa è la sua preferita tra le canzoni da lui composte, più di Yesterday. Ed anche Lennon ha un opinione simile: ad un certo punto, confrontando i rispettivi demos casalinghi, egli ammette che questa è di gran lunga la canzone migliore.
Eppure non concordo: senza andare troppo lontano, trovo che in questo stesso disco ci siano due ballate maccartiane migliori, Eleanor Rigby e For no one. Mentre Here, There and Everywhere contiene parte di quella mellassa che Paul spanderà a profusione specie da solista. Anche se bisogna ammettere che la perfezione formale di questi pezzi è insuperabile.

6 - YELLOW SUBMARINE. Da sempre c’è chi storce il naso di fronte a questa specie di filastrocca per bambini, che ridurrebbe il valore dell’intero album. La verità è che si tratta anche qui di un piccolo capolavoro di semplicità, ma che sotto c’è un lavoro di effettistica artigianale coi fiocchi. Scritta da McCartney, col preciso intento di fare qualcosa per un pubblico ben specifico, vi hanno collaborato anche Donovan, che pare abbia fornito un verso, e Brian Jones e Marianne Faithfull agli effetti speciali. Effetti ottenuti con fischietti, trombette, catene, un secchio d’acqua su cui si è soffiato dentro con un tubo di gomma: il trionfo dell’elettronica……
Oltre che nell’album, Yellow Submarine esce anche come 45 giri, accoppiata ad Eleanor Rigby.
Com’ è noto, tre anni più tardi uscirà un cartone animato con lo stesso titolo, in cui i quattro Beatles appaiono in carne ed ossa in un cameo finale.

7 - SHE SAID SHE SAID. Per la precisione si tratterebbe di un “he said”. La canzone nasce infatti in seguito ad un incontro poco piacevole di Lennon con l’attore figlio (e fratello) d’arte, Peter Fonda. Dopo aver visto un film, noioso, con Jane Fonda, John si imbatte nel fratello il quale, sotto l’effetto di acido, gli racconta di quando, nell’infanzia, egli abbia rischiato di morire e dunque di come lui sappia “come ci si sente ad essere morti”.
Per il lato musicale, Lennon si fa aiutare da Harrison nel mettere insieme due o tre abbozzi sparsi di canzoni. Ne esce un brano piuttosto interessante, spigoloso e con continui cambiamenti di accento, dagli intrecci chitarristici lisergici, pienamente in linea con il Lennon di Revolver. Insomma, una delle tante gemme nascoste in questo scrigno.
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da Hairless Heart » 03/07/2014, 17:25

8 - GOOD DAY SUNSHINE. Canzone meteorologicamente ottimistica tipicamente maccartiana, si inserisce alla perfezione nella calda estate del 1966 durante la quale escono altri brani a tema, come ad esempio Sunny Afternoon dei Kinks. Scherzosa e classicheggiante allo stesso tempo, pare annoveri tra gli estimatori il grande Leonard Bernstein. L’assolo di pianoforte è di George Martin, un po’ come successe per In My Life del disco precedente. Brano da considerarsi comunque di secondo piano.

9 - AND YOUR BIRD CAN SING. E qui George Harrison può dare libero sfogo ai suoi fraseggi. Gli intrecci di chitarra sono il tratto distintivo di questa ennesima, interessante song di Lennon, anche se l’autore col tempo ne prenderà un po’ le distanze.

10 - FOR NO ONE. Ancora un’altra chicca di Paul McCartney, dalle venature barocche, dovute anche all’uso di due strumenti inusuali: il clavicordo, preso in affitto dalla neonata società di George Martin (la AIR), e il corno francese dell’assolo, per eseguire il quale è stato chiamato Alan Civil, solista della BBC Symphony Orchestra. Degli altri Beatles, l’unico ad apparire è Ringo Starr alla batteria e al tamburello.

http://www.youtube.com/watch?v=J6iAykoKLog

11 - DOCTOR ROBERT. Forse il pezzo meno incisivo del lotto, incentrato sulla figura di questo fantomatico personaggio che pare esista davvero, un dottore di New York che mescolava l’acido alle pillole di vitamine dei suoi clienti.
Assieme a I’m Only Sleeping e a And Your Bird Can Sing, questa canzone esce negli USA in anticipo rispetto all’Inghilterra. Questo perché negli States, la Capitol ha sempre sfornato degli album “sfasati” e con titoli diversi rispetto alla discografia inglese. Avanzavano una decina di brani, e così per far uscire un nuovo disco, Yesterday…..and Today, vennero richieste tre canzoni nuove, prontamente spedite da Londra.

12 - I WANT TO TELL YOU. Per la prima ed unica volta, Harrison si ricava lo spazio per 3 canzoni su 14 all’interno di un disco (nel White Album i brani sono 4, ma trattandosi di un doppio….). Anche in questo caso il titolo definitivo viene scelto all’ultimo, e il nome provvisorio è quello di un’altra qualità di mele.
Il riff portante è piuttosto originale, purtroppo melodicamente la canzone non si sviluppa a dovere e quindi rimane un po’ un’incompiuta. La dissonanza nell’ultima parte della strofa ci riporta ad un discorso fatto a proposito di Rubber Soul e riportato qui:

http://vintagerockforum.altervista.org/ ... =350#p2953

Più interessante il testo, che parla della difficoltà che si ha nel trasmettere tutto ciò che si avrebbe da dire, nel far fuoriuscire tutti i pensieri che ci arrovellano.

13 - GOT TO GET YOU INTO MY LIFE. E giusto per non farsi mancare nulla, ecco che McCartney intraprende questo viaggio nei suoni e nei ritmi tipici della Motown Records, l’etichetta che ha diffuso nel mondo il rhythm & blues e il soul. Brano ritmato e coinvolgente, è corroborato da un’adeguata sezione fiati.
Del testo, che ad una prima lettura sembra parli del solito rapporto con una donna, Lennon nell’elogiarlo dà poi un’altra possibile interpretazione: potrebbe essere la descrizione dell’imminente iniziazione all’LSD di Paul.

