riflessione: Jazz e politica

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elio77
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riflessione: Jazz e politica

Messaggio da elio77 » 01/11/2015, 16:13

Ho sentito spesso alla radio,tv o letto che spesso il jazz è molto politico e spesso a tal proposito si fanno i nomi di Sheep,Coltrane ecd altri. Posso capire l'interesse ed anche l'attivismo politico di jazzisti ma essendo spesso senza testi il jazz indicato come "politico" o di contestazione senza testi in quanto sepsso hard bop o free jazz mi chiedo quale impatto reale sulla societa possa avere avuto. Capisco cantautori,rapper,anche bluesman ma comunque con testi,senza questi trovo che l'impatto reale,considearndo anche le rotture musicali con il passato,l'innovazione e tutto il resto sia molto difficile che un genere,volente o no non di massa,possa avere qualche influenza o anche lanciare qualche messaggio sociale. Voi che ne pensate?

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2Old2Rock2Young2Die
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Re: riflessione: Jazz e politica

Messaggio da 2Old2Rock2Young2Die » 02/11/2015, 11:36

Certo i testi sono importanti però nel jazz dei '60/'70 certi messaggi si veicolavano anche con soltanto con i titoli oppure scegliendo un certo repertorio, come le canzoni della guerra civile spagnola per il primo album della Liberation Music Orchestra del compianto Charlie Haden. Comunque l'impatto politico di certi dischi jazz come la Freedom Now suite di Max Roach fu enorme anche senza bisogno di Rappers.
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Maggie123
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Re: riflessione: Jazz e politica

Messaggio da Maggie123 » 24/03/2016, 11:47

Basta pensare allo ska, che era tutto strumentale eppure solo con il titolo veicolava un messaggio forte...


baldo48
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Re: riflessione: Jazz e politica

Messaggio da baldo48 » 25/03/2016, 7:44

Trovo molto interessante l' argomento e voglio contribuire con la mia opinione

Certamente,il musicista è una persona come tutti noi e con le proprie opinioni politiche personali,
però dovrebbe tenersele per se,e discuterne a casa sua e con i suoi amici

Gli esempi che avete fatto (Max Roach,Archie Shepp,anche Haden) valgono per il passato e per la situazione tragica negli USA per la comunità afro-americana di allora,e posso anche essere d'accordo,
ma sono veramente stanco di vedere tanti musicisti falliti e cantautori miserevoli che per vendere qualche CD in più sbattono in faccia alla gente la propria fede politica

Il grande artista,secondo me,non dovrebbe mai diventare il portabandiera di una idea politica o
di un partiito, e dovrebbe invece parlare a tutti con la propria musica o le proprie canzoni.

un saluto


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elio77
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Re: riflessione: Jazz e politica

Messaggio da elio77 » 25/03/2016, 11:33

CApisco i titoli ma probabilmente bisogna considerare com'era considerato il Jazz negli anni 60 negli stati uniti,probabilmente oggi non avrebbe più l'impatto di un tempo. Non sapevo dell'importanza dello ska ma il reggae,MArley in primis,è stato decisamente più d'impatto,e li i testi contavano....Sempre parlando di testi anche bellafonte utilizzando canzoni folk,da quelle irlandesi a quelle caraibiche ha dato il suo contributo,ma non si parla di jazz che probabilmente era efficace in quel determinato periodo,in italia poi basti pensare che oggi il jazz non è un gran che popolare. Pensate che qualche tempo fa parlando con mio nipote ed alcuni suoi amici di musica sono rimasto esterefatto quando parlando di musicisti jazz quali Parker,la holyday,armstrong ed altri nanche sapevano che fossero..... Per quanto riguarda l'impegno politico in generale non sono daccordo con Baldo: la situazione nella comunità afroamericana è sicuramente migliorata ma la discriminazione si è allaragata non più ad un'etnia ma ad un'intera classe sociale,e non solo negli stati uniti,basti pensare che la differenza economica e sociale,in particolarmodo in italia,si sta sempre accentuando e purtroppo mi sa che la lotta di classe è stata gia vinta dai capitalisti indi per cui motivi per esepimere un disappunto ce ne sono più che nell'america degli anni 60. poi come sempre succede per vendere la gente fa di tutto,c'è che sbandiera credi politici,chi religiosi,che politici in senso lato (sociali),che utulizza determinate sonorità sonorità perchè vanno di moda,chi fa sempre le solite canzoni mielose all'italiana perchè vendono sempre,che si da alla musica commerciale e basta...... poi c'è che crede in quello che fa e dunquel credo che generalizzare sia sempre sbagliato,bisognerebbe sempre prendere il musicista singolo e criticarlo preso singolarmente. Per fare alcuni esempi sento molti rapper italiani(io non sopporto il rap) che fanno testi pseudo politici fatti di stupide banalità e vendono per questo ma artisti del calibro di Jannacci e Conte,solo epr citarne alcuni hanno si fatto canzoni molto politiche ma la loro dote artistica,sia che piaciano o no,è indiscutibile ed in questo caso non credo che l'abbiano fatto per vendere qualche disco in più- Poi c'è da considerare sulle vendite se realmente infuiscono i messaggi politici... Se mi metto a cantare Bandiera rossa ed i comunisti comprano i miei dischi quelli di destra allora non li comprano,se cosi fosse converrebbe cantare faccetta nera oggi come oggi ed invece ci sono quelli di destra che ascoltano Guccini come i comunisti che ascoltano la zanicchi o i timoria. In questo caso dusque io parlerei sempre di buona musica o no,da concetti realemtne sentiti o no,artisti buoni o no e cosi via,mai generalizzare

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