14 - TOMORROW NEVER KNOWS. Come già accennato, è il primo brano a cui la band lavora in funzione del disco. Tutto parte dai viaggi di John Lennon all’interno del “proprio io” per mezzo dell’LSD. Per avere una guida, egli consulta il libro “The Psychedelic Experience”, scritto da due psicologi di Harvard e basato sul “Libro Tibetano dei morti”, una raccolta di testi da sussurrare a chi sta per morire. Si pensa che l’acido abbia il poter di procurare esperienze spirituali e trascendentali, giochini abbastanza pericolosi da cui può succedere di non poter tornare più indietro; infatti Lennon è andato piuttosto vicino a oltrepassare quella soglia, anche se più avanti riconoscerà che l’esperienza lo ha cambiato in meglio. Partendo dal verso “Turn off your mind, relax, float downstream” , preso pari pari dal manuale, Lennon costruisce quest’incredibile canzone che stupisce soprattutto dal punto di vista musicale, rivoluzionaria sotto tutti i punti di vista. A partire dalla registrazione della voce: se la prima parte è ottenuta con l’ausilio dell’ADT, nella seconda Lennon chiede esplicitamente che suoni come se fosse il Dalai Lama dalla cima di una montagna. Ecco che George Martin ottiene l’effetto voluto facendo passare la voce attraverso il leslie di un organo Hammond.
------A questo punto urge chiarire una questione. Spesso i denigratori dei Beatles tendono a sminuire i loro effettivi meriti, asserendo che molto si deve al loro produttore. Intanto, per quanto mi riguarda, quando si parla di Beatles non si intende necessariamente John+Paul+George+Ringo, ma piuttosto John+Paul+George+Ringo+GeorgeMartin+Emerick+Epstein+ecc. Ciò che conta è il prodotto finale, cioè i dischi, non se Harrison suona la chitarra come Hendrix.
In secondo luogo, lo stesso Martin ha più volte precisato che avrebbe tanto voluto aver scritto anche solo la più scarsa delle canzoni dei Beatles, ma che questo merito va interamente a loro. E a proposito del suo apporto in sala di incisione, spesso lui si trovava a dover dare forma alle richieste più assurde che provenivano specie da Lennon e da McCartney, i quali non si sono mai adagiati sugli allori ma hanno sempre voluto andare oltre. Questo del “Dalai Lama” è solo uno degli innumerevoli esempi. Giusto per mettere i puntini sulle “F”.------
Ma la cosa più straordinaria sono i “tape loops”. Su un tappeto ritmico ossessivo, vengono sovraincisi in presa diretta i suoni provenienti da questi anelli di nastro preparati a casa e fatti riprodurre ad libitum, come il suono simil-pellerossa (in realtà una risata di McCartney, trattata a dovere), un accordo orchestrale che si sente quando la canzone passa dal DOmaggiore al SIbemolle, altri derivanti dai suoni del mellotron. Tutto questo e altre diavolerie, portano a un risultato mai sentito prima, una psichedelia indianeggiante inaudita.
Il titolo è l’ultima cosa a cui si pensa, e proviene da una delle tante frasi comicamente sgrammaticate di Ringo, un po’ come era successo due anni prima con A Hard Day’s Night.

http://www.youtube.com/watch?v=7xL1ffMlzKY

La copertina dell’album è opera di Klaus Voorman. Costui conosce i Beatles dai tempi di Amburgo, era il compagno di Astrid Kircherr prima che lei si fidanzasse con Stu Sutcliffe. Voorman diventerà poi il bassista della Plastic Ono Band e suonerà fra gli altri anche con George Harrison.

Revolver è assolutamente uno dei dischi imprescindibili del rock, anche se tutto sommato, tra i dischi più rinomati dei Beatles, è quello che contiene meno hits (al contrario del precedente Rubber Soul, che è forse quello che ne contiene di più). Dal punto di vista dell’innovazione è da considerarsi superiore anche al Sgt. Pepper, il quale però ha in più una maggiore unitarietà ed un filo logico.
Spesso si tessono le lodi per gruppi tipo i Radiohead, che dopo il successo di Ok Computer si sono rimessi in discussione con lavori più complessi quali Kid A e Amnesiac. Che dire allora di questi quattro scarafaggi, che producono un disco di questa portata a soli tre anni da She Loves You?
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da Watcher » 03/07/2014, 18:09

Recensione ineccepibile, le tue considerazioni non fanno una grinza! [approve]
Quasi quasi me lo riascolto per la cenquarantasettesima volta.

Sbaglio o è la prima volta che un brano di Harrison apre un album?
Quando mi contraddico ho ragione due volte.

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reallytongues
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da reallytongues » 04/07/2014, 16:07

anche io considero "Doctor Roberts" quella meno riuscita iniseme a "And your Bird Sing"
le altre sono tutte di livello eccelso
con il White Album mi pare addirittura l'album più sfaccettato (e questo non è un doppio)
bella rece da rileggere
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elio77
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da elio77 » 14/07/2014, 8:49

bellissima ed accurata recensione di un vero e proprio capolavoro sempre moderno

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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da 2Old2Rock2Young2Die » 14/07/2014, 12:53

Approfondita analisi dell'album, bravo Hairless!
Anche se non lo considera un capolavoro però, da un punto di vista storico, forse è l'album più importante dei fab four, perchè è in questo disco che vengono poste le basi per i due capolavori psichedelici del 1967, Sg. Pepper e Magical Mistery Tour. In particolare Lennon è quì nel pieno delle sue "esperienze droganti" (quasi tutti i suoi brani - da Dr. Robert a She said, she said - hanno a che fare con il consumo di sostanze stupefacenti) e Harrison comincia il suo viaggio nella musica modale indiana con un brano come "Love you too" ma è ancora nella fase di apprendistato (anche il brano migliore "Taxman" praticamente è costruito sul tema della serie "Batman"). Mc Cartney forse meno sperimentale ma più solido con il suo classicismo: per me i brani migliori sono i suoi (tolto naturalmente quel pezzo "out of this world" di Lennon che è Tomorrow never knows): FOR NO ONE, ELEONOR RIGBY GOT TO GET YOU IN TO MY LIFE E HERE, THERE AND EVERYWHERE (zuccherosa quanto si vuole ma son d'accordo col Macca è una grande ballad).
Nota: non vorrei sbagliarmi ma mi pare che AND YOUR BIRD CAN SING fosse dedicata alla Faithfull. Curiosa anche la versione più "disimpegnata" presente sull'Anthology vol. 2.

Voto: 8,5
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da Hairless Heart » 14/07/2014, 14:20

Nella versione dell'Anthology ad un certo punto si mettono a ridere perchè Lennon storpia il testo con cose tipo "looking my erection"...... :lol:
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da Lamia » 14/07/2014, 15:13

Ottima race!

. . personalmente quando ascolto i Beatles non ho piu' aggettivi che possano descriverne la genialita'. . .sono i Beatles e basta. Album strepitoso, obviously. [approve]

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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da reallytongues » 14/07/2014, 15:14

OFF TOPIC
hai visto Hair che ho fatto i compiti? guarda nella classifica dei Beatles...
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da roberto63 » 14/07/2014, 16:54

La recensione mi è piaciuta molto. Ho trovato particolarmente pertinente il commento sulla coralità del gruppo e sul ruolo di Martin, molto più di un produttore, un membro aggiunto del gruppo capace con i suoi arrangiamenti di far lievitare le idee di John, Paul e George.
Le gemme sono tante e non ci sono "cadute". Personalmente adoro Eleanor Rigby con quel quartetto d'archi sullo sfondo che ne fa un piccolo "lied".
Teorema di Stockmayer:
Se sembra facile, è dura.
Se sembra difficile, è fottutamente impossibile.

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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da reallytongues » 18/07/2014, 17:54

non male questa copertina alternativa:
https://fbcdn-sphotos-f-a.akamaihd.net/ ... 1014_n.jpg
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da Hairless Heart » 30/07/2014, 0:03

.......ehm....... :oops: :oops: :lol:

Watcher ha scritto:Sbaglio o è la prima volta che un brano di Harrison apre un album?
Prima ed ultima. Onore più grande, Harrison lo otterrà solo con Something facciata A di un 45 giri.
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da Hairless Heart » 15/01/2016, 11:57

Ieri sera su Radio Capital, per la serie "splendidi cinquantenni", ascolto integrale di Revolver, con annessi retroscena e curiosità.
@Watcher: quella trasmissione io e te avremmo potuto farla anche meglio. ;)
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da twoofus » 16/03/2017, 16:15

Conosco a memoria Tomorrow never knows da 47 anni. Ieri l'ho ascoltata per caso e sono rimasto stupito. Ancora una volta.
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da aorlansky60 » 09/07/2018, 16:35

Dopo 50 anni dalla sua pubblicazione, dopo tutto quello che si è già detto e scritto su questo [storico] album,
e dopo tutto quello che avrete già scritto voi qui, il mio commento è puramente inutile [e come tale prendetelo]...

data di pubblicazione Agosto 1966, si diceva; il rock inizia a farsi adulto, non è più da vedere come roba per ragazzini da baby-boom anni 50, grazie al Dylan colto poeta del 65 con gli epici BRINGING IT ALL BACK HOME e all'ancora più poderoso HIGWAY 61 REVISITED farciti di testi forbiti e surreali, con annessi doppi sensi velenosi in attacco all'establishment, oltre naturalmente al RUBBER SOUL beatlesiano che hanno aperto una fase nuova inesplorata [completamente sconosciuta fino a quel momento] nella quale avventurarsi, anche per chi intendeva cimentarsi come autore pop nella scia aperta da questi giganti.

si vocifera nell'ambiente di una competizione non apertamente dichiarata tra i più autorevoli compositori pop rock del tempo, cosa che non potrà fare che bene - la moltitudine di offerta favorisce il consumatore e stimola i produttori- meno uno in questo caso, il povero B.Wilson stritolato tra "quello che gira" e il successivo "sergente baffuto" che gli combineranno un brutto scherzo (una specie di esaurimento nervoso per resa incondizionata), sfortuna per lui che volle entrare in gara con la coppia di autori più prolifici della storia del pop [peraltro anch'essi in reciproca competizione per raggiungere il gotha empireo della composizione in chiave moderna] appena entrati nel loro periodo di maggiore ispirazione.

Poco tempo dopo la sua pubblicazione e relativo periodo per essere metabolizzato da pubblico, ambiente musicale, competitors, soprattutto a quest'ultimi apparve chiaro che la distanza che li separava dallo stato dell'Arte musicale stabilito al tempo [pubblicamente noto con il marchio di fabbrica "Lennon&McCartney"] si era ulteriormente dilatato.

Entrando nello specifico del "prodotto che gira", aka REVOLVER :

è aperto in modo perentorio -non avrebbero potuto scegliere intro migliore di "TAXMAN"- da uno spigliato nervoso rock di G.Harrison sorretto da un contributo strumentale di McCartney superlativo (poderoso quanto inventivo lavoro al basso lungo tutto lo svolgimento del brano + assolutamente spettacolare, scarno quanto dannatamente incisivo assolo di lead guitar; curioso -e non mi ricordo perchè- questo assolo fu delegato al buon PAUL, meglio così perchè non si riesce ad immaginarsene uno più efficace di quello cui fu capace, tagliente e penetrante come un rasoio)

la seguente ELEANOR RIGBY è tutto e di più oltre quanto essa abbia già meritato in lodi [giustificate e stra-meritate] in 50 anni di storia :
un pregevole arrangiamento d'archi in puro "old-england-style" lungo il quale si dipana un quadretto inglese [che più inglese non può essere] ciòè la disarmante impossibilità nel riuscire a conferire al prossimo il proprio disagio personale, comportamento tipicamente inglese che antepone la "dignità innanzi tutto". Una risposta perentoria a coloro che criticavano i Beatles incapaci di commenti sociali nei propri testi; il testo raccontato in questa storia vale un intera carriera [di altri] : i Beatles -Paul in particolare dato che il 90% del testo è suo al quale hanno contribuito George John e anche Ringo in fatto di spunti e idee- avevano individuato (molto prima di altri) il pericolo incombente che si annidava nella oppulenta società occidentale del XXmo secolo : l'incapacità di comunicare.

Frutto dei primi esperimenti lisergici nella mente del proprio autore, I'M ONLY SLEEPING è un altro brano monumentale; rimarchevole il paziente lavoro di G.Harrison (ci lavorò per diverse ore totali in distinte sessioni solitarie, a dimostrare quanto George ci tenesse, quale valore aggiunto da fornire alla band) a conferirgli quel suono di chitarre d'accompagnamento così unico e caratteristico, impossibile da ricavare, sia in studio che dal vivo al tempo, suonandolo in modo ortodosso dallo strumento. Anche in uno stato apparentemente apatico quale il brano sembra volere accompagnare l'ascoltatore, emerge sempre il timbro di voce di Lennon, costantemente in bilico tra il caustico e l'indulgente, tra l'inconscio e il rivelatore, e il sempre notevole lavoro al basso del collega Paul. L'andamento armonico del brano sembra volutamente ipnotico tale da assecondare il testo che l'autore intende raccontare.

La sequenza di brani -fino a questo punto- è micidiale [già in grado di fare impallidire qualsiasi pretendente allo scettro di "band più avanti e più influente del periodo"] a testimonianza del nuovo livello espressivo raggiunto dalla band, in particolare dai rispettivi autori; emerge anche il preciso, raffinato ricercato lavoro di studio che coinvolge tutta la produzione di ogni singolo brano [che di fatto diventa uno "Chef-d'oeuvre" a se stante], con i relativi ultimi ritrovati tecnici dello staff EMI tenuto costantemente "sulle corde" da Lennon & McCartney, voracemente interessati e protesi -come mai prima- ad esplorare ogni dettaglio che la tecnica di registrazione possa offrire loro per plasmare la rispettiva creatività.

Con la pubblicazione di REVOLVER (come lo era stata quella di RUBBER SOUL nove mesi prima) il 33giri dimostra di non essere più solo un mero contenitore di canzoni: Con REVOLVER i Beatles sono in grado di presentare il frutto delle loro fatiche come un prodotto in grado di mostrare a pieno diritto ciò che può essere definito ARTE in campo ROCK, come lo può essere la tela per un pittore o un foglio bianco per un poeta. Grazie a BEATLES [e a DYLAN ed altri] Il ROCK stava iniziando a farsi adulto, non più solo una proposta per adolescenti : Leonard Bernstein affermò pubblicamente la sua ammirazione per la GOOD DAY SUNSHINE di Paul, come altri appartenenti della cosiddetta musica "colta" (come Frederick Gulda) avevavo espresso aprezzamenti per la musica realizzata dalla band di Liverpool.

TOMORROW NEVER KNOWS è la degna conclusione per un capolavoro : il pezzo più sperimentale (così sperimentale che potrebbe essere stato realizzato ieri nel 2018 così come dopodomani nel 2045, anzichè 50anni fa nel 1966) mai concepito fino a quel tempo dalla band e da LENNON in particolare, peccato essersi persi la faccia che fece la meddle class britannica (e americana) appena si misero al cospetto di questo brano. Continua a sorprendermi ancora oggi, tutte le volte che lo ascolto.

Giunti a questo punto, era lecito chiedersi se e quanto i BEATLES potessero ancora salire : sapranno sorprendere ancora una volta, nel modo più spettacolare e incredibile, con l'album successivo del 1967.
Ama tutti, credi a pochi, non far male a nessuno.

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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da aorlansky60 » 02/05/2019, 15:42

-seguito alla mia recensione all'album iniziata e poi mai terminata-

REVOLVER è l'album della band che nel corso del tempo dopo la sua pubblicazione ha incontrato maggiori consensi da parte di tutti: pubblico, critica, giornalisti e addetti ai lavori in genere, mettendo d'accordo praticamente tutti gli ascoltatori circa la sua ALTA qualità di base; basta solo vedere le tante classifiche organizzate nel tempo, che vedono regolarmente comparire questo album ai vertici alti dei sondaggi; il motivo è apparentemente banale, quest'album possiede un numero considerevole di brani di alto pregio musicale in relazione al tempo di pubblicazione, che hanno resistito benissimo alla prova del tempo fino a diventare autentici classici, inframezzati da pochi altri brani per lo più "normali" (che per qualsiasi artista ordinario del tempo sarebbero stati comunque oggetto di invidia...)

Altra caratteristica peculiare dell'album è da vedere nella sua diversità di stili, forse l'album della band più variegato in tal senso, si passa infatti da sentori di musica classica (con un quartetto da camera ad accompagnare ELEANOR RIGBY e con un corno francese a caratterizzare FOR NO ONE) a sentori di cultura indiana (per merito di Harrison, LOVE YOU TO), alla facile canzonetta per bambini (come lo stesso McCartney descrisse la propria creatura YELLOW SUBMARINE) all'avanguardia contemporanea (TOMORROW NEVER KNOWS per merito di Lennon), il tutto condito con altri pregevoli esempi della migliore scuola Rock contemporanea, da TAXMAN di Harrison a SHE SAID SHE SAID di Lennon, fino a Got To Get You Into My Life, un superlativo brano in chiave quasi "Motown" scritto da McCartney.

Anche se G.Harrison dichiarò di non vedere molta differenza musicale tra RUBBER SOUL e REVOLVER, in realtà questa esiste eccome, fino a collocare REVOLVER in un piano del tutto suo a se stante, non solo tra gli albums dei BEATLES ma nell'intero panorama Rock del tempo ed andando oltre, di ogni tempo.

Se RUBBER SOUL aveva dato qualche indizio, è con REVOLVER che viene evidenziata una più decisa differenza compositiva tra i suoi due maggiori autori : McCartney propone una serie di brani fortemente influenzati da riminiscenze "classiche" (ELEANOR RIGBY, GOOD DAY SUNSHINE e FOR NO ONE, una più bella ed inventiva dell'altra, tutte contraddistinte da passaggi pregevoli di strumenti classici quali corno, archi e grand piano) mentre Lennon sottolinea la sua ricerca musicale in chiave Rock (con SHE SAID SHE SAID, DOCTOR ROBERT e AND YOUR BIRD CAN SING in particolare, tutte dominate da fraseggi e riff di chitarra elettrica perentori).

Gli altri due attori della situazione non sono da meno: Harrison compone due grandi brani (LOVE YOU TO e TAXMAN) seguiti da una più ordinaria -a mio modo di vedere- "I Want To Tell You" mentre Ringo sfodera alcune delle sue migliori performances fino a quel momento (era da poco uscita "RAIN" pubblicata su 45g che già metteva in mostra le sue qualità, e in SHE SAID SHE SAID sfodera un altra performance straordinaria).

Mosso ancora da quattro menti straordinarie che ancora viaggiavano in una perfetta simbiosi di intenti, REVOLVER è da catalogare per ciò che è, uno dei più solidi e duraturi capolavori Rock di tutti i tempi.

Per quanto riguarda TAXMAN, ELEANOR RIGBY(alla quale ho dedicato uno specifico studio su questo forum) e I'M ONLY SLEEPING rimando a quanto già scritto in precedenza - mio post del 09.07.2018-

Proseguendo con la scaletta dei brani offerta dall'album,


LOVE YOU TO presenta il coraggioso tentativo di legare e fare incontrare due mondi (l'India e l'Occidente) proposto per mezzo di un brano pop (tentativo assai più marcato di quanto Harrison iniziò con NORWEGIAN WOODS dall'album precedente); era il periodo in cui Harrison aveva conosciuto Ravi Shankar -un prodigioso esecutore di sitar- e si stava infatuando della cultura e del misticismo orientali, e questo brano riflette tutto il suo nuovo interesse in tal senso, a partire dalla sua inequivocabile intro a base di sola strumentazione dell'area (tabla e sitar; nessun altro strumento convenzionalmente rock, a parte basso e chitarra acustica - Ringo non suona nemmeno la batteria, ma un tamburello ). Quasi un brano d'avanguardia. Decisamente chiaro anche il testo, quasi un mantra : "Fate l'amore per tutto il giorno - Fate l'amore cantando canzoni". Peraltro l'assolo di sitar centrale è strutturalmente portante, dominando la scena e assolvendo sia la funzione ritmica che quella melodica. Con questo brano, e con gli altri suoi due portati a corredo dell'album, Harrison produce il suo sforzo più notevole dai tempi dell'inizio della band, a volersi presentare come convincente "terzo canale" creativo ed inizia a proporsi in misura più evidente del passato come alternativa a Lennon e McCartney.

HERE THERE & EVERYWHERE : non è un mistero che sia una creatura di McCartney e che essa rientri tra le sue "più sentite" emotivamente e come tale ne curò particolarmente produzione ed esecuzione (Paul esegue anche tutte le parti di chitarra acustica ed elettrica oltre alla consueta parte di basso ed oltre, naturalmente, alla voce guida, lasciando solo la batteria a Ringo, mentre Lennon e Harrison qui contribuiscono solo ai cori). Quasi del tutto unanimente riconosciuta "uno dei grandi capolavori di McCartney per i Beatles"(lui stesso la considera tra le sue 5 preferite e meglio riuscite in assoluto della storia della band), personalmente non l'ho mai ritenuta tale, perchè sempre pericolosamente e precariamente sospesa in bilico sul tema armonico, con il pericolo di cadere al di fuori dell'equilibrio che delimita la melodia verso lo sdolcinato forzato di maniera. Essa rappresenta anche un omaggio del suo autore verso Brian Wilson (Beach Boys) che al tempo McCartney aveva in altissima reputazione, infatti nell'andamento armonico e nell'accompagnamento musicale, oltre al modo di usare la voce, questo tratto appare evidente. La canzone piacque a molti personaggi illustri (tra questi, Lennon la definì "la miglior melodia dell'album [Revolver]". Anche George Martin la giudicò "una delle migliori canzoni di McCartney").


YELLOW SUBMARINE : una canzone "infantile" senza alcuna pretesa e senza molta ambizione, destinata paradossalmente a diventare une delle icone della band e una delle più ricordate (e cantate, specie in coro), creazione integrale di McCartney nel suo stato iniziale. Al testo finale contribuirono tutti i quattro Beatles, in uno dei loro soliti incontri privati, ragionando per associazione di idee. L'arrangiamento fu opera di G.Martin sotto linee indicative di Paul, con le testimonianze delle sessions per la canzone che citano di un Lennon "particolarmente euforico e divertito" nello spulciare tra gli archivi EMI tutti i suoni, gli effetti e gli armenicoli che potevano essere utili per il brano. Il fatto che in un album come REVOLVER -indicato dai più come uno dei più alti risultati raggiunti dal Rock- trovi posto anche una canzone simile testimonia in modo ulteriore della grandezza di quel disco. Se avessero deciso di inserirvi "RAIN" (dirottando la qui presente come B-side di PAPERBACK WRITER ammesso che fosse stato temporalmente consentito) REVOLVER avrebbe avuto un effetto finale ancora più poderoso e dirompente.


SHE SAID SHE SAID : la base ispiratrice di questa canzone per Lennon dovrebbe essere ormai nota senza bisogno di doverla ripetere (nel corso di un party privato in California a Beverly Hills, presenti i Beatles, i Byrds e Peter Fonda, quest'ultimo confidò a Lennon di una sua presunta esperienza da "post-morte" che Lennon al momento non prese affatto bene...). Perentorio e spigliato brano Rock, dalla armonia metrica non regolare, dominato dalle chitarre elettriche incisive come rasoi, anche per merito di Harrison che qui si produce in una superba performance per arricchire il brano dell'amico, alcune fonti dicono che George fu costretto a suonare anche la parte di basso in conseguenza di un forte litigio avvenuto nel corso della sua registrazione, quando un fortemente indispettito McCartney mandò tutti "a quel paese" ed uscì da Abbey Road lasciando momentaneamente la band in tre; su questo particolare tuttavia, non tutte le fonti sembrano concordare. Brano armonicamente non convenzionale -non tutto di continuo in 4/4ti cioè- in cui anche Ringo contribuisce con una prestazione formidabile, conferendo al brano un potente connotato più di quanto non avesse già potenzialmente. Per il sottoscritto, si tratta di uno dei brani più memorabili in assoluto di REVOLVER.

GOOD DAY SUNSHINE : un brano a firma McCartney, particolarmente pregevole nella sua struttura. Leonard Bernstein (non uno qualunque) la ricoprì di lodi. Strutturalmente e musicalmente la canzone conferisce all'ascoltatore tutta la solarità, la spontaneità e tutta la positività del proprio autore. Da notare che il brano è totalmente basato su Grand piano e batteria (e voce) escludendo totalmente le chitarre (sia acustiche che elettriche) il che potrebbe sembrare un paradosso per un album dichiaratamente ROCK, eppure nella sua immediatezza (e nell'effervescenza che la domina) questa canzone riesce a sopperire anche a queste. George Martin è qui non solo in veste di produttore ma anche come esecutore, producendosi in uno dei suoi famosi assoli al pianoforte per la band. Sebbene non la canzone che alla fine risalti di più nell'album, per spontaneità ed immediatezza penso sia quella che maggiormente incarni lo spirito dell'album. Di notevole pregio anche la sua coda finale in dissolvenza. Un altro dei "grandi brani" di Paul.


AND YOUR BIRD CAN SING : creatura di Lennon, costituita da un testo non certo dei migliori e più forbiti del proprio autore, caratterizzata comunque da un apertura strumentale brillante e sostenuta nel suo corso da un perentorio riff di elettriche dominanti (suonate in parallelo da Lennon e Harrison) che ne fanno, a mia memoria, uno dei brani dei Beatles in cui emergono maggiormente le chitarre elettriche, conferendo alla fine un sound proprio come piaceva a Lennon. Non una delle mie preferite dell'album, tuttavia si inserisce bene nel contesto. Anche se un brano dei Beatles -come mi sembra esserlo questo- poteva sembrare apparentemente "povero" e non particolarmente riuscito nella sua struttura armonica e strumentale, poteva contare su un dato di fatto sempre presente a sostenerla, come lo testimonia l'intera carriera della band : la prodigiosa voce di JOHN, una delle più carismatiche mai espresse nella storia del ROCK, particolarmente potente e tagliente come un rasoio allo stesso tempo. Sotto questo profilo, JOHN era quello decisamente più dotato dei quattro.


FOR NO ONE : altra creatura superba e pregevole di McCartney che anche qui esplora l'universo musicale senza l'uso di chitarre elettriche (Paul vi esegue il basso e tutte le parti di pianoforte raddoppiato, ed anche un clavicordo, lasciando solo Ringo e la sua batteria con se), il che non è necessariamente un guaio, visto che sia il testo che l'accompagnamento formano uno dei brani più belli e memorabili di tutto l'album.

"Comincia la tua giornata
Ti fa male la testa
Scopri che tutte le sue parole gentili esitano
Quando non ha più bisogno di te.

Si alza
Si trucca
Se la prende comoda e non sente di doversi affrettare
perchè non ha più bisogno di te.
"

Il testo denota appieno la nuova capacità raggiunta dal suo autore nel saper raccontare "una storia" con un distacco ed un controllo incredibilmente "freddi" come sensazione che apporta a chi ascolta -sembra comunque che anche questa come fonte d'ispirazione provenisse dalla sua tormentata storia d'amore del periodo insieme a Jane Asher che aveva un carattere forte almeno quanto quello di Paul. Il brano è memorabile anche per il celebre assolo di Alan Civil al corno francese, che fanno assumere un atmofera intimistica del tutto personale al brano. Altra perla di Paul da annotare.

DOCTOR ROBERT : una di quelle che si potrebbe definire nel gruppo dell' "ordinarietà" dell'album. Scritta da Lennon il cui testo trova chiaro riferimento nell'uso delle droghe. Non tragga in inganno il concetto di definirla "ordinaria" in quanto messa a paragone di brani monumentali come molti che fanno parte di REVOLVER, al tempo in cui fu pubblicata avrebbe costituito da eccellenza per altri, tanto per far comprendere a che livello standard si muovevano al tempo i Beatles rispetto alla concorrenza.



I WANT TO TELL YOU : canzone di Harrison decisamente più importante nel suo testo che non per l'andamento armonico a caratterizzarla, non particolarmente brillante ed originale in questo caso, a mio avviso. Nel messaggio che Harrison intende rivolgere, mi sembrano particolarmente significativi questi versi :

"Se sembra che mi comporti male, sono solo io;
non è la mia mente a confondere le cose"


Come a voler dire che più della "mente" c'è qualcosa di ancora più forte ed importante (il proprio "io", il proprio EGO; l'anima stessa quale parte più recondita delle persone?) a dirigire il pensiero e il comportamento che ne consegue...


GOT TO GET YOU INTO MY LIFE : formidabile e straordinaria escursione quasi fuori dagli ambiti noti alla band; se ci potessero essere dei dubbi sul fatto che McCartney avesse indugiato alla ricerca di armonie e strumentazioni fin troppo "classiche" finora tra le sue proposte nell'album, questa canzone riporta perentoriamente l'ascoltatore ad una dimensione nota, in cui il suo autore eccelleva decisamente (ma qualsiasi cosa facesse in quegli anni PAUL, c'era da essere sicuri che era destinato a trasformarsi in oro puro garantito). Sentori "Motown" con uno spruzzo di ispirazione Jazz (con tanto di sezione fiati a caratterizzarla nel suo andamento), il cui testo era un celato enigma rivolto ancora all'uso delle droghe illustrato con forbiti giochi di parole e "doppi sensi", un altra canzone particolarmente elogiata da Lennon, il quale prese parte costruttivamente alla realizzazione del brano nella veste finale nel corso delle sessions. Semplicemente MAGNIFICA, un altro "centro" di PAUL.

TOMORROW NEVER KNOW : finale decisamente con "i botti", la più sorprendente canzone che un ascoltatore potesse mai immaginare di ritrovarsi al cospetto in quell'Agosto 1966, dopo essersi acquistato e portato a casa un album di musica pop, come credeva di esserne convinto. Un brano epocale, oltre che un capolavoro di arte contemporanea che glissava il rock fino a spingersi nei meandri dell'avanguardia pura.

È ormai piuttosto nota la fonte di ispirazione da cui partì Lennon nella stesura dei versi ("The Psychedelic Experience: A Manual Based on the Tibetan Book of the Dead" scritto da Timothy Leary, nel quale l'autore teorizzava che "la morte dell'ego" -quale stato di superiore conoscenza- "poteva essere paragonata all'esperienza della fase immediatamente "post-mortem" nell'attesa di una nuova reincarnazione", libro sul quale appena mise gli occhi Lennon provocò in lui un "feroce interesse"...)

"Spegni la tua mente rilassati e abbandonati alla corrente
Non è morire, non è morire...
Metti da parte tutti i pensieri, arrenditi al vuoto
È risplendere, è risplendere...
Che tu possa capire il significato del profondo
È esistere, è esistere...
Che l'amore è tutto e l'amore è tutti
È sapere, è sapere...
Che l'ignoranza e l'odio possano piangere il morto
È credere, è credere...
Ma ascolta il colore dei tuoi sogni
Non è vivere, non è vivere...
O gioca il gioco dell'esistenza fino alla fine...
Del principio, del principio...
"

Se già il testo è un capolavoro, l'accompagnamento musicale è forse ancora di più pregevole. Deve essere stata particolarmente interessante la fase di passaggio dal solo testo -solo questo in fondo Lennon aveva in testa come idea iniziale di base - alla musica, per dare un abito a questo testo, processo in cui venne direttamente coinvolto anche George Martin. Ed è oltremodo encomiabile che una persona della sua generazione -più anziano dei ragazzi- sia riuscito ad immedesimarsi nella stessa lunghezza d'onda fino a plasmare e a produrre un pezzo di arte come quello che ne venne fuori. Di certo Martin andò incontro a problemi non piccoli nel cercare di interpretare cosa avesse in mente Lennon, che non era mai particolarmente chiaro nei confronti del suo produttore, circa quanto voleva ottenere (rimane celebre una sua richiesta, in cui lo si sente rivolgersi a Martin "...George, vorrei che questa suonasse come un arancia!...") Infatti è perlomeno buffa la gestazione musicale del brano, per cui Lennon voleva che il brano "suonasse come il coro unisono di 100 monaci tibetani..."; di rilevante da segnalare che in quanto primo brano registrato e finito per l'album in corso d'opera, TOMORROW NEVER KNOW fu il primo a beneficiare dell'ultima novità tecnica scoperta ad Abbey Road: l'ADT, "automatic double tracking", un dispositivo che consentiva di raddoppiare la voce senza bisogno di cantare una nuova parte vocale, un dettaglio di cui beneficeranno da questo molti brani futuri della band. Nella fase di stesura per l'accompagnamento ai versi, entrano poi in scena i TAPE LOOPS: suoni ricavati eliminando da una bobina di registrazione la testina di cancellazione, così da registrare (ciclicamente e all'infinito) sulla stessa porzione di nastro.

I tape loops di Tomorrow Never Knows sono essenzialmente 6 :

1) l'effetto gabbiano, in realtà un verso preregistrato di McCartney -che rideva o gridava- (0:07).
2) L'accordo orchestrale (0:19).
3) Una manipoloazione di mellotron su registro di flauto (0:22)
4) Altra manipoolazione di mellotron su registro di archi (0:38)
5) una scala ascendente di chitarra, violentemente manipolata (accelerata, saturata e montata a rovescio) da suonare come un sitar (0:56).
6) l'assolo di chitarra di Taxman, rovesciato e rallentato (1:10).

Il tutto montato ad arte (e sapienza) come solo George Martin sapeva e poteva fare, con il fiato sul collo di Lennon (e McCartney anch'egli particolmente sensibilizzato e coinvolto dall'idea di Lennon) a dirigere...

Ancora riprodotta oggi nel 2019, questo sembra un brano prodotto nel 2069(si, duemilasessantanove) e non nel 1966, tanto per dare l'idea di come quel team fosse mossa da sprazzi di totale genio creativo, decisamente "avanti" nei tempi...

Un brano fondamentale anche nell'evoluzione stilistica della band ed in particolare del suo autore: nella sua esperienza personale con l'uso di LSD, Lennon trasmetterà in futuro altre idee ed altri voli pindarici anche più spericolati di questo.

Decisamente elevata fu anche la valenza che "Tomorrow Never Knows" riscosse sul resto del mondo musicale. Improvvisamente, se non era ancora chiaro da prima -almeno da RUBBER SOUL- ed in maniera ancora più perentoria e dirompente, veniva qui sgretolato il muro del pop come mero genere di intrattenimento giovanile fino a confluire nell'area di sperimentazione pura avanguardistica, quello nelle sfere di John CAGE o di Stockhausen; sbalorditivo.


REVOLVER decretò un altro concetto base : che per un artista dalle ambizioni alte, come lo erano i Beatles, il 45g era diventato un oggetto banale e limitante le possibilità espressive.

Il Long playing 33g era decisamente e definitivamente più indicato, e come disse saggiamente un critico molto tempo fa, di fatto diventava per un artista di musica pop "come la tela e la tavolozza di colori per un pittore"...

Con REVOLVER e con l'autorevolezza con cui l'album si presenta al pubblico (nel 1966, non si dimentichi questo!), il pop eleva la propria connotazione fino quasi a potersi equiparare a genere di intranimento di Arte COLTA, come lo possono essere e ritenersi a tutti gli effetti la musica CLASSICA e il JAZZ.

NIENTE MALE, per una band di capelloni che fino a 2 anni prima era considerato "un fenomeno per ragazzine urlanti" e nulla di più.

Da REVOLVER, da quel 6 Agosto 1966 data in cui il disco raggiunse gli scaffali dei negozi, il pop e il Rock non saranno più gli stessi.

E gli anni a seguire lo proveranno totalmente.
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da twoofus » 02/05/2019, 16:54

Ottimo aorl!
Per me i veri capolavori sono Tomorrow never knows, Eleanor Rigby e il singolo coevo Rain.

Quanto al testo di I want to tell you, che peraltro è tra le mie preferite di george, aggiungerei una curiosità proprio circa l'estratto che hai preso tu in considerazione:

La versione di Revolver dice:
But if I seem to act unkind
It's only me, it's not my mind
That is confusing things
(Ma se sembra che mi sto comportando male
Sono solo io, non è la mia mente
che confonde le cose)


Nel 1991, quando George la eseguì dal vivo in Giappone (CD Live in Japan), cambiò il verso così:
Although I seem to act unkind
It isn't me, it's just my mind
That is confusing things.
cioè
Anche se può sembrare che mi comporti male,
non sono io, ma è la mia mente
a confondere le cose.


In pratica con l'età ha cambiato idea: rovesciando la frase ne ha invertito il significato!
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da aorlansky60 » 03/05/2019, 9:04

@ Twoofus

"Per me i veri capolavori sono Tomorrow never knows, Eleanor Rigby e il singolo coevo Rain."

Sei piuttosto severo e restrittivo nel tuo giudizio, [smile]
io di capolavori veri in quell'album ne vedo di più; ecco come fraziono personalmente REVOLVER :


Taxman (Harrison) = superlativa

Eleanor Rigby (Lennon-McCartney) = Capolavoro

I'm Only Sleeping (Lennon-McCartney) = Capolavoro

Love You To (Harrison) = superlativa

Here, There and Everywhere (Lennon-McCartney) = tra superlativa e ordinaria

Yellow Submarine (Lennon-McCartney) = ordinaria

She Said She Said (Lennon-McCartney) = Capolavoro

Good Day Sunshine (Lennon-McCartney) =superlativa

And Your Bird Can Sing (Lennon-McCartney) = superlativa

For No One (Lennon-McCartney) = Capolavoro

Doctor Robert (Lennon-McCartney) = ordinaria

I Want to Tell You (Harrison) = ordinaria

Got to Get You into My Life (Lennon-McCartney) = Capolavoro

Tomorrow Never Knows (Lennon-McCartney) - 2:57 = EPOCALE (più di un capolavoro)


da notare che "ordinaria" ha un significato del tutto particolare e da prendere come tale nello standard "Beatles" del tempo,

ma assume significato assai maggiore se considerata nello standard dei concorrenti del periodo... voglio dire che una canzone "ordinaria" dei Beatles avrebbe fatto invidia a chiunque dei loro concorrenti deltempo...

Ian McDonald (nel suo approfondito "BEATLES: Revolution in the head") afferma che "REVOLVER contiene tracce e impronte digitali assai più numerose di McCartney rispetto a quelle di Lennon" e in questo riesco ad assere "abbastanza" d'accordo con lui; pure con il colpo finale, unico e straordinario di "Tomorrow never know" messo a segno da Lennon (che ripeterà l'anno successivo con A DAY IN THE LIFE),

PAUL firma di fatto 6 songs dell'album, JOHN 5 songs, tra le quali, per quanto mi riguarda,

le 6 di PAUL sono : 3 capolavori, 1 superlativa, 1 tra superlativa e ordinaria, 1 ordinaria

le 5 di JOHN sono : 1 EPOCALE, 2 capolavori, 1 superlativa e 1 ordinaria

piuttosto uguali, ma giusto di pochissimo, prevale PAUL, secondo il mio parere.


Da notare sempre, come hai giustamente sottolineato, la forza e l'importanza di RAIN : se avessero deciso di pubblicarla nell'album -magari al posto di YELLOW SUBMARINE- LENNON avrebbe assunto ancora più spessore e con esso la forza dirompente di REVOLVER...

Un dettaglio che non ho ancora citato dell'album, credo a tutto merito del produttore, nella scelta della scaletta dei brani : notare la sequenza, in cui un brano "energico"(caratterizzato da riff di elettriche) tipico di JOHN non è mai seguito da uno simile, ma seguito da quelle di Paul, più calme e riflessive, e via così l'una dopo l'altra, tra le loro 11... anche la sequenza iniziale TAXMAN(robusto Rock) - ELEANOR RIGBY (quartetto d'archi) - I'M ONLY SLEEPING (altro Rock, seppure più compassato di quella d'apertura) è a dir poco eccellente nella sua scelta, a seguire LOVE YOU TO (energica) a sua volta seguita da HERE THERE & EVERYWHERE (dolce e soffusa) una sequenza del tutto indovinata, merito ed onore a George Martin.
Ultima modifica di aorlansky60 il 06/05/2019, 8:24, modificato 1 volta in totale.
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da twoofus » 03/05/2019, 9:55

Non sono restrittivo, solo che parlavo di capolavori assoluti.
L'intero Revolver per me resta uno degli album da portare sulla fatidica isola deserta.
Nello specifico, per i miei gusti, condivido quasi tutto, anzi, addirittura tre delle "tue ordinarie" per me sono più che superlative:
And your bird can sing, che con i suoi intrecci di chitarre e basso considero tra le cose migliori del disco, e anche Dr. Robert e I want to tell you le preferisco a Good Day Sunshine (troppo scontata) e anche a Got to get you into my life;
Invece, mentre For No One è tra le cose più belle di tutta la carriera di Paul, trovo che la iperlodata (da Paul) Here there and everywhere, pur avendo una melodia superlativa, sia stata rovinata dall'arrangiamento e dai cori (credo siano sovraincisioni sempre di Paul) esageratamente zuccherosi e melensi.
Quindi il contributo di John per me è almeno pari, se non superiore, a quello di Paul.
Quanto al contributo di George in quest'album lo trovo pari a quello fornito nel White Album e secondo solo a quello per Abbey Road.
Una parola buona per la vituperata Yellow Submarine, se presa per quello che è.
You and I have memories longer than the road that stretches out ahead.

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aorlansky60
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Re: THE BEATLES Revolver

Messaggio da aorlansky60 » 03/05/2019, 10:09

twoofus ha scritto:
03/05/2019, 9:55
Non sono restrittivo, solo che parlavo di capolavori assoluti.
L'intero Revolver per me resta uno degli album da portare sulla fatidica isola deserta.
Come non essere d'accordo ? [happy]
twoofus ha scritto:
03/05/2019, 9:55
Nello specifico, per i miei gusti, condivido quasi tutto, anzi, addirittura tre delle "tue ordinarie" per me sono più che superlative:

And your bird can sing, che con i suoi intrecci di chitarre e basso considero tra le cose migliori del disco,
si, forse l'ho sottovalutata oltre modo, credo tu abbia ragione nel particolare che hai esposto.

twoofus ha scritto:
03/05/2019, 9:55
e anche Dr. Robert e I want to tell you le preferisco a Good Day Sunshine (troppo scontata) e anche a Got to get you into my life;
qui è chiaramente una questione di gusti personali e soggettivi. [happy]

twoofus ha scritto:
03/05/2019, 9:55
Invece, mentre For No One è tra le cose più belle di tutta la carriera di Paul, trovo che la iperlodata (da Paul) Here there and everywhere, pur avendo una melodia superlativa, sia stata rovinata dall'arrangiamento e dai cori (credo siano sovraincisioni sempre di Paul) esageratamente zuccherosi e melensi.
D'accordo anche qui; intendevo distaccare leggermente la "zuccherosa" di Paul rispetto alle ordinarie, ma mi rendo conto che sono assolutamente d'accordo con il giudizio che ne dai; anche per me "quei cori" in sottofondo aggiungono ulteriore melassa ad un brano già fin troppo potenzialmente "dolce"; chissà cosa ne sarebbe venuto fuori con un arrangiamento più scarno, ma di questo non potremo mai sapere...
twoofus ha scritto:
03/05/2019, 9:55
Quindi il contributo di John per me è almeno pari, se non superiore, a quello di Paul.
Quanto al contributo di George in quest'album lo trovo pari a quello fornito nel White Album e secondo solo a quello per Abbey Road.
Si, d'accordo anche qui per quanto concerne George, REVOLVER è sempre stato indicato da tutti come l'album in cui si assiste ad un deciso miglioramento qualitativo di George come autore, le sue tre qui in rassegna mi sembrano davvero le cose migliori mai fatte da lui fino a quel momento, con il futuro a riservare molte altre sorprese [e conferme] positive da parte sua. [happy]
Ama tutti, credi a pochi, non far male a nessuno.

